Copertina
Autore Steve Olson
Titolo Mappe della storia dell'uomo
SottotitoloIl passato che è nei nostri geni
EdizioneEinaudi, Torino, 2003, Saggi 855 , pag. 294, cop.fle., dim. 156x215x19 mm , Isbn 88-06-16678-6
OriginaleMapping Human History. Discovering the Past Through Our Genes [2002]
TraduttoreAllegra Panini, Giorgio P. Panini
LettoreCorrado Leonardo, 2004
Classe biologia , evoluzione
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Indice

 XI Introduzione. La varietà umana

    Mappe della storia dell'uomo


    Parte prima   Africa

  5 I.   La fine dell'evoluzione.
         Origini africane dell'uomo anatomicamente moderno
 28 II.  Individui e gruppi.
         Le differenze tra gli uomini moderni
 54 III. L'uscita dall'Africa e l'uniformità genetica degli
         uomini moderni

    Parte seconda   Il Vicino e il Medio Oriente

 75 IV.  L'incontro con gli altri. Gli uomini anatomicamente
         moderni e i neandertaliani del Vicino Oriente
 96 V.   Agricoltura, civiltà e nascita delle etnie
115 VI.  Il popolo di Dio. Una storia genetica degli ebrei

    Parte terza   Asia e Australia

133 VII. La grande migrazione. Verso l'Asia e oltre
150 VIII.Una fonte comune. Geni e lingue
159      Africa
161      Medio Oriente
161      Asia e Australia
164      Europa
164      Le Americhe

    Parte quarta   L'Europa

173 IX.  Chi sono gli europei?
195 X.   L'immigrazione e il futuro dell'Europa

    Parte quinta   Le Americhe

217 XI.  La colonizzazione delle Americhe
236 XII. Il fardello della conoscenza. I nativi americani e
         l'HGDP, il progetto Diversità del Genoma Umano

    Parte sesta   Il Mondo

255 XIII.La fine della razza e la fine della corsa.
         Le Hawaii e il miscuglio delle popolazioni

275 Ringraziamenti
277 Indice analitico
 

 

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Pagina IX

Introduzione

La varietà umana


Chiunque cammini lungo un marciapiede di una grande città non può fare a meno di essere colpito dall'incredibile varietà degli esseri umani: individui alti e bassi, grassi e magri, capelloni o calvi. La pelle di alcuni ha il colore della crema alla panna, quella di altri il colore del cioccolato al latte. La forma dei volti umani, il colore dei capelli e degli occhi, il taglio degli occhi stessi, la forma dei nasi, delle labbra sono meravigliosi proprio per la loro unicità. In parte siamo abituati a queste differenze perché le usiamo per identificare la gente che conosciamo. Ma la nostra diversità non è illusoria. Gli esseri umani sono infatti membri di una delle specie presenti sulla Terra che presenta la piu alta variabilità.

La gente tende a basarsi sulla diversità dell'aspetto per trarre conclusioni sulla genealogia degli altri. Nelle Americhe e in Europa, se avete pelle scura, la gente pensa che abbiate antenati africani, anche se persone con la pelle scura possono provenire dall'India, dall'Australia e da alcune aree dell'Asia sudorientale. Gli individui che hanno una piega cutanea arcuata al di sopra degli occhi, detta epicanto, vengono considerati di ceppo asiatico, anche se non tutti gli asiatici presentano questa caratteristica, che invece esiste in individui non asiatici giunti nelle Americhe dall'Africa meridionale. Un naso prominente, occhi profondi, pelle chiara identificano una persona come discendente da antenati europei, anche se genti con le stesse caratteristiche, pur con una pelle leggermente piú scura, per millenni hanno abitato l'India, la Polinesia, il Giappone settentrionale e le due Americhe.

La nostra propensione a suddividere la gente in categorie ha dato, nel corso della storia, un notevole contributo alla sofferenza degli uomini. Interi gruppi sono stati trucidati o fatti schiavi a causa del colore della pelle o al taglio degli occhi. Anche oggi quasi tutte le guerre che si hanno nel mondo si svolgono non tra nazioni ma tra gruppi separati da differenze spesso interpretate in termini biologici.

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Pagina XIII

Questo libro tratta di storia, ma di una storia la cui presenza nella nostra vita di tutti i giorni è molto tangibile. Non pochi di noi pensano a se stessi come spagnoli o svedesi, come bianchi o neri, come nigeriani o norvegesi, o come una qualche combinazione di varie categorie di appartenenza. Per alcune persone queste «etichette» hanno ben poca importanza, mentre per altre esse costituiscono l'unico aspetto veramente importante nel definire la propria identità. Tuttavia, qualunque sia l'importanza che i singoli individui attribuiscono a tali etichette, non si può negare che esse continuino ad avere una grande forza nelle società moderne. Molta gente continua infatti a pensare che tra i gruppi umani esistano fondamentali differenze biologiche. Queste persone credono che evidenti diversità nel colore della pelle, nei tratti del volto o nella conformazione del corpo corrispondano a ben piú piú importanti differenze di carattere, temperamento o intelligenza. Anche quando due gruppi sono fisicamente indistinguibili, la gente tende a chiamare in causa le caratteristiche genetiche come fonte di differenze tra i gruppi stessi, che si vogliono comunque rilevare. Costoro sostengono che caratteristiche come l'aggressività, o la religiosità, o l'inventività di un certo gruppo non possano essere apprese e debbano per forza dipendere da qualcosa che sta nei geni.

Le ricerche di genetica stanno dimostrando che le cose non vanno affatto cosí. I gruppi umani sono troppo strettamente correlati per essere davvero diversi tra loro: le differenze sono soltanto superficiali. Le indagini genetiche sul nostro passato ci stanno rivelando che le differenze culturali tra i gruppi non possono avere origini biologiche: tali differenze devono per contro essere il risultato delle esperienze che sono proprie di ogni singolo individuo.

[...]

La storia contenuta nel nostro DNA è ricca, complessa e variamente stratificata. In questo libro mi occuperò di cinque ampie aree del mondo (l'Africa, il Vicino e Medio Oriente, l'Asia e l'Australia, l'Europa e le Americhe), dedicando una capitolo finale alle Hawaii. Ho intenzione di delineare, in ognuna delle sezioni, la storia degli uomini anatomicamente moderni che si è svolta in quella specifica parte del pianeta Terra, dal momento della loro comparsa fino a oggi. Talvolta la storia seguirà direzioni inaspettate: ci occuperemo ad esempio delle origini e della diversificazione delle lingue o delle esperienze di particolari gruppi umani, come gli ebrei o i cinesi han. Il mio centro d'interesse rimarrà sempre lo stesso: indagare su quanto la nostra storia genetica ci dica di noi stessi, del nostro passato e del futuro che ci aspetta come specie.

[...]

Molte delle applicazioni mediche della genetica appartengono ancora al futuro: abbiamo dunque tempo per pensare ai dilemmi che dovremo affrontare. I dati necessari per ricostruire la storia genetica dell'umanità sono però disponibili già oggi; dobbiamo soltanto riuscire a capire che cosa significano. Se la frequenza di un particolare marcatore genetico è alta in un dato gruppo e bassa in un altro, i due gruppi sono fondamentalmente diversi? In quale misura è possibile definire in termini genetici gli asiatici, gli spagnoli, i polinesiani, i nativi americani o qualsiasi altro gruppo umano? Si possono utilizzare i dati forniti dalla genetica per assegnare a un dato gruppo un certo numero di individui?

Non dobbiamo spaventarci di fronte a queste domande. Al contrario, se usiamo le dovute precauzioni, l'informazione genetica può avere un notevole effetto liberatorio. In passato non abbiamo mai veramente capito perché i vari gruppi di persone avevano aspetti cosí diversi e caratteristici. I bigotti potevano perciò leggere in queste differenze fisiche tutto ciò che volevano. Le ricerche genetiche stanno per decretare la fine della nostra lunga disavventura con il concetto di razza: oggi sappiamo che i gruppi si sovrappongono geneticamente in misura tale che l'umanità non può essere suddivisa in categorie chiaramente definite. E sappiamo anche come i comportamenti umani siano tremendamente malleabili se sottoposti all'influenza dei diversi ambienti sociali. La storia scritta nel nostro DNA è una storia di grandi speranze, non di pericoli.

Inoltre è una delle migliori storie che vi possa capitare di ascoltare. È piena di avventure, conflitti, trionfi e sesso: un sacco di sesso. Spazia dalle giungle ai deserti, alle pianure gelate, attraversando le generazioni e i millenni. È la storia di tutti noi, dall'umile origine nelle savane africane a una posizione di dominio senza precedenti sul nostro futuro.

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Pagina 5

Capitolo primo

La fine dell'evoluzione.

Origini africane dell'uomo anatomicamente moderno


[...]

Nel corso della loro storia di contatti con gli altri, i boscimani sono stati oggetto di un accanito razzismo. Gli altri africani li hanno spesso trattati come vagabondi e ladri (uno dei significati del termine «san» è «inaffidabile»); molti agricoltori europei, d'altro canto, hanno semplicemente deciso che i boscimani non erano esseri umani. Un rapporto della fine del XIX secolo elenca gli animali uccisi nell'Africa sudoccidentale tedesca da coloni e poliziotti nell'anno appena trascorso: in cima alla lista, alla voce «mammiferi», risulta «donne boscimani: 400».

Negare l'umanità di un altro popolo è sempre stato un modo per giustificarne l'oppressione e lo sterminio, e la scienza ha una lunga e triste storia di contributi a simili atrocità. Ancora nel XX secolo alcuni antropologi sostenevano che africani, asiatici ed europei si sono evoluti da diversi tipi di primati. Si giungeva cosí inevitabilmente a stabilire che questi gruppi appartengono a specie differenti, una delle quali aveva raggiunto un grado di evoluzione piú elevato rispetto alle altre.

Un'idea simile è sempre stata minata da un problema ovvio: due animali che appartengono a specie diverse sono raramente interfecondi. Per quanto gli esseri umani possano incontrare limitazioni di qualunque tipo, l'incapacità di incrociarsi non è però compresa tra queste.

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Pagina 14

Questa cronologia sembra lasciare intendere l'esistenza di una linea evolutiva quasi diretta che porta dagli australopitechi ai primi Homo e all'uomo anatomicamente moderno. Una simile via è, ad esempio, rappresentata dalla sfilata di antenati illustrata in tantissimi libri e articoli sull'evoluzione umana. Un uomo di oggi, quasi sempre maschio, guida la sfilata marciando con sicurezza verso il margine della pagina, seguono poi, nell'ordine, un «qualcosa» che assomiglia a un cavernicolo, quindi una scimmia antropomorfa bipede e, alla fine, uno scimpanzé vagamente ridicolo, che arranca strascicando le zampe. La serie di immagini sembra suggerire che noi siamo il risultato finale di un processo preordinato, l'inevitabile traguardo dell'evoluzione: si rinforza cosí la nostra convinzione di costituire l'apice di una grande piramide della vita, con tutti gli altri organismi viventi ed estinti schierati sotto di noi.

Ma una simile immagine dell'evoluzione umana è sbagliata o, almeno, cosí incompleta da risultare davvero ingannevole. L'evoluzione dell'uomo non è stato un duro lavoro diretto dal basso all'alto, ma un intrico di vicoli ciechi, deviazioni inaspettate e improvvisi cambiamenti di direzione. Molti dei fossili che noi pensiamo appartengano ai nostri antenati costituiscono probabilmente esperimenti evolutivi falliti, linee evolutive di ominidi diversi che non sono sopravvissuti. In conclusione noi rappresentiamo il prodotto di un'inesorabile operazione di «spulatura», una selezione ottenuta per mezzo di estinzioni.

Oggi sulla Terra vive una sola specie umana, ma per buona parte della storia di Homo e di Australopithecus sono esistite sul pianeta varie specie anatomicamente distinte di ominidi, spesso nella stessa area.

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Pagina 47

Tenendo dunque conto della nostra intricata storia genetica, che cosa significa appartenere a un particolare gruppo umano?

Innanzi tutto la maggior parte dei gruppi a cui sosteniamo di appartenere non ha nulla a che fare con la biologia. Possiamo essere giocatori di bowling, agricoltori, veterani, autisti di autobus,

[...]

 


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