Copertina
Autore Marcel Proust
Titolo Sodoma e Gomorra
SottotitoloAlla ricerca del tempo perduto
EdizioneMondadori, Milano, 1961 [1960], Il bosco 53
OriginaleSodome et Gomorrhe [1921-22]
TraduttoreElena Giolitti
LettoreRenato di Stefano, 1964
Classe narrativa francese
PrimaPagina


al sito dell'editore

per l'acquisto

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 9 [ inizio libro ]


Prima apparizione degli uomini-donna,
discendenti da quegli abitanti di Sodoma
che furono risparmiati dal fuoco celeste.


La femme aura Gomorrhe
Et l'homme aura Sodome
        ALFRED DE VIGNY


E' NOTO come quel giorno (il giorno che c'era la festa dalla principessa di Guermantes) molto prima di recarmi a fare al duca e alla duchessa la visita che ho narrato, io avevo spiato il loro ritorno, e, stando di scolta, avevo fatto una scoperta che riguardava in particolare il signor di Charlus, ma così importante in sé che fino ad oggi, fino al momento di poterne dare lo spazio e l'ampiezza voluti, mi sono astenuto dal raccontarla. Avevo, come già dissi, abbandonato il belvedere meraviglioso, così comodamente situato in cima alla casa, da cui si scorgono i clivi accidentati che portano fino al palazzo di Bréquigny, lietamente adorni all'italiana del roseo campanile della rimessa appartenente al marchese di Frécourtà Avevo giudicato più pratico, quando mi era venuto in mente che il duca e la duchessa sarebbero rincasati tra poco, appostarmi sulla scala. Rimpiangevo un poco il mio osservatorio lassù in cima. Ma in quell'ora, subito dopo il pranzo, avevo meno cose da rimpiangere, giacché non avrei potuto vedere come al mattino i minuscoli personaggi da quadro che da lontano divenivano i domestici dei palazzi di Bréquigny e di Tresmes, ascendere lentamente la ripida china, con in mano un piumino da spolverare, fra le larghe foglie di mica trasparente che così piacevolmente si stagliavano sui rossi contraffarti. In mancanza della contemplazione del geologo, avevo almeno quella del botanico, e attraverso le persiane della scala guardavo il piccolo arbusto della duchessa e la sua pianta preziosa esposti nel cortile con quell'insistenza che si suol avere nel far uscire i giovani in età da prender moglie, e mi chiedevo se l'improbabile insetto sarebbe venuto, per un caso provvidenziale, a visitare il pistillo offerto e ancora solo.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 18

Fin dal principio di questa scena, per i miei occhi smagati una rivoluzione s'era operata nel signor di Charlus, così completa e immediata come s'egli fosse stato toccato da una bacchetta magica. Fin allora, dato che non avevo compreso, io non avevo veduto. Il vizio (ci si esprime così per comodità di linguaggio) il proprio vizio accompagna ciascuno al modo di quel genio che restava invisibile per gli uomini finché essi ignoravano la sua presenza. La bontà, l'astuzia, il nome, le relazioni mondane, non si lasciano scoprire e li portiamo nascosti. Lo stesso Ulisse non riconobbe subito Atena. Ma gli dèi sono immediatamente percettibili agli dèi, il simile al proprio simile, e tale era stato il signor di Charlus a Jupien. Fin allora io m'ero trovato dinanzi al signor di Charlus, nella medesima situazione d'un uomo distratto che, dinanzi a una donna incinta di cui non ha notato il personale appesantito, si ostina, mentre ella gli ripete sorridendo: «Sì, sono un poco stanca, in questi tempi» a chiederle indiscretamente: «Cos'avete?» Ma se qualcuno poi gli dice: «E' incinta», d'un tratto egli si accorge del suo ventre e non vede più altro. La ragione apre gli occhi: un errore dissolto ci dà un senso di più.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 57

Nel gran giuoco a rimpiattino che avviene nella memoria quando vogliamo ritrovare un nome, non c'é una serie di approssimazioni graduate. Non vediamo nulla, e poi, d'improvviso, ecco apparire il nome giusto e molto diverso da ciò che credevamo indovinare. Non lui è venuto a noi. No, credo piuttosto che a mano a mano che la nostra vita procede, passiamo il tempo ad allontanarci dalla zona in cui un nome è distinto, e debbo a un esercizio di volontà e di attenzione che aveva acuito il mio sguardo interiore, se d'improvviso ero penetrato attraverso la semioscurità e avevo visto chiaro. Comunque, se esistono transizioni tra l'oblio e il ricordo, queste transizioni sono incoscienti. Poiché i nomi-tappa per i quali passiamo prima di trovare il nome vero, son falsi, e non ci accostano per nulla a lui. Propriamente parlando non sono neppure dei nomi, ma spesso semplici consonanti che non si trovano nel nome ritrovato. D'altronde, questo lavoro della mente che passa dal nulla alla realtà è così misterioso, che è possibile dopo tutto che queste false consonanti siano come pertiche protese in nostro soccorso da una mano maldestra perché possiamo aggrapparci al nome giusto.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 62

In una radura contornata da begli alberi tra cui molti erano più antichi di esso, piantato in disparte, da lontano si scorgeva il famoso zampillo, snello, immobile, solido, non offrendo al soffio della brezza che il ricasco più lieve del pennacchio pallido e fremente. Il secolo decimottavo aveva purificato l'eleganza delle sue linee, ma, fissando lo stile di quello zampillo, pareva averne fermato la vita; a quella distanza, provavamo l'impressione dell'arte più che non la sensazione dell'acqua. Perfino l'umida nuvola che si addensava perennemente alla sua vetta, conservava il carattere dell'epoca, come quelle che in cielo s'adunano intorno al palazzo di Versailles. Ma, da presso, ci si rendeva conto come, pur rispettando, al pari delle pietre
[...]

 


Scheda con 53393 bytes di citazioni.
Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore.

| << |  <  |