Copertina
Autore Humberto Maturana
CoautoreFrancisco Varela
Titolo L'albero della conoscenza
SottotitoloUn nuovo meccanismo per spiegare le radici biologiche della conoscenza umana
EdizioneGarzanti, Milano, 1992 [1987], gli elefanti saggi , pag. 213, dim. 120x190x16 mm , Isbn 88-11-67490-5
OriginaleEl árbol del conocimiento [1984]
TraduttoreGiulio Melone
LettoreRenato di Stefano, 1998
Classe biologia , epistemologia
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Indice


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Presentazione di Mauro Ceruti 5 Prefazione 29 1 - Conoscere la conoscenza 37 2 - L'organizzazione del vivente 50 3 - Storia: riproduzione ed eredità 67 4 - La vita degli organismi piuricellulari 79 5 - La deriva naturale degli esseri viventi 92 6 - Domini comportamentali 112 7 - Sistema nervoso e conoscenza 127 8 - I fenomeni sociali 156 9 - Domini linguistici e coscienza umana 176 10 - L'albero della conoscenza 192 Glossario 207 Note bibliografiche 211  

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Pagina 37

1 - Conoscere la conoscenza

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Pagina 38

Le sorprese dell'occhio

Niente di quello che stiamo per dire potrà essere compreso in modo veramente efficace se il lettore non si sentirà coinvolto personalmente, se non avrà un'esperienza diretta che vada oltre la semplice descrizione che se ne può fare.

Per questo, invece di parlare di come l'apparente solidità del nostro universo di esperienze diviene rapidamente sospetta quando la guardiamo da vicino, lo dimostreremo con due semplici osservazioni, entrambe nell'ambito della nostra esperienza visiva di tutti i giorni.

Prima osservazione: il lettore dovrà fissare lo sguardo sulla croce disegnata nella figura 2, coprendosi l'occhio sinistro e ponendo la pagina a una distanza di circa 40 centimetri. Ciò che osserverà è che il punto nero nella figura, di dimensioni non trascurabili, improvvisamente scompare! Fate l'esperimento ruotando un poco la pagina e aprendo l'altro occhio. E' anche interessante copiare il disegno su un altro foglio di carta e ingrandire gradatamente il punto nero fino a individuare qual è la dimensione massima in cui scompare. Poi ruotate la pagina in modo che il punto B si trovi nella posizione in cui era A, e ripetete l'osservazione. Che cosa è successo alla linea che attraversa il punto?

In realtà si può fare questa stessa osservazione senza alcun disegno, semplicemente sostituendo la croce e il punto con i pollici. Il dito appare decapitato (provate!).

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Pagina 43

Di fatto, queste esperienze (e le molte altre simili) contengono in modo condensato tutto il senso fondamentale di quello che vogliamo dire, perché ci mostrano in quale modo la nostra esperienza sia indissolubilmente legata alla nostra struttura. Non vediamo lo «spazio» del mondo ma viviamo il nostro campo visivo; non vediamo i «colori» del mondo ma viviamo il nostro spazio cromatico. Senza alcun dubbio, e come scopriremo nel corso di queste pagine, noi stiamo in un mondo. Ma quando esamineremo più da vicino in che modo arriviamo a conoscere questo mondo, ci scontreremo sempre con il fatto che non possiamo separare la storia delle nostre azioni (biologiche e sociali) da come ci appare questo mondo. Questa cosa è tanto ovvia e vicina da essere la più difficile da vedere.
Il grande scandalo

Nello zoo del Bronx, a New York, c'è un grande padiglione riservato ai primati. Si ha così la possibilità di vedere in buone condizioni scimpanzé, gorilla, gibboni e tante altre scimmie del Nuovo e Vecchio mondo. Tuttavia l'attenzione è attirata da una gabbia, separata dalle altre e circondata da grosse sbarre. Avvicinandosi si vede una scritta che dice: «Il primate più pericoloso del pianeta». Guardando fra le sbarre il visitatore vede con sorpresa riflesso il suo viso: la scritta spiega che l'uomo ha ucciso, sul pianeta, più specie di qualunque specie conosciuta. Da essere osservatori passiamo a essere osservati (da noi stessi). Ma cosa vediamo?

Il momento della riflessione davanti a uno specchio è sempre molto particolare, perché è il momento in cui possiamo prendere coscienza di ciò che, da soli, non è possibile vedere in nessun altro modo, come quando scopriamo il punto cieco che ci rende consci della nostra stessa struttura, e come quando eliminiamo la cecità che ne deriva riempiendo il vuoto. La riflessione è un procedimento per conoscere il modo in cui conosciamo, un atto per volgerci su noi stessi, l'unica opportunità che abbiamo per scoprire le nostre cecità e di riconoscere che le certezze e le conoscenze degli altri sono a loro volta poco chiare e tenui quanto le nostre.

Questa particolare situazione in cui si giunge a conoscere il modo in cui si conosce è tradizionalmente considerata elusiva dalla nostra cultura occidentale imperniata sull'azione e non sulla riflessione; ne risulta che la nostra vita personale è, in generale, cieca nei confronti di se stessa. Sembra che da qualche parte ci sia un tabù: «Proibito conoscere la conoscenza». Però è davvero scandaloso non sapere come si costruisce il nostro universo di esperienze, che è il più vicino alla nostra esistenza. Ci sono molte cose scandalose al mondo, ma questa ignoranza è una delle peggiori.

Forse una delle ragioni per cui si tende a evitare di toccare le basi della nostra conoscenza è che questo fatto ci darebbe una sensazione un po' sconcertante a causa della circolarità che deriva dall'utilizzazione di uno strumento di analisi per analizzare lo stesso strumento di analisi: è come se pretendessimo che un occhio vedesse se stesso. Nella figura 4, che è un'incisione dell'artista olandese M.C. Escher, questo sconcerto è rappresentato molto chiaramente, con le due mani che si disegnano a vicenda in modo tale che non si sa mai dov'è l'inizio di tutto il processo, né qual è la mano «vera».

Allo stesso modo, anche se abbiamo visto che i processi implicati nelle nostre attività, nella nostra costituzione, nei nostri meccanismi di esseri viventi, sono l'essenza stessa della nostra conoscenza, ci proponiamo di indagare il modo in cui conosciamo, attraverso l'osservazione di questi fenomeni, per mezzo di questi processi. Non abbiamo infatti alcuna alternativa, perché non

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