Copertina
Autore Frederik Pohl
CoautoreLucius Shepard
Titolo Metà P - Metà S
SottotitoloMortale tra gli immortali. Kalimantan
EdizioneMondadori, Milano, 1992, Urania 1190
OriginaleOutnumbering the Dead [1990]
TraduttoreMarco Pinna
LettoreRenato di Stefano, 1992
Classe fantascienza
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Indice


  4  Mortale tra gli immortali
     di Frederik Pohl

 80  Kalimantan
     di Lucius Shepard

 

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Pagina 20

Nel corso di miliardi di anni - partendo dalle assai poco promettenti creature monocellulari che avevano iniziato il tutto - il processo aveva prodotto un sacco di cose eccezionali quali gli occhi, gli ani, la resistenza alle malattie che volevano passarti altri organismi, e alla fine persino l'intelligenza. Questa era stata l'evoluzione più importante, o per lo meno nella limitata opinione collettiva dell'intelligente razza umana. La furbizia si era rivelata come un tratto evolutivo irrinunciabile, ed era proprio per questo che vi erano in giro diecimila miliardi di esseri umani e quasi più nessun animale quale la balena bianca, il gorilla di montagna o l'elefante.

Ma nel funzionamento di questo processo vi era qualcosa di decisamente sbagliato. Dal punto di vista dell'organismo individuale, l'evoluzione non fa proprio nulla. I suoi benefici potrebbero essere eccezionali per la generazione "successiva", ma non fa proprio niente per gli organismi che sta cercando di selezionare, a parte incoraggiare quelli più deboli a morire prima che possano riprodursi.

Ciò significa che molti tratti desiderabili che qualsiasi essere umano amerebbe possedere (può essere la resistenza all'osteoporosi come un viso privo di rughe) non vengono selezionati nella lotteria darwiniana. La longevità non era un fattore di sopravvivenza. Una volta che una persona (o qualsiasi altro animale) metteva al mondo la sua prole, il processo si spegneva automaticamente. Qualsiasi beneficio all'organismo, una volta finita l'età della riproduzione, era da attribuirsi al puro caso. Per quanto desiderabile era quella nuova caratteristica, non veniva trasmessa. Una volta che l'individuo superava l'età della riproduzione, i segnapunti darwiniani perdevano interesse in lui.

Naturalmente ciò non impediva certo a queste caratteristiche desiderabili di saltare fuori. Le mutazioni apparivano milioni di volte e, se trasmesse alle generazioni successive, avrebbero mantenuto in forma i loro fortunati eredi per periodi indefiniti, evitando certi inconvenienti dell'invecchiamento quali il diventare sordi a sessant'anni, incontinenti a ottanta e completamente rimbambiti a cento. Ma simili geni andavano e venivano, e poi si perdevano. Non avendo nulla a che fare con l'efficacia di riproduzione, venivano scartati. Dopo la nascita degli ultimi bambini, non vi era più alcun passaggio selettivo.

Quindi la longevità era frutto di operazioni autonome fatte in casa, senza l'aiuto di Darwin. Però...

Quando la biologia molecolare divenne una scienza organizzata e affidabile, si scoprì che vi erano delle cose che "si potevano fare". E vennero fatte. Per la gran parte della popolazione umana. Solo che di tanto in tanto saltavano fuori alcuni pochi sfortunati difettati che non potevano godere delle meraviglie della scienza moderna riguardo il prolungamento della vita perché qualche variazione improvvisa e incurabile nei loro sistemi rigettava il trattamento necessario...

Gente come Rafiel, il quale cominciò a passare in rassegna, senza nemmeno guardarli, una serie di messaggi inutili - lettere di ammiratori, richieste di apparizioni per qualche funzione caritatevole in qualche luog impossibile, avvisi della banca, bollette - che erano arrivati mentre era via. Poi, ancora nervoso, spense il modulo comunicativo, lo schermo di intrattenimento e persino la musica mentre, per abitudine e per esigenza, allenava i suoi balzi e le sue piroette nella solitudine della sua casa, domandandosi amaramente che senso aveva avere una vita, quando si sapeva che prima o poi sarebbe "finita".

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Pagina 63

... Con tutti quei ruggiti e quei gemiti attorno a loro, parlare era un compito piuttosto arduo, ma Alegretta gli aveva spiegato qualcosa mentre scendevano, e quando gli indicò con espressioni significative un grande cilindro ronzante o una parete nuda a strisce bianche e rosse, Rafiel fu quasi sicuro di capire ciò che stava vedendo. Sapeva che si trattava di fusione catalizzata mu-meson. E sapeva persino cos'era. Di fatto era il sogno più ardentemente desiderato dai progettisti di impianti energetici per generazioni e generazioni; una fonte di energia che sfruttava il più comune fra tutti gli elementi - l'idrogeno, ovvero quello stesso carburante universale che alimentava i fuochi delle stelle - e che era in grado di fornire energia praticamente in qualsiasi forma la si desiderasse; calore, energia cinetica o elettricità, senza problemi e senza fastidi. Be', non completamente senza "fastidi". Avevano impiegato parecchio tempo e molto lavoro di alta ingegneria per capire come ottenere i pioni per fare i muoni che servivano per scatenare la reazione, ma alla fine ce l'avevano fatta. La fusione tiepida funzionava senza esplosioni violente, senza problemi di contenimento e senza possibilità di letali contaminazioni radioattive. La temperatura di lavoro ottimale si aggirava sui settecento gradi Celsius (invece che diverse migliaia!) e di conseguenza era un metodo sicuro e conveniente allo stesso tempo.In effetti il motivo fondamentale per il quale i membri viventi della razza umana erano ora in sovrannumero rispetto ai morti era proprio quello. Le procedure bioingegneristiche a livello
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