Copertina
Autore Gregory J.E. Rawlins
Titolo Schiavi del computer?
EdizioneLaterza, Roma-Bari, 2001, Economica 213 , pag. 170, dim. 137x205x13 mm , Isbn 88-420-6261-8
OriginaleSlaves of the Machine. The Quickening of Computer Technology
EdizioneMIT Press, Cambridge, 1997
TraduttoreGiorgio Cini
LettoreRenato di Stefano, 2001
Classe scienze sociali , informatica
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Indice


    Prefazione                               IX
    Ringraziamenti                           XI

1.  Una macchina nuova e strana               3

    Computer fatti col meccano, p. 5 - Tasse e
    modelli, p. 7 - La piccola macchina che
    potevamo avere, p. 9 - La macchina dei
    sogni, p. 11 - Mangiarsi la coda, p. 12 -
    Ferro e ottone, p. 15 - Il Titano gabbato,
    p. 17 - Le meraviglie del Potere, p. 18 -
    L'universo in una scatola di scarpe, p. 20
    - L'automa informatico, p. 22 -
    Conseguenze, p. 26

2.  La smania della velocità                 29

    Vita coi variatori di forma, p. 30 - Senso
    e sensibilità, p. 32 - Alla ricerca del
    tempo perduto, p. 34 - L'arte
    dell'ignoranza volontaria, p. 35 - Sempre
    più veloci, p. 38 - Tutti insieme e subito,
    p. 39 - Lassù, attraverso il vetro rotto,
    p. 41 - L'occhio lungimirante, p. 43 -
    Macchine biodegradabili, p. 45 - La
    situazione reale, p. 47 - Sulla scala
    infinita del futuro, p. 49 - In attesa
    della convivenza, p. 51

3.  Parlar chiaro                            55

    In cinese si diceva così, p. 57 - Visitando
    Parigi, p. 59 - Parole in fatti, p. 61 -
    Imparare dal passato, p. 64 - La scala
    della vita, p. 66 - Vivere sulla frontiera,
    p. 68 - Sorvegliare il linguaggio, p. 70 -
    La futilità della precisione, p. 72 -
    Scienza e psicologia, p. 73 - Tutto va
    messo in un contesto, p. 75 - La storia del
    mondo, p. 78 - Il futuro, p. 81

4.  Il modo congiuntivo                      83

    Stare a ciò che si dice, p. 85 - Nella
    morsa delle macchine immateriali, p. 87 -
    Ricamare portaerei p. 90 - Agognando il
    futuro, p. 93 - Guadagnare potere
    rinunciando al controllo, p. 96 - Se te lo
    dico tre volte è vero, p. 97 - Scimmie alla
    tastiera, p. 100 - Quando la logica non
    basta, p. 103 - Sparate ai programmatori,
    p. 106

5.  I limiti dello sviluppo                 111

    Prima salta, poi guarda, p. 114 -
    Marmellata oggi, p. 116 - Un esercizio di
    autocontrollo, p. 118 - Una Critica della
    Ragion Pura?, p. 121 - La luce è accesa, ma
    in casa non c'è nessuno, p. 122 - Lezioni
    dalla realtà, p. 125 - La fine
    dell'innocenza,p. 127 - Scrivere
    sull'acqua, p. 129 - Lo straccivendolo del
    cuore, p. 135

6.  Pensieri sul pensiero                   139

    Primo quadro, p. 140 - Sempre più su sempre
    meno, p. 143 - La simulazione del reale, p.
    145 - Con forchette e speranza, p. 147 -
    Basic Instincts, p. 151 - Parlare a se
    stessi, p. 152 - La scissione atomica del
    cervello, p. 155 - Benvenuti nella Stanza
    101, p. 159 - Alla deriva su un fiume
    limaccioso, p. 160 - Le cose che ormai ci
    cavalcano, p. 163 - Un'agonia in otto
    quadri, p. 165

 

 

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Pagina IX

Prefazione
        L'intero problema si riduce a questo:
        la mente umana è in grado di
        dominare ciò che ha creato?
        Paul Valéry


Quand'ero piccolo, i computer erano delle cose lontane e spaventosamente costose. Nessuna persona comune, pensavo, poteva possederne uno e ancor meno capire com'era fatto. Ne avevo vagamente sentito parlare quando andavo in banca (ero un piccolo risparmiatore) e in frammenti di dialogo tra i miei genitori: «Il computer ci ha mandato l'estratto conto» e «Caro, che dobbiamo fare con questa scheda magnetica del computer?» e «Accidenti, l'ho piegata. Secondo te funziona ancora?».

Ne avevo anche visti alcuni in televisione: macchine che riempivano una stanza intera, circondate da fedeli in adorazione e da dozzine di ingegneri severi e inquadrati. Naturalmente, l'uso di questi mitici apparecchi era riservato a pochi privilegiati, ricchi e potenti - per non parlare di capirne il funzionamento. Inoltre, ad aumentare la mia confusione, avevo sentito dire che i componenti principali del computer erano fatti di silicio (o col silicio?). E a scuola avevo imparato che il silicio era l'elemento principale delle pietre e della sabbia.

Ma allora una pietra come poteva pensare?

Un giorno, sulla spiaggia, seduto sulla sabbia infuocata, mi resi conto di essere circondato da tonnellate di silicio. Come era potuto accadere che la sabbia, a prima vista utile solo a giocarci e a prendervi il sole, si fosse trasformata in queste macchine meravigliose? Fu allora che capii che volevo leggere un libro come questo.

Questo libro cerca di spiegare al me stesso di allora cosa sono i computer e dove vanno. Anche se il titolo suona diverso, in realtà ogni capitolo è dedicato a una semplice domanda: «Cosa sono i computer?», «Come li costruiamo?», «Come parliamo con loro?», «Perché programmarli è difficile?», «Cosa non sanno fare?», «Potrebbero pensare?». E ogni argomento è visto in prospettiva, dalle sue origini storiche fino allo stato dell'arte attuale e oltre, verso il futuro.

Questo libro tocca anche alcuni dei problemi fondamentali della vita umana: Chi siamo?, A cosa diamo valore?, Dove andiamo? Le prime utilizzazioni dei computer hanno determinato dall'inizio la loro struttura e ciò che potremmo - o dovremmo - aspettarci da loro. Le nostre scelte attuali, così, risultano sia limitate che ampliate dalle scelte miopi effettuate alcuni decenni or sono, e le nostre scelte di oggi sono analogamente destinate a influenzare quelle di domani. In definitiva, lo sviluppo futuro della tecnologia dei computer deciderà se noi continueremo a esistere come esseri biologici o evolveremo verso qualche altra cosa.

Questo libro è per voi se non sapete granché sui computer e volete sapere cosa possono fare per voi - o a voi. Racconta la storia di come noi siamo diventati schiavi dei nostri inservienti silicei, e di come un giorno potrebbero essere loro a diventare i nostri schiavi.

Leggetelo in spiaggia.

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Pagina 12

Mangiarsi la coda


La divisione del lavoro fu la prima idea di Babbage. Ma anche così, il suo progetto di processore era abbastanza complicato, poiché in principio egli pensava di dover costruire dei componenti distinti della macchina per compiere le operazioni di addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione e tutti gli altri calcoli più complessi. Questo significava costruire migliaia di pezzi fatti a mano per ogni funzione complessa. A questo punto quasi rinunciò: sapeva di non essere in grado di costruire qualcosa di così elaborato.

Il suo problema era che nel mondo delle macchine fisiche (e lui, come chiunque altro nel XIX secolo, conosceva solo quello) più cose chiediamo di fare a una macchina, più complicata essa diventa. Una scavatrice a vapore è una cosa, ma una scavatrice a vapore che batta i tappeti e suoni l'ottavino è tutta un'altra cosa. È abbastanza facile costruire un dispositivo che sommi due numeri, ma già moltiplicarli sembra richiedere un congegno più complesso; dividerli, ancora di più; e fare calcoli più difficili sembra richiedere congegni sempre più sofisticati. Babbage, però, era bravo. Sapeva che la moltiplicazione è solo un'addizione ripetuta, e che la divisione è solo una sottrazione ripetuta. Ne risulta che possiamo convertire ogni altra operazione numerica in una sequenza di addizioni e sottrazioni. Possiamo persino ridurre la sottrazione all'addizione.

Babbage fu inoltre il primo a capire che, oltre a saper sommare, una macchina universale di computazione deve unicamente essere in grado di controllare se un numero sia più grande di un altro, e ripetere le istruzioni ricevute. È molto semplice. Noi possiamo sostituire qualsiasi computer, per quanto complesso sia, con un altro che sappia solo eseguire lunghe sequenze di tre semplici istruzioni: sommare, controllare e ripetere. Viceversa, qualunque cosa sappia eseguire queste semplici istruzioni è un computer potente quanto qualsiasi altro, anche se forse non altrettanto veloce.

La genialità di Babbage andò oltre. Mentre cercava di semplificare il suo processore, si imbatté in un'altra idea fondamentale. Oltre a farle perforare piccole schede per mettere in memoria i numeri, diede alla sua macchina anche la capacità di perforare sulle schede le sue stesse istruzioni, e poi di poterle leggere e agire di conseguenza quando fosse necessario. Così la sua macchina poteva modificare il proprio comportamento dopo essere stata avviata. Babbage la chiamò «la macchina che si mangia la coda», evocando l'antico mito dell'Uroboro, un serpente cosmico con la coda in bocca che mangia se stesso per riprodursi.

[...]

Ignorato dal suo paese, Babbage morì mercoledì 18 ottobre 1871 al termine di una vecchiaia triste e solitaria. E da allora, la sua macchina nata morta giacque a pezzi e dimenticata per un secolo in polverose biblioteche. E poi, invece, venerdì 29 novembre 1991, a due secoli dalla nascita, la sua prima macchina (costruita coi mezzi disponibili nell'Inghilterra vittoriana) compì il primo calcolo completo nel Museo della Scienza di Londra. Babbage avrebbe potuto costruire davvero la sua macchina nel XIX secolo: se lo avesse fatto, il mondo sarebbe cambiato per sempre.

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Pagina 15

Ferro e ottone


Nel XX secolo, anche un altro lungimirante matematico inglese sognò delle macchine che manipolavano informazioni. Alan Turing, come Babbage prima di lui, era un pensatore brillante e profondamente originale. Sviluppò comunque la sua originalità molto più di Babbage; lottò per essere sempre autosufficiente. Per tutta la sua vita, ad esempio, cercò continuamente dei modi per fabbricare cose comuni (come diserbanti, mattoni, sapone, fluido detergente) a partire da materiali di uso casalingo. Era deciso a non dare nulla per scontato, a essere un Robinson Crusoe della mente.

Nel 1935 fu attratto da un difficile problema matematico, e riversò su questo la sua attitudine da naufrago, con un successo strepitoso. Non conoscendo il lavoro di Babbage, Turing parti da zero, come sempre, e definì una macchina astratta che possedeva le poche caratteristiche essenziali che abbiamo appena identificato nel progetto di Babbage. La sua macchina immaginaria era un computer in tutto e per tutto, tranne che per il nome; poteva cioè manipolare qualsiasi informazione definibile con precisione. In altre parole, poteva leggere, scrivere, ricordare ed elaborare qualunque informazione, proprio come il computer che Babbage non riuscì a costruire.

Turing dimostrò che nessun manipolatore di informazioni, comunque fosse fatto e qualunque cosa sapesse fare, avrebbe potuto essere più potente della sua macchina astratta, dotata solo di queste semplici capacità. Altre macchine possono funzionare in modo più veloce o più economico, ma nessuna è in grado di fare di più, qualunque sia la serie di operazioni fondamentali che è capace di compiere.

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Pagina 18

Le meraviglie del Potere


Prima della fine della guerra Turing si rese conto, come già Babbage, che avrebbe potuto costruire una versione concreta della sua astratta macchina universale. Tutto ciò che gli serviva erano i soldi. Ancora una volta, al principio il governo inglese si interessò della cosa. Tra l'altro, un congegno del genere sarebbe potuto servire a decifrare i messaggi cifrati, mettiamo, di un grande paese slavo.

Ma, purtroppo, i burocrati del dopoguerra non capirono gli usi potenziali della macchina più di quanto non avessero fatto i loro predecessori con Babbage, un secolo prima. Anche se finanziarono il progetto di Turing, sperando di coinvolgere gli americani, al momento la nazione era stremata, e l'ignoranza e la burocrazia sono dure a morire. E noi non possiamo davvero criticarli per la loro enorme carenza di lungimiranza. Noi stessi stiamo sicuramente facendo oggi degli errori analoghi, e i nostri discendenti rideranno di noi quanto noi ridiamo dei nostri antenati. Non è inutile ricordare, ad esempio, che sino alla fine della prima guerra mondiale in Inghilterra e negli Stati Uniti le donne non avevano diritto di voto, e che in Svizzera hanno dovuto attendere fino al 1971. Il mondo che conosciamo è un'invenzione molto recente.

Neppure quei pochi scrittori di fantascienza che anticiparono qualcosa del nostro futuro riuscirono mai a prevedere il computer o a intuirne le implicazioni. L'anno prima della morte di Babbage, Jules Verne pubblicò Ventimila leghe sotto i mari, e nei trentacinque anni seguenti scrisse su ogni sorta di assurdità: sottomarini, aereoplani, televisione, telefono, apparecchi per fax, metropolitane, missili teleguidati, sbarchi sulla luna, sedie elettriche. Ma una macchina in grado di eseguire un lavoro mentale? Era davvero troppo assurdo, anche per Verne.

Persino nei recenti anni Cinquanta, dopo lo sviluppo dei primi computer moderni, noi eravamo certamente in grado di immaginare navi più potenti, carri armati più grandi, aeroplani più veloci - e così anche per sottomarini, radar, missili, ed energia nucleare. Ma questo nuovo oggetto, questo intruglio impalpabile di informazione e intelligenza, non aveva precedenti. Non avendo nulla cui paragonarlo, non sapevamo né come trattarlo né cosa aspettarci da lui. E ancora non lo sappiamo.

Come Babbage prima di lui, Turing puntava lo sguardo così lontano che non capì mai perché doveva spiegare al

[...]

 


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