Copertina
Autore Ruth Rendell
Titolo I giorni di Asta Westerby
EdizioneMondadori, Milano, 1995, I Blues , pag. 433, dim. 131x215x20 mm , Isbn 88-04-40239-3
OriginaleAsta's Book
EdizioneKingsmarkham Enterprises Ltd., London, 1993
TraduttoreGrazia Maria Griffini
LettoreAngela Razzini, 1996
Classe gialli
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Pagina 9 [ inizio libro ]

Mia nonna era una scrittrice, ma non lo sapeva. Come non sapeva minimamente in che modo avrebbe potuto diventarlo e, anche in caso lo avesse saputo, non avrebbe mai capito come farlo. La strada che ha scelto in alternativa ormai oggi è ben nota.

Questa è una raccolta di documenti e di memorie: i diari di mia nonna, il resoconto di un delitto e la trascrizione di un processo, lettere e documenti e le cose che ricordo. È una doppia storia poliziesca, la ricerca di una identità e la ricerca di una bambina smarrita. Nello stesso tempo è un viaggio di scoperta e una testimonianza del trionfo del Caso.

In principio avevo pensato di dover includere i diari per intero. È stato impossibile; mi sarei ritrovata ad avere un volume di un milione di parole. A parte il fatto che la maggioranza dei miei lettori, se le cifre delle vendite sono davvero qualcosa su cui far conto, avranno già letto Asta. A volte mi sembra che il mondo intero l'abbia letto. Non è escluso che siate in possesso delle Parti dalla I alla IV e le abbiate sui vostri scaffali, se non altro nell'edizione economica. Così saprete che i brani da me inclusi sono semplicemente degli estratti e se volete inserirli nel loro contesto dovete semplicemente consultare le copie che già possedete. Sono stata obbligata a scegliere i brani più significativi - significativi, naturalmente, per quel che riguarda la storia di Swanny e quella di Edith.

Quanto alle poche persone che hanno sentito solamente parlare dei diari, ne hanno ascoltata la registrazione su nastro oppure ne hanno visto l'adattamento televisivo, a loro vorrei ricordare che i taccuini in sé e per sé coprono un arco di tempo di sessantadue anni, che quelli dal 1905 al 1944 hanno già riempito quattro grossi volumi e ce ne sono altri in arrivo.

Adesso va di moda fare film sul modo in cui un film è stato fatto e documentari televisivi sul modo in cui si producono documentari. Questo libro racconta la scoperta di un diario e le ripercussioni che hanno avuto, per quasi un secolo, un'astuzia e una frode realizzata a fin di bene.

                            Ann Eastbrook
                            Hampstead
                            1991

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Pagina 11

1
26 giugno 1905


Idag til Formiddag da jeg gik i Byen var der en Kone, som spurgte mig om der gik Isbjorne paa Gaderne i Kobenhavn.

Questa mattina, quando sono uscita, una donna mi ha domandato se girano gli orsi bianchi per le strade di Copenhagen. È una delle nostre vicine e rimane sempre dietro il suo cancello ad aspettare che la gente passi di lì per spettegolare. Deve considerarmi una selvaggia, e anche un'idiota, perché non sono inglese e non so parlare bene l'inglese e mi impappino a ogni parola.

C'è molta gente che la pensa allo stesso modo, qui, sul nostro conto. E non che manchino i forestieri (perché è così che ci considerano); anzi sono abituati a persone che arrivano da ogni parte d'Europa, ma non ci trovano simpatici, non trovano simpatico nessuno di noi. Dicono che viviamo come animali e che gli portiamo via il lavoro. Chissà come vanno le cose a scuola per il piccolo Mogens? Lui non mi racconta niente e io non gli domando niente, non voglio saperlo. Preferirei ignorare altre cose brutte. Mi piacerebbe sapere soltanto cose belle ma è un bel rompicapo scoprirle, è difficile come trovare un fiore in queste lunghe strade grigie. Chiudo gli occhi e ricordo Hortensiavej, le betulle e i sinforicarpi bianchi.

Stamattina, con un gran caldo e tanto sole, quando è cocente a questo modo il sole non è mai gradevole in una città, sono andata dal cartolaio all'angolo di Richmond Road e ho comprato questo taccuino. Mi sono preparata per quello che volevo dire, ho ripetuto prima le parole che avrei usato, e devo averle dette giuste perché invece di ridacchiare e di protendersi verso di me con la mano a coppa dietro l'orecchio, l'uomo che era nel negozio si è limitato a far segno di si con la testa e me ne ha offerti di due generi, uno bello grosso con la copertina nera, rigida, che costava sei pence e uno meno caro con la copertina di carta e le pagine a righe. Ho preso quello che costava meno perché non mi piace spendere soldi in cose come queste. Quando Rasmus arriverà, io dovrò rendergli conto dei soldi spesi, anche se lui stesso è l'uomo meno capace del mondo di gestire il denaro.

Non ho più tenuto un diario da quando mi sono sposata, anche se lo facevo da ragazza. Ho scritto le ultime parole nell'ultimo di quei diari due giorni prima delle nozze e poi, l'indomani, ho deciso di buttarli tutti nel fuoco. E questo, perché ero arrivata alla conclusione che nella mia nuova vita il tempo per scrivere non ci sarebbe più stato. Una buona moglie deve dedicarsi al marito e a tutto quanto occorre per rendergli la casa accogliente. Era quello che mi ripetevano tutti e quello che immagino di aver pensato io stessa. Credevo perfino che ne avrei ricavato un certo piacere. Avevo soltanto diciassette anni e questa può essere la mia giustificazione.

Otto anni sono passati, ormai, e io ho opinioni differenti su una quantità di cose. Non serve lamentarsi e se anche lo facessi non ci sarebbe nessuno ad ascoltarmi, o tanto meno a preoccuparsene. Di conseguenza dovrò riversare

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