|
|
|
| << | < | > | >> |Pagina 11 [ inizio libro ]In mattinata il generale si soffermò a lungo nella cantina del vigneto. Vi si era recato all'alba insieme al vignaiolo perché due botti del suo vino avevano cominciato a fermentare. Quando finì di imbottigliarlo e fece ritorno a casa, erano già le undici passate. Ai piedi delle colonne, sotto il portico lastricato di pietre umide ricoperte di muffa, lo attendeva il guardacaccia, che porse una lettera al padrone appena arrivato.«Cosa vuoi?» disse il generale, e si arrestò con aria seccata. Spinse indietro sulla fronte il cappello di paglia a tesa larga che gli ombreggiava il viso arrossato. Da anni ormai non apriva né leggeva lettere. La corrispondenza veniva aperta e selezionata da un impiegato nell'ufficio dell'intendente. «L'ha portata un messo» disse il guardacaccia, e rimase fenno sull'attenti. Il generale riconobbe la grafia, prese la lettera e se la ficcò in tasca. | << | < | > | >> |Pagina 32Non piangeva, era solo molto stanca perché non dormiva da sei giorni. Tornò nella stanza del malato, tirò fuori dalla sacca le provviste portate da casa e si mise a mangiare. Per sei giorni aveva lottato tenendo in vita il fanciullo con il calore del suo fiato. La contessa era rimasta in ginocchio davanti alla porta, piangendo e pregando. Erano restati tutti lì, la nonna francese, la servitù, un giovane prete dalle sopracciglia storte che entrava e usciva dal palazzo a tutte le ore del giorno. Le visite dei medici si diradarono. Il fanciullo partì per la Bretagna con Nini; la nonna francese, sconcertata e offesa, rimase a Parigi.. Naturalmente nessuno disse per quale motivo il fanciullo si fosse ammalato. Nessuno lo disse, però lo sapevano tutti. Aveva bisogno di affetto, e allorché quegli estranei si erano chinati su di lui, mentre quell'odore intollerabile lo investiva da tutte le parti, aveva deciso che era meglio morire. In Bretagna si udivano i rumori del vento e delle onde che irrompevano tra le vecchie pietre. Scogli rossastri affioravano dall'acqua. Nini, tranquilla, guardava sorridendo il mare e il cielo come se già li conoscesse. Ai quattro angoli del castello si ergevano dei tozzi torrioni di pietra grezza: in un passato ormai remoto, era di lassù che gli antenati della contessa avevano spiato l'arrivo di Surcouf, il pirata. Il fanciullo si abbronzava rapidamente e rideva spesso. Non sentiva più alcun timore, perché sapeva che loro due, lui e Nini, erano i più forti. Sedevano in riva al mare, e i lembi dell'abito blu scuro di Nini svolazzavano al vento. Tutto aveva sapore di sale, anche l'aria e i fiori. Ritirandosi al mattino, la marea lasciava dietro di sé ragni marini dalle zampe pelose, stelle di mare violacee e gelatinose e granchi dal ventre scarlatto, disseminati negli anfratti degli scogli rossastri lungo la riva. Nel cortile del castello c'era un fico pluricentenario, simile a un saggio orientale che ormai sappia raccontare solo storie estremamente semplici. Sotto il suo fitto fogliame si annidava una frescura dolce e profumata. Verso mezzogiorno, mentre il mare mormorava trasognato, il fanciullo sedeva lì in silenzio insieme alla balia.«Diventerò poeta» disse una volta, alzando lo sguardo con la testa piegata di lato. Il vento gli scompigliava i riccioli biondi, mentre contemplava il mare tra le palpebre socchiuse. La balia lo abbracciò, gli prese il capo e se lo strinse al petto. Disse: «No, tu diventerai un soldato». «Come il babbo?» disse il fanciullo scuotendo il capo. «Anche il babbo è un poeta, non lo sai? Pensa sempre ad altro». «E' vero» rispose la balia sospirando. «Non andare al sole, angelo mio. Ti verrà mal di testa». Rimasero a lungo così, seduti sotto il fico. Ascoltavano il mare: il suo mormorio aveva qualcosa di familiare. Era simile a quello delle foreste di casa loro. Il fanciullo e la balia pensavano che a questo mondo vi era qualcosa in comune fra tutte le cose. | << | < | > | >> |Pagina 34Di fatti come questi ci si ricorda soltanto più tardi. Trascorrono interi decenni, si passa per una camera buia in cui è morto qualcuno e a un tratto si ode il mormorio del mare, si riascoltano parole antiche. Come se quelle poche parole avessero dato espressione al significato della vita. Ma più tardi c'era sempre stata qualche altra cosa di cui parlare.In autunno, quando tornarono a casa dalla Bretagna, l'ufficiale della guardia aspettava la sua famiglia a Vienna. Il fanciullo venne iscritto al collegio militare. Gli diedero in dotazione uno spadino, dei pantaloni lunghi e un chepì. La domenica, con lo spadino allacciato intorno ai fianchi e la giubba blu scuro, gli allievi venivano condotti a passeggiare lungo il Graben. Sembravano bambini che giocassero ai soldati. Portavano guanti bianchi ed eseguivano con grazia il saluto militare. | << | < | > | >> |Pagina 56(...) E sapevano entrambi che la verità era semplicemente questa: che il figlio dell'ufficiale della guardia non poteva dare il suo denaro a Konrad ed era costretto a condurre quel tipo di vita che si addiceva al suo rango e al suo nome. Intanto, nell'appartamento di Hietzing, Konrad mangiava frittata cinque sere alla settimana e quando la lavandaia gli riportava il bucato contava personalmente i capi di biancheria. Ma |
|
Scheda con 21086 bytes di citazioni. Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore. | << | < | |