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| << | < | > | >> |Pagina 3 [ inizio libro ]Il sole del tardo pomeriggio allungò le loro ombre sul cladio e sul falasco bruciato quando spuntarono in cima al dirupo e avanzarono lentamente in fila indiana, molto in alto rispetto al fiume ma in qualche modo altrettanto inesorabili. Si fermarono un momento per ricomporre il gruppo e poi proseguirono, una fila di silhouette scure contro il sole, quindi scesero dalla cresta del colle immergendosi in una piega di ombra azzurra dove la luce sfiorava le teste donando loro un'ingannevole santità. Procedettero fino a vedere il sole scomparire del tutto e trovarsi avvolti nell'ombra assoluta che bene si addiceva a uomini come loro. Quando arrivarono al fiume il buio era totale, e si accamparono, e accesero un piccolo fuoco al di là del quale le loro sagome si muovevano in una nera danza senza nome. Cucinavano quel che avevano dentro i rozzi recipienti di cui disponevano e si misero a dormire, coricandosi sul fango pressato, vestiti dalla testa ai piedi, le bocche spalancate sotto le stelle. Alla prima luce, quello con la barba si tirò su e svegliò con un calcio gli altri due, e sempre senza scambiarsi una parola riaccesero il fuoco e si accucciarono avvicinando i tegami ammaccati, e di nuovo mangiarono in silenzio usando i coltelli che portavano alla cintola, finché l'uomo con la barba si alzò, allargò le gambe davanti al fuoco avvolgendo gli altri due in un pennacchio di fumo bianco e puzzolente dal quale uscirono di colpo lottando, muti; e ugualmente di colpo si placarono, raccolsero i loro quattro stracci e tipartirono verso ovest seguendo il fiume.| << | < | > | >> |Pagina 106Bene, disse Holme, vi ringrazio per l'acqua e tutto il resto..Su, su, venite fuori a sedervi un po' sul portico. Non avete riposato per niente. Be', solo un minuto, allora. Uscirono sul portico, e il vecchio prese la sua sedia a dondolo e indicò una sedia semplice a Holme. Holme sedette e incrociò le mani in grembo, e il vecchio cominciò a dondolare vigorosarmente, e una delle gambe della sedia era malferma ed entrava e usciva dalla sua sede con un monotono rumore di risucchio. Sapete, la gente pensa che i serpenti portano sfortuna, disse, eppure dev'esserci del buono in loro, visto che ci sono quei guaritori ambulanti che li usano da sempre come medicina. A meno che uno non dica che quel tipo di guarigioni sono opera del diavolo. Ma il diavolo non guarisce la gente, no? Su questo neanche un prete saprebbe rispondere. Perché neanche un prete può dire che non ti guariscono. Ho sentito che anche loro si infilano nelle paludi per curarsi qualche malanno, quando non c'è altro rimedio e sono messi male. E voi? Mi pare di sí, rispose Holme. Ma certo, disse il vecchio. Perciò anche un serpente non è cattivo del tutto. Sono stati messi al mondo per qualche scopo. Io credo che c'è uno scopo in ogni cosa. Voi non siete di questa idea ? Il vecchio si era chinato in avanti sulla sedia a dondolo e scrutava Holme con uno sguardo intenso, mentre con il pollice e l'indice stanava le piccole forme di vita che avevano trovato alloggio nella sua barba. Non saprei, disse Holme. Non ho studiato granché la questione. No. Bene. Neanch'io, ma la mia idea è questa. Piú studio una cosa e meno ci capisco. Studia molto e studierai sbagliato. E' quello che mi disse una volta un bravo tiratore che mi aveva vinto mezzo bue in una gara di tiro. Io conosco cose che non ho mai studiato. Conosco perfino cose a cui non ho mai pensato. Holme fece un vago cenno di assenso con il capo. Devo rimettermi in cammino, disse. Fermatevi ancora un po', lo invitò il vecchio. Non è il caso di avere tanta fretta. Be', è meglio che mi rimetta in cammino. State qua, invece, insistette il vecchio. Vi insegnerò a dare la caccia ai serpenti. Mi avete l'aria di un giovanotto che non ne avrebbe paura. Può darsi, disse Holme. Ma devo proprio rimettermi in viaggio. Avete dei parenti, laggiú in pianura? No. Non siete sposato, no? No. Allora potreste benissimo fermarvi. Il cacciatore di visoni inginocchiamo in preghiera si materializzò davanti a Holme, emergendo dal bagliore del sole come un tremulo penitente che bolliva nella calura, laggiú, un'immagine barbagliante alle spalle della quale il profilo della foresta si stagliava ugualmente incurvato e deforme. Sbattè gli occhi e si alzò dalla sedia. Grazie davvero, disse, ma ho delle faccende da sbrigare. Di che si tratta? Holme si stava stiracchiando con le mani affondate in tasca, dondolandosi un poco sui talloni. Si fermò. Come? chiese. Dicevo cosa sono queste faccende, se posso ficcare il naso nei vostri affari. Holme lo guardò. Poi disse: Sto cercando una donna. Il vecchio annuí. Non posso dire di biasimarvi per questo. Se vivrò tanto da vedere il cinque di ottobre avrò sessantatre anni, e... No, lo fermò Holme. E' mia sorella. Volevo dire che sto cercando mia sorella. Il vecchio sollevò la testa. E dove l'avete perduta? E' scappata. Ha diciannove anni e i capelli color stoppa. Alta piú o meno cosi. Porta sempre un vestito azzurro. Rinthy. Si chiama Rinthy. E come mai è scappata?
Non lo so. A volte non ha molto buon senso. Si è
alzata e se n'è andata, ecco. Immagino che non avrete visto
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