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| << | < | > | >> |Indice
Prefazione di Jacques Le Goff VII
Premessa IX
Scienza europea, p. ix
Una rivoluzione e il suo passato, p. xiv
Di questo libro, p. xvii
1. Ostacoli 3
Dimenticare ciò che sappiamo, p. 3
Fisica, p. 4
Cosmologia, p. 8
Vile meccanico, p. 12
2. Segreti 17
«Margaritae ad porcos», p. 17
Il sapere ermetico, p. 18
Il sapere pubblico, p. 24
Tradizione ermetica e rivoluzione
scientifica, p. 29
Segreti e sapere pubblico, p. 33
3. Ingegneri 35
La pratica e le parole, p. 35
Ingegneri e teatri di macchine, p. 37
Botteghe, p. 40
Leonardo, p. 41
«Fabrica» e «discorso», p. 45
Un sapere capace di crescita, p. 48
Arte e natura, p. 50
Dedalo e il Labirinto, p. 52
4. Cose mai viste 55
La stampa, p. 55
Libri antichi, p. 57
L'antico e il nuovo, p. 58
Le illustrazioni, p. 60
Nuove stelle, p. 67
Terre incognite per la vista, p. 70
Il nuovo mondo, p. 75
5. Un nuovo cielo 79
Copernico, p. 79
Il mondo si è sbriciolato, p. 85
Tycho Brahe, p. 91
Keplero, p. 94
6. Galilei 107
I primi scritti, p. 107
Le scoperte astronomiche, p. 109
La natura e la Scrittura, p. 114
Le ipotesi e il realismo, p. 118
La condanna di Copernico, p. 120
Il libro della natura, p. 122
I "Massimi sistemi", p. 127
La distruzione della cosmologia
aristotelica, p. 130
Geometrizzazione, relatività,
inerzia, p. 132
Le maree, p. 136
La tragedia di Galilei, p. 138
La nuova fisica, p. 141
7. Cartesio 149
Un sistema, p. 149
Avanzo mascherato, p. 150
Introdurre termini matematici
nella geometria, p. 153
Fisica e cosmologia, p. 154
Il mondo come geometria
realizzata, p. 161
8. Innumerevoli mondi 165
Un vuoto infinito, p. 165
Un universo infinito e infinitamente
popolato, p. 168
Galilei, Cartesio e l'infinità
del mondo, p. 173
Non siamo soli nell'universo, p. 176
Le congetture di Huygens, p. 181
Crisi e fine dell'antropocentrismo, p.184
9. Filosofia meccanica
Necessità della immaginazione, p. 187
La meccanica e le macchine, p. 190
Cose naturali e cose artificiali:
conoscere e fare, p. 195
Animali, uomini, macchine, p. 198
Si può essere meccanicisti e rimanere
cristiani?, p. 203
Leibniz: la critica al meccanicismo,
p. 208
10. Filosofia chimica 215
La chimica e la sua galleria
degli antenati, p. 215
Paracelso, p. 217
Paracelsiani, p. 219
Iatrochimici, p. 222
Chimica e filosofia meccanica, p. 223
Meccanicismo e vitalismo, p. 225
11. Filosofia magnetica 229
Fenomeni strani, p. 229
Gilbert, p. 231
I Gesuiti e la magia, p. 234
Prudenza sperimentale e audacia
modellistica, p. 237
La sfera di zolfo, p. 240
Musica e tarantismo, p. 241
12. Il cuore e la generazione 243
Il Sole dell'organismo, p. 243
Ovisti e animalculisti, p. 249
Preformismo, p. 251
13. Tempi della natura 255
La scoperta del tempo, p. 255
Pietre strane, p. 257
Come vengono prodotti gli oggetti
naturali?, p. 266
Una teoria sacra della Terra, p. 263
La "Protogaea" di Leibniz, p. 266
Newtoniani e cartesiani, p. 270
14. Classificare 273
"Poa bulbosa", p. 273
Classificare, p. 275
Lingue universali, p. 276
Una lingua per parlare della natura,
p. 278
Imporre nomi equivale a conoscere, p. 279
Aiuti per la memoria, p. 281
L'essenziale e l'accidentale, p. 282
15. Strumenti e teorie 285
Aiuti per i sensi, p. 285
Aiuti per l'intelletto, p. 290
16. Accademie 299
Università, p. 299
Accademie, p. 302
Prime Accademie, p. 304
Parigi, p. 307
Londra, p. 310
Berlino, p. 312
Bologna, p. 314
«Giornali», p. 315
17. Newton 317
I "Principi matematici della
filosofia naturale", p. 317
Lo "Scolio generale", p. 325
L' "Ottica", p. 327
La vita di Newton, p. 332
Intermezzo sui manoscritti, p. 335
Le "Queries" dell' "Ottica", p. 338
I cicli cosmici, p. 340
Cronologia, p. 344
La sapienza degli antichi, p. 347
Alchimia, p. 350
La religione di Newton e
l'Apocalisse, p. 352
L'interpretazione della Bibbia e
l'interpretazione della natura,
p. 355
Conclusioni, p. 358
Cronologia 361
Bibliografta 369
Indice dei nomi 405
| << | < | > | >> |Pagina 3Più che alle strutture perenni della mente degli esseri umani gli storici sono interessati alla diversità dei modi di funzionare delle menti in epoche differenti. Quando ci si avvicina a un pensiero che non è il nostro diventa importante cercare di dimenticare ciò che sappiamo o crediamo di sapere. E necessario adottare modi di ragionare o addirittura principi metafisici che per le persone del passato erano altrettanto validi e fondati su ragionamenti e ricerche quanto sono per noi i principi della fisica matematica e i dati dell'astronomia (Koyré, 1971: 77). Come ha scritto una volta Thomas Kuhn è essenziale fare il tentativo di disimparare gli schemi di pensiero indotti dall'esperienza e dall'istruzione precedenti (Kuhn, 1980: 183). | << | < | > | >> |Pagina 7Tutte e tre queste generalizzazioni, come si è detto, nascono dal riferimento a situazioni legate all'esperienza quotidiana: la caduta di una piuma e quella di una pietra, il moto di un carretto tirato da un cavallo. Esse appaiono inoltre legate a una concezione antropomorfica del mondo, che assume le sensazioni e i comportamenti e le percezioni dell'uorno, nella loro immediatezza, come criteri per la realtà. Alle radici degli «errori» della fisica degli antichi stanno motivazioni profonde, radicate nella nostra fisiologia e nella nostra psicologia. Perché, si domanda Renato Cartesio nei Principia (1644), ordinariamente ci inganniamo pensando che sia necessaria una maggiore azione per il movimento che per il riposo? Siamo caduti in questo errore, scrive, «fin dall'inizio della nostra vita», perché siamo abituati a muovere il nostro corpo secondo la nostra volontà e il corpo viene avvertito in riposo solo per il fatto che «è attaccato alla Terra con la pesantezza, di cui non sentiamo la forza». Dato che questa pesantezza resiste al movimento delle membra e fa sì che ci stanchiamo nel corso dei nostri movimenti «ci è sembrato che ci volesse una forza più grande e più azione per produrre un movimento che per fermarlo» (Cartesio, 1967: Il, 88).La scienza moderna non è nata sul terreno della generalizzazione di osservazioni empiriche, ma su quello di un'analisi capace di astrazione, capace cioè di abbandonare il piano del senso comune, delle qualità sensibili, dell'esperienza immediata. Il principale strumento che rese possibile la rivoluzione concettuale della fisica fu, come è noto, la matematizzazione della fisica. Ai suoi sviluppi dettero contributi decisivi Galilei, Pascal, Huygens, Newton, Leibniz. | << | < | > | >> |Pagina 11Semplificando molto le cose, è possibile tentare di elencare i presupposti che fu necessario abbattere e abbandonare per costruire una nuova astronomia.1) La distinzione di principio tra una fisica del Cielo e una fisica terrestre, che risultava dalla divisione dell'universo in due sfere, l'una perfetta, l'altra soggetta al divenire. 2) La convinzione (che conseguiva da questo primo punto) del carattere necessariamente circolare dei moti celesti. 3) Il presupposto dell'immobilità della Terra e della sua centralità nell'universo che era confortato da una serie di argomenti dall'apparenza irrefutabile (il moto terrestre proietterebbe in aria oggetti e animali) e che trovava conferma nel testo delle Scritture. 4) La credenza nella finitezza dell'universo e in un mondo chiuso che è legata alla dottrina dei luoghi naturali. 5) La convinzione, strettamente connessa alla distinzione fra moti naturali e violenti, che non ci sia bisogno di addurre nessuna causa per spiegare lo stato di quiete di un corpo, mentre, al contrario, ogni movimento deve essere spiegato o come dipendente dalla forma o natura del corpo o come provocato da un motore che lo produce e lo conserva. 6) Il divorzio, che si era andato rafforzando, fra le ipotesi matematiche dell'astronomia e la fisica. Nel corso di circa cento anni (all'incirca fra il 1610 e il 1710) ciascuno di questi presupposti venne discusso, criticato, respinto. Ne risultò, attraverso un processo difficile (a volte tortuoso), una nuova immagine dell'universo fisico destinata a trovare il suo compimento nell'opera di Isaac Newton, in quella grandiosa costruzione che, dopo Einstein, chiamiamo oggi la «fisica classica». Ma si trattò di un rifiuto che presupponeva un radicale rovesciamento di quadri mentali e di categorie interpretative, che implicava una nuova considerazione della natura e del posto dell'uomo nella natura. | << | < | > | >> |Pagina 16Solo se si tiene presente questo contesto acquista un significato preciso l'atteggiamento assunto da Galilei e che è alla radice delle sue grandi scoperte astronomiche. Nel 1609 Galilei puntava verso il cielo il suo cannocchiale. Ciò che segna una rivoluzione è la fiducia galileiana in uno strumento nato nell'ambiente dei meccanici, progredito solo per pratica, parzialmente accolto negli ambienti militari, ma ignorato, quando non disprezzato, dalla scienza ufficiale. Il cannocchiale era nato negli ambienti dell'artigianato olandese. Galilei l'aveva ricostruito e l'aveva presentato a Venezia nell'agosto del 1609 per farne poi dono al governo della Signoria. Il cannocchiale non è per Galilei uno dei tanti |
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