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| << | < | > | >> |Pagina 9 [ inizio libro ]Le immondizie rotolarono dalla cassetta metallica e caddero in tromba nel grande bidone del pianterreno, gusci d'uova, torsoli, carte unte, bucce. Un odore molle e parassitario ne accompagnò la deiscenza, mica tanto sgradevole quest'odore, non troppo diverso dal profumo del muschio umido nei boschi piú profondi ma con un retrogusto di zinco dovuto al recipiente che a mezzo dell'apposita limitrofa carriola sarà trasferito lungo il marciapiede per gli spazzini che all'alba porteranno tutto via. Sbarazzata del suo contenuto, la cassetta sospesa a un braccio virile stava per riprendere il cammino verso il sesto piano quando sopraggiunse una servetta. Non le sembrava lavoro da uomo vuotare i detriti ma, discreta, non osò fiatare rifuggendo dal fare commenti sullo spettacolo di quell'ombra maschile che onorava con la sua presenza in vestaglia il corridoio della scala di servizio.Trovando pesante ciò che quella portava, il gentleman si offerse di aiutarla ma essa rifiutò. Le domanda se stava da molto tempo in quella casa, no, solo da quest'oggi. Lo sapeva già, lui, conoscendo tutto il personale dell'immobile, usi e costumi, partenze e arrivi. Risalirono insieme silenziosi. Arrivarono all'ultimo piano: sebbene avvolto di seta a fiorami abitava a livello delle soffitte solo perché gli piacevano gli studi da pittore sotto i tetti, pur non essendo pittore. | << | < | > | >> |Pagina 18Louis-Philippe des Cigales coi due pugni puntati sulle ginocchia, Louis-Philippe des Cigales tutto curvo comincia a respirar male, tutto qui, vale a dire che sta prendendo coscienza della sua respirazione per il semplice fatto che non funziona piú troppo bene in questo momento. Louis-Philippe des Cigales non si può dire che ansimi no non si può dire ma soffre in questo momento, da quando ha preso coscienza della difficoltà di respirare, Louis-Philippe des Cigales soffre d'una costrizione dei polmoni, dei muscoli polmonari, dei nervi polmonosi, dei canali polmonici, dei vasi polmoniani, è una specie di soffocamento, ma non un soffocamento che prenda dalla gola, dal tubo piú alto, è un soffocamento che parte dal basso, che parte anche da tutti e due i lati, è un soffocamento toracico, un accerchiamento del barile respiratorio. E adesso e adesso non sta piú bene proprio per niente. Non è un soffocamento che prenda dal collo come se detto collo fosse stretto da due solidi pugni, no, è un soffocamento che sale dalle tenebre del diaframma, che si diffonde partendo dall'inguine, e per di piú è un soffocamento triste, un crollo del morale, una crisi di coscienza. E adesso e adesso non va píú bene proprio per niente, perché è peggio d'uno strangolamento, peggio di un accerchiamento, peggio d'un soffocamento, è un abisso fisiologico, un incubo anatomico, un'angoscia metafisica, una rivolta, un lamento, un cuore che batte troppo in fretta, mani che si contraggono, pelle che suda. Louis-Philippe des Cigales è ora un pesce gettato sul fondo di una barca e che apre la bocca disperatamente perché si sente morire e perché sta morendo. Ma Louis-Philippe des Cigales che senza muoversi dalla sua poltrona è sbalzato in un mondo dove gli uomini non riescono a respirare piú degli animali acquatici a terra strappati alla loro acqua, Louis-Philippe des Cigales non morrà sebbene si senta morire, non morrà neppure questa volta, respira sempre píú forte, e il respiro si ferma, non gli entra piú nulla nel petto, si crede che non ci sia piú modo di resistere e poi si resiste lo stesso. La grande atmosfera che circonda questo globo dove non piú grande di un pidocchio vive Louis-Philippe des Cigales, la grande atmosfera bench'egli spalanchi spasmodicamenie il becco con ampiezze crescenti, non arriva a penetrare le profondità di lui, l'uomo non piú grande d'un pidocchio, c'è un piccolo spazio dov'essa non penetra affatto, un piccolo spazio tutto ramificato simile a un duplice albero che dice di no alla grande atmosfera.| << | < | > | >> |Pagina 42Bussa al vetro della portineria entra a prendere la posta. La portiera non c'è ma c'è il suo uomo da qualche giorno rimbambito a causa di una malattia.- Vabbebbene ammemme vabbebbene eccome, - dichiara questo personaggio. - Sto bene grazie, - rispose Jacques, - va bene anche a me.
Non c'era niente per lui. Jacques guardò il bravuomo che
fu un tempo un guardaporta accettabile e adesso tremolava in
ogni sua estremità secernendo dalla bocca una schiuma mucosa
riaspirata a volte con un rumore da sifone. D'un subito
quell'essere diventò Jacques L'Aumône, e questi si sentí
ghermito con tanta forza da tale identificazione che sedette
di fronte al rimbambito e si mise a ripetere con lui
«vabbebbene ammemme vabbebbene eccome» cosí per fare.
Con occhio nuovo vide allora dietro di sé tutto il corso
della propria vita: l'infanzia beata, le ambizioni folli, le
amare delusioni, la carriera di burocrate, l'espulsione per
negligenza, il matrimonio con una donnaccia, infine dopo
molti mestieri via via meno brillanti quello di portinaio, e
una vecchia sifilide conclude ora questa triste vita, puah!
sventura! Per completare la rassomiglianza agitò le mani
come una foglia morta che il dolce vento piovorno di
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