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Autore Paolo Rossi
Titolo La nascita della scienza moderna in Europa
EdizioneLaterza, Roma-Bari, 1998 [1997], Fare l'Europa , Isbn 88-420-5204-3
LettoreRenato di Stefano, 1998
Classe scienze naturali , fisica , astronomia , epistemologia
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Indice


Prefazione di Jacques Le Goff             VII

Premessa                                   IX

    Scienza europea, p. ix
    Una rivoluzione e il suo passato, p. xiv
    Di questo libro, p. xvii

1.  Ostacoli                                3

    Dimenticare ciò che sappiamo, p. 3
    Fisica, p. 4
    Cosmologia, p. 8
    Vile meccanico, p. 12

2.  Segreti                                17

    «Margaritae ad porcos», p. 17
    Il sapere ermetico, p. 18
    Il sapere pubblico, p. 24
    Tradizione ermetica e rivoluzione
        scientifica, p. 29
    Segreti e sapere pubblico, p. 33

3.  Ingegneri                              35

    La pratica e le parole, p. 35
    Ingegneri e teatri di macchine, p. 37
    Botteghe, p. 40
    Leonardo, p. 41
    «Fabrica» e «discorso», p. 45
    Un sapere capace di crescita, p. 48
    Arte e natura, p. 50
    Dedalo e il Labirinto, p. 52

4.  Cose mai viste                         55

    La stampa, p. 55
    Libri antichi, p. 57
    L'antico e il nuovo, p. 58
    Le illustrazioni, p. 60
    Nuove stelle, p. 67
    Terre incognite per la vista, p. 70
    Il nuovo mondo, p. 75

5.  Un nuovo cielo                         79

    Copernico, p. 79
    Il mondo si è sbriciolato, p. 85
    Tycho Brahe, p. 91
    Keplero, p. 94

6.  Galilei                               107

    I primi scritti, p. 107
    Le scoperte astronomiche, p. 109
    La natura e la Scrittura, p. 114
    Le ipotesi e il realismo, p. 118
    La condanna di Copernico, p. 120
    Il libro della natura, p. 122
    I "Massimi sistemi", p. 127
    La distruzione della cosmologia
        aristotelica, p. 130
    Geometrizzazione, relatività,
        inerzia, p. 132
    Le maree, p. 136
    La tragedia di Galilei, p. 138
    La nuova fisica, p. 141

7.  Cartesio                              149

    Un sistema, p. 149
    Avanzo mascherato, p. 150
    Introdurre termini matematici
        nella geometria, p. 153
    Fisica e cosmologia, p. 154
    Il mondo come geometria
        realizzata, p. 161

8.  Innumerevoli mondi                    165

    Un vuoto infinito, p. 165
    Un universo infinito e infinitamente
        popolato, p. 168
    Galilei, Cartesio e l'infinità
        del mondo, p. 173
    Non siamo soli nell'universo, p. 176
    Le congetture di Huygens, p. 181
    Crisi e fine dell'antropocentrismo, p.184

9.  Filosofia meccanica

    Necessità della immaginazione, p. 187
    La meccanica e le macchine, p. 190
    Cose naturali e cose artificiali:
        conoscere e fare, p. 195
    Animali, uomini, macchine, p. 198
    Si può essere meccanicisti e rimanere
        cristiani?, p. 203
    Leibniz: la critica al meccanicismo,
        p. 208

10. Filosofia chimica                     215

    La chimica e la sua galleria
        degli antenati, p. 215
    Paracelso, p. 217
    Paracelsiani, p. 219
    Iatrochimici, p. 222
    Chimica e filosofia meccanica, p. 223
    Meccanicismo e vitalismo, p. 225

11. Filosofia magnetica                   229

    Fenomeni strani, p. 229
    Gilbert, p. 231
    I Gesuiti e la magia, p. 234
    Prudenza sperimentale e audacia
        modellistica, p. 237
    La sfera di zolfo, p. 240
    Musica e tarantismo, p. 241

12. Il cuore e la generazione             243

    Il Sole dell'organismo, p. 243
    Ovisti e animalculisti, p. 249
    Preformismo, p. 251

13. Tempi della natura                    255

    La scoperta del tempo, p. 255
    Pietre strane, p. 257
    Come vengono prodotti gli oggetti
        naturali?, p. 266
    Una teoria sacra della Terra, p. 263
    La "Protogaea" di Leibniz, p. 266
    Newtoniani e cartesiani, p. 270

14. Classificare                          273

    "Poa bulbosa", p. 273
    Classificare, p. 275
    Lingue universali, p. 276
    Una lingua per parlare della natura,
        p. 278
    Imporre nomi equivale a conoscere, p. 279
    Aiuti per la memoria, p. 281
    L'essenziale e l'accidentale, p. 282

15. Strumenti e teorie                    285

    Aiuti per i sensi, p. 285
    Aiuti per l'intelletto, p. 290

16. Accademie                             299

    Università, p. 299
    Accademie, p. 302
    Prime Accademie, p. 304
    Parigi, p. 307
    Londra, p. 310
    Berlino, p. 312
    Bologna, p. 314
    «Giornali», p. 315

17. Newton                                317

    I "Principi matematici della
        filosofia naturale", p. 317
    Lo "Scolio generale", p. 325
    L' "Ottica", p. 327
    La vita di Newton, p. 332
    Intermezzo sui manoscritti, p. 335
    Le "Queries" dell' "Ottica", p. 338
    I cicli cosmici, p. 340
    Cronologia, p. 344
    La sapienza degli antichi, p. 347
    Alchimia, p. 350
    La religione di Newton e
        l'Apocalisse, p. 352
    L'interpretazione della Bibbia e
        l'interpretazione della natura,
        p. 355
    Conclusioni, p. 358

Cronologia                                361

Bibliografta                              369

Indice dei nomi                           405

 

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Pagina 3

1.
Ostacoli


Dimenticare ciò che sappiamo

Più che alle strutture perenni della mente degli esseri umani gli storici sono interessati alla diversità dei modi di funzionare delle menti in epoche differenti. Quando ci si avvicina a un pensiero che non è il nostro diventa importante cercare di dimenticare ciò che sappiamo o crediamo di sapere. E necessario adottare modi di ragionare o addirittura principi metafisici che per le persone del passato erano altrettanto validi e fondati su ragionamenti e ricerche quanto sono per noi i principi della fisica matematica e i dati dell'astronomia (Koyré, 1971: 77). Come ha scritto una volta Thomas Kuhn è essenziale fare il tentativo di disimparare gli schemi di pensiero indotti dall'esperienza e dall'istruzione precedenti (Kuhn, 1980: 183).

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Pagina 7

Tutte e tre queste generalizzazioni, come si è detto, nascono dal riferimento a situazioni legate all'esperienza quotidiana: la caduta di una piuma e quella di una pietra, il moto di un carretto tirato da un cavallo. Esse appaiono inoltre legate a una concezione antropomorfica del mondo, che assume le sensazioni e i comportamenti e le percezioni dell'uorno, nella loro immediatezza, come criteri per la realtà. Alle radici degli «errori» della fisica degli antichi stanno motivazioni profonde, radicate nella nostra fisiologia e nella nostra psicologia. Perché, si domanda Renato Cartesio nei Principia (1644), ordinariamente ci inganniamo pensando che sia necessaria una maggiore azione per il movimento che per il riposo? Siamo caduti in questo errore, scrive, «fin dall'inizio della nostra vita», perché siamo abituati a muovere il nostro corpo secondo la nostra volontà e il corpo viene avvertito in riposo solo per il fatto che «è attaccato alla Terra con la pesantezza, di cui non sentiamo la forza». Dato che questa pesantezza resiste al movimento delle membra e fa sì che ci stanchiamo nel corso dei nostri movimenti «ci è sembrato che ci volesse una forza più grande e più azione per produrre un movimento che per fermarlo» (Cartesio, 1967: Il, 88).

La scienza moderna non è nata sul terreno della generalizzazione di osservazioni empiriche, ma su quello di un'analisi capace di astrazione, capace cioè di abbandonare il piano del senso comune, delle qualità sensibili, dell'esperienza immediata. Il principale strumento che rese possibile la rivoluzione concettuale della fisica fu, come è noto, la matematizzazione della fisica. Ai suoi sviluppi dettero contributi decisivi Galilei, Pascal, Huygens, Newton, Leibniz.

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Pagina 11

Semplificando molto le cose, è possibile tentare di elencare i presupposti che fu necessario abbattere e abbandonare per costruire una nuova astronomia.

1) La distinzione di principio tra una fisica del Cielo e una fisica terrestre, che risultava dalla divisione dell'universo in due sfere, l'una perfetta, l'altra soggetta al divenire.

2) La convinzione (che conseguiva da questo primo punto) del carattere necessariamente circolare dei moti celesti.

3) Il presupposto dell'immobilità della Terra e della sua centralità nell'universo che era confortato da una serie di argomenti dall'apparenza irrefutabile (il moto terrestre proietterebbe in aria oggetti e animali) e che trovava conferma nel testo delle Scritture.

4) La credenza nella finitezza dell'universo e in un mondo chiuso che è legata alla dottrina dei luoghi naturali.

5) La convinzione, strettamente connessa alla distinzione fra moti naturali e violenti, che non ci sia bisogno di addurre nessuna causa per spiegare lo stato di quiete di un corpo, mentre, al contrario, ogni movimento deve essere spiegato o come dipendente dalla forma o natura del corpo o come provocato da un motore che lo produce e lo conserva.

6) Il divorzio, che si era andato rafforzando, fra le ipotesi matematiche dell'astronomia e la fisica.

Nel corso di circa cento anni (all'incirca fra il 1610 e il 1710) ciascuno di questi presupposti venne discusso, criticato, respinto. Ne risultò, attraverso un processo difficile (a volte tortuoso), una nuova immagine dell'universo fisico destinata a trovare il suo compimento nell'opera di Isaac Newton, in quella grandiosa costruzione che, dopo Einstein, chiamiamo oggi la «fisica classica». Ma si trattò di un rifiuto che presupponeva un radicale rovesciamento di quadri mentali e di categorie interpretative, che implicava una nuova considerazione della natura e del posto dell'uomo nella natura.

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Pagina 16

Solo se si tiene presente questo contesto acquista un significato preciso l'atteggiamento assunto da Galilei e che è alla radice delle sue grandi scoperte astronomiche. Nel 1609 Galilei puntava verso il cielo il suo cannocchiale. Ciò che segna una rivoluzione è la fiducia galileiana in uno strumento nato nell'ambiente dei meccanici, progredito solo per pratica, parzialmente accolto negli ambienti militari, ma ignorato, quando non disprezzato, dalla scienza ufficiale. Il cannocchiale era nato negli ambienti dell'artigianato olandese. Galilei l'aveva ricostruito e l'aveva presentato a Venezia nell'agosto del 1609 per farne poi dono al governo della Signoria. Il cannocchiale non è per Galilei uno dei tanti
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