Copertina
Autore Cormac McCarthy
Titolo Città della pianura
EdizioneEinaudi, Torino, 1999, Supercoralli
OriginaleCities of the Plain [1998]
TraduttoreRaul Montanari
LettoreRenato di Stefano, 1999
Classe narrativa statunitense
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Pagina 3 [ inizio libro ]

Si fermarono sulla soglia, pestarono gli stivali a terra per scrollare via la pioggia, sventolarono il cappello e si asciugarono l'acqua dalla faccia. Fuori, nella strada, la pioggia sferzava l'acqua stagnante facendo ondeggiare e ribollire il verde e il rosso sgargianti delle luci al neon, e le gocce pesanti danzavano sui tetti d'acciaio delle automobili parcheggiate lungo il bordo del marciapiede.

Sono mezzo annegato, maledizione, disse Billy. Scosse il capello gocciolante. Dov'è il cowboy tutto americano?

E' già entrato.

Andiamo. Si sarà tenuto per sé le piú belle in carne, di sicuro.

Nei loro trasandati déshabillé, le puttane alzarono la testa per guardarli dai divani altrettanto malconci su cui stavano sedute. Il locale era quasi pieno. Pestarono di nuovo gli stivali sul pavimento e si diressero al bancone, dove si fermarono, spinsero i cappelli sulla nuca e appoggiarono i piedi alla sbarra che correva sopra il canale di scarico in mattoni, mentre il barman versava il whisky. Sotto le luci rosso sangue del bar, immersi in una nube di fumo sospesa a mezz'aria, sollevarono i bicchieri e accennarono con il capo, come per salutare un quarto compagno ormai perduto, poi buttarono giú il liquore, riappoggiarono sul banco i bicchieri vuoti e si sfregarono la bocca con il dorso della mano. Troy accennò con il mento in direzione del barman e fece un gesto circolare con il dito indicando i bicchieri vuoti. Il barman annuì.

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Pagina 24

Be', sulla strada c'erano tutti quei conigli coda bianca. Si piazzavano lí e restavano paralizzati davanti ai fari. Blap. Blap. Lanciai uno sguardo a Gene e dissi: Cosa facciamo con questi conigli? Lui mi guardò di rimando e disse: Conigli? Voglio dire, se cercavi qualcuno a cui gliene fregasse qualcosa, be', posso assicurarti che quello di sicuro non era Gene. Per quanto lo riguardava, l'acqua poteva diventare benzina.

Facemmo una sosta a una stazione di servizio a Dimmitt Texas, piú o meno all'alba. Fermammo l'auto nella zona dei distributori, spegnemmo il motore e ce ne restammo seduti ad aspettare, mentre dall'altra parte della pompa c'era un'altra macchina, e il tizio che lavorava lí stava facendole il pieno e puliva il parabrezza. Nella macchina era seduta una donna. Quello che stava al volante era entrato a farsi una pisciata o chissà che altro. Insomma, noi eravamo proprio di fronte a quest'altra macchina e io avevo appoggiato la testa al sedile e me ne stavo lí beato ad aspettare il benzinaio, e non facevo nemmeno caso a questa donna, anche se da li potevo vederla. Stavo seduto tranquillo, forse mi guardavo un po' intorno. Be', a un certo punto lei si raddrizzò sul sedile e cominciò a urlare come se la stessero ammazzando. Ma dico proprio a urlare. Io saltai su, non capivo cosa stava succedendo. La donna guardava verso di noi, e io pensai che Gene avesse combinato qualcosa. Magari l'aveva tirato fuori, qualcosa del genere. Non sapevi mai cosa gli passava per la testa. Guardai Gene, ma lui ne sapeva quanto me di cosa cazzo stava succedendo. Be', ecco che il tizio viene fuori dal gabinetto degli uomini, e, voglio dire, era pure grande e grosso, quel figlio di puttana. Io smontai e feci il giro della macchina. Mi sembrava di essere lì lí per impazzire. La Oldsmobile aveva una grossa griglia ovale per proteggere il radiatore, davanti al muso, una specie di gigantesca schiumaiola, e quando arrivai davanti all'auto vidi che era piena e strapiena di teste di conigli. Voglio dire, ce ne saranno state un centinaio tutte ammassate insieme e incollate alla griglia, e il muso dell'auto e il paraurti e tutto il resto erano coperti di sangue e budella di conigli, e quei conigli, penso io, probabilmente al momento dell'impatto avevano voltato la testa, qualcosa del genere, perché guardavano tutti in avanti, e gli occhi facevano paura. I denti storti. Sogghignavano. Non riesco a darti un'idea dello spettacolo. Dio mi fulmini se per poco non mi mettevo a urlare anch'io. Avevo notato che l'auto si stava surriscaldando, ma pensavo che fosse semplicemente per via della velocità a cui andavamo. Il bestione voleva menarci, per quella faccenda. Io dissi: Maledizione, amico. Sono conigli. Hai capito? All'inferno. Gene scese dall'auto e cominciò a sbraitare, e io gli dissi di rimettere in macchina il suo dannato culo e chiudere il becco. Il tizio andò dalla donna e le disse di tacere e smetterla di frignare, e insomma vidi che lui ce l'aveva con noi e non c'era niente da fare. Allora pensai di andare a suonargliele, a quel grosso figlio di puttana, e farla finita.

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Pagina 61

Guardava i pipistrelli. Poi guardò Oren.

Forse quello che penso è che un cavallo piú che altro si preoccupa di quello che non conosce. A lui piace poterti vedere. A parte questo, gli piace poter sentire la tua voce. Magari pensa che finché parli non fai altre cose che lui non conosce.

Tu credi che i cavalli pensino?

Ma certo. Voi no?

Si, anch'io. Eppure c'è gente che sostiene di no.

Be'. Questa gente potrebbe sbagliarsi.

Credi di poter dire cosa sta pensando un cavallo?

Credo di poter dire cos'ha in mente di fare.

[...]

 


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Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore.

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