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| << | < | > | >> |Pagina 11 [ inizio libro ]| << | < | > | >> |Pagina 38Quando incontrammo gli Zingari, eravamo troppo arretrati per avere qualcosa di interessante da dare agli Alieni dell'Agorà. Per fortuna avevamo la musica. E le tecniche agricole. Non che non ci sia musica aliena, anzi, per le specie che comunicano con onde sonore (e sono quasi la metà del totale) ogni pianeta ha la sua; ma sono così legate alle rispettive biologie o ad altre particolarità locali che per altre razze sono quasi sempre incomprensibili. Per fortuna dell'umanità, la nostra musica sembra "trascendere i limiti della specie" (frase tipica dei Neoumanisti, lo so): comunque, di fatto, è piaciuta a moltissime razze che hanno apparati auditivi (anche se possono non avere orecchie vere e proprie). Tutta. Anzi stanno appena cominciando a scoprirla, anche perché ormai ce la facciamo pagare cara: nel caso non lo sapeste, nessun musicista terrestre può vendere musica o strumenti o dare lezioni fuori del pianeta. E' un monopolio del governo planetario e pochi fra i musicisti che vivono sulla Terra si rendono conto di quanto sia giusto: la musica terrestre è la prima fonte di redditi interstellari per la Terra, senza la quale staremmo messi molto male, visto che siamo appena all'inizio della comprensione delle tecnologie e teorie scientifiche aliene e quindi ci tocca ancora pagare in contanti tutto ciò che non abbiamo ancora imparato a costruire.La seconda merce molto ambita nello spazio sono le nostre tecniche agricole e i loro risultati terrestri. Siamo ottimi contadini, paragonati alla media delle altre civiltà, e abbiamo abbastanza fantasia da adattare le nostre tecniche a ecosistemi e piante diverse da quelle terrestri. Il migliore adattamento che abbiamo tentato e realizzato è quello dell'aglio. L'Agorà è letteralmente impazzita per l'aglio terrestre. Ne abbiamo elaborato oltre tremila tipi fra mutazioni, adattamenti e sottospecie, e ogni volta che qualcuno assaggia sapore d'aglio nell'Agorà paga un'insignificante royalty alla Terra. Tutte le royalty messe insieme però sono una somma enorme e secondo le regole dell'Agorà abbiamo un copyright di circa duecento anni. E non sanno ancora nulla delle cipolle! | << | < | > | >> |Pagina 48Cucinare è un'arte. Non è una disciplina o un lavoro e nemmeno una necessità. E' un'arte. E come tutte le arti, può essere più o meno difficile, dipende dal talento che si ha. Esiste perfino una certa predisposizione fisica: se non si ha un palato veramente sensibile, con papille gustative molto efficienti, difficilmente si raggiungeranno le grandi vette della cucina, soprattutto dell'inventiva in cucina. Occorre esserci portati, e si deve scegliere di seguire l'arte da giovani, ché il tutto richiede tempo, per potersi educare, per imparare le mille cose che un vero cuoco deve sapere, oltre alle ricette, che in sé e per sé non sono che cristallizzazioni di un qualcosa che è ben altro: il piatto finito, portato in tavola alla "sua" temperatura, per essere fonte di uno dei piaceri più raffinati e ambigui dell'umanità. E non solo dell'umanità, avevo scoperto.
"Nella cucina si dispiega tutta la creatività di un
individuo o di una società. E come tutte le arti, anche la
cucina si dibatte fra i due corni del dilemma: metodo o
improvvisazione, regole o ricerca di novità, tradizione o
invenzione? Ma, forse più di altre arti, questa ha a che
vedere con l'intima essenza dell'Uomo. Perché se è vero
che non di solo pane vive l'uomo, è vero anche il contrario:
di solo spirito si diventa, appunto, spiriti. E dopo aver
ben mangiato e ben bevuto, sono molte le cose alte e nobili
che vengono meglio. E non esiste tecnologia o progresso che
possa contrastare questa verità: è così da millenni, e su
ogni pianeta raggiunto dalla razza umana. Anzi: i mille cibi
nuovi, le nuove arti culinarie sviluppate dall'Umanità Extra
Solare, e i contributi delle cucine aliene, dimostrano che
le regole fisse e sicure da seguire sono talmente tante, da
non avere più alcun senso. Occorre distinguere caso per
caso, situazione da situazione. Non a caso la maggior parte
dell'Umanità, ovunque essa sia, mangia cibi cucinati da
robot, comandati da elaboratori quasi senzienti che possono
scegliere non fra mille ricette, ma fra le infinite
variazioni di quelle ricette e degli ingredienti. A volte è
inevitabile, a volte è doveroso. Ma a volte, come in tutte
le vere arti, è meglio seguire l'intuito. Che è solo
razionalità compressa e infinitamente più veloce."
(Tratto da: Metodo e intuito in Cucina nell'Agorà Umana)
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