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| << | < | > | >> |Pagina 7 [ inizio libro ]Nella sala d'aspetto c'erano, oltre a lui, altre quattro persone; e nessuna di loro sembrava malata. La bionda dalla pelle olivastra, chiusa in una felpa firmata, splendeva di salute: si poteva indovinare un corpo scattante tutto muscoli e le mani erano forti e snelle. Peccato che avesse anche unghie dipinte con smalto color geranio e le dita della destra macchiate di nicotina. Aveva cambiato posto quando una bambina di un paio d'anni era arrivata con la madre e si era subito diretta verso la sedia accanto alla sua. Adesso la bionda si era allontanata quanto aveva potuto, distava due posti da lui e tre da un vecchio, seduto con le ginocchia unite e gli occhi fissi sul cartello dov'erano scritti i nomi dei medici.Ognuno di essi era sormontato da una lampadina e aveva sotto un gancio al quale erano appesi anelli di colori diversi. Al dottor Moss spettavano la lampadina rossa e gli anelli dello stesso colore, al dottor Akande quelli verdi e alla dottoressa Wolf quelli azzurri. Il vecchio aveva un anello rosso, osservò Wexford, mentre la madre della bambina ne aveva uno azzurro; proprio quello che si sarebbe aspettato. Il vecchio preferiva il medico più anziano, la madre aveva optato per la dottoressa. La bionda con la felpa non aveva alcun anello; forse non sapeva che bisognava presentarsi alla reception o forse non se ne era presa il disturbo. Wexford si chiese come mai non avesse richiesto una visita privata e preso un appuntamento per un'ora precisa, invece di costringersi ad aspettare il proprio turno con tanto nervosismo e scarsa pazienza. La bambina, stanca di camminare avanti e indietro sui sedili di una fila di sedie, aveva rivolto l'attenzione alle riviste che stavano su un tavolino basso e aveva cominciato a stracciarne le copertine. Chi delle due era ammalata, la bambina o la madre così grassa e pallida? Nessuno disse una parola per impedirle di continuare nella sua opera di distruzione; però il vecchio le lanciò un'occhiataccia e la bionda fece una cosa oltraggiosa e imperdonabile. Infilò una mano nella borsetta di coccodrillo, tirò fuori un piatto astuccio d'oro (molta gente sotto i trent'anni non avrebbe capito subito a cosa serviva), ne estrasse una sigaretta e l'accese con un accendino pure d'oro. Fino a quel momento Wexford era stato distratto dalla propria ansietà, ma adesso rimase davvero a bocca aperta. Ben tre cartelli sulle pareti proibivano di fumare, oltre a quelli che esortavano a usare il preservativo, a far vaccinare i bambini e a sorvegliare il peso corporeo. Cosa sarebbe successo? C'era forse un sistema per far sì che alla reception o negli uffici dei dottori ci si accorgesse se qualcuno fumava nella sala d'aspetto? La madre della bambina reagi, ma non dicendo qualcosa alla donna con la felpa. Sbuffò, con uno strattone si tirò accanto la bambina e le affibbiò uno schiaffo. La piccola si mise a strillare e il vecchio scosse il capo con aria avvilita. Con grande sorpresa di Wexford, la fumatrice si volse verso di lui e senza preamboli attaccò: - Ho chiamato il dottoree e lui si è rifiutato di venire. Non è strabiliante? Sono stata obbligata a fare la strada fin qui. Wexford mormorò che i medici ormai non fanno più visite a domicilio, a meno che non si tratti di un malore molto serio. - Ma se il dottore non viene a vedere, come fa il malato a sapere se il suo male è serio o no? - La donna si accorse che Wexford la guardava con aria incredula. - Oh, non si tratta di me, ma di una domestica. - Dunque aveva una domestica? Inaudito.
Avrebbe voluto saperne di più, ma non ne ebbe il tempo.
Due cose accaddero contemporaneamente: si accese la
lampadina azzurra della dottoressa Wolf e la segretaria
entrò. - Prego, spenga quella sigaretta. Non ha notato i
cartelli?
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