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| << | < | > | >> |Pagina 7 [ inizio libro ]Cobb Anderson si sarebbe trattenuto anche più a lungo, non capita tutti i giorni di vedere i delfini. Ce n'erano una ventina, forse addirittura cinquanta, che si cullavano in una marea bassa e grigia, facendo capolino dall'acqua. Era bello starli a guardare. Cobb lo interpretò come un segno e uscì un'ora prima per il suo cicchetto serale.La controporta si richiuse sbattendo dietro di lui, che rimase indeciso per un attimo, confuso dal sole del tardo pomeriggio. Annie Cushing lo osservava da dietro la finestra del cottage a fianco. Alle sue spalle saliva la musica dei Beatles. - Hai dimenticato il cappello - lo avvertì. Era ancora un uomo piacente, ben piazzato, con una barba da Babbo Natale. Annie non si sarebbe data la pena di andare d'accordo con lui, se non fosse stato così... - Osserva i delfini, Annie. Non ho bisogno del cappello. Guarda come sono felici. Non ho bisogno del cappello né di una moglie. - Si diresse verso la strada asfaltata, camminando rigido tra le conchiglie bianche spezzate. Annie riprese a spazzolarsi i capelli. Erano bianchi e lunghi e li manteneva folti con spray ormonali. | << | < | > | >> |Pagina 12Il sole stava tramontando dietro di lui quando vide lo straniero. Massiccio, la postura ben dritta, braccia e gambe forti ricoperte da peli ricci, una barba bianca fluente. Come Babbo Natale o Ernest Hemingway l'anno che si sparò.- Salve, Cobb - disse l'uomo. Indossava occhiali da sole e sembrava divertito. I suoi pantaloncini e la maglietta luccicarono. - Ti va di bere? - Cobb indicò la bottiglia mezza vuota. Si chiese a chi, sempre che si trattasse di qualcuno, stesse parlando. - No, grazie - disse lo straniero, mentre si sedeva. - Su di me non ha nessun effetto. Cobb osservò l'uomo. Qualcosa in lui... - Ti starai chiedendo chi sono - disse lo straniero sorridendo. - Io sono te. - Te chi? - Tu sei me. - Lo straniero utilizzò su di sé il piccolo sorriso a labbra strette di Cobb. - Sono una copia meccanica del tuo corpo. La faccia sembrava a posto e c'era anche la cicatrice del trapianto di cuore. La sola differenza tra loro era che la copia aveva un aspetto veramente vispo e in salute. Chiamiamolo Cobb Anderson2. Cobb2 non beveva. Cobb lo invidiò. Non aveva trascorso un giorno intero da sobrio sin da quando aveva subito l'operazione e aveva lasciato sua moglie. - Come sei arrivato qui? Il robot fece un gesto mostrando il palmo della mano. A Cobb piacque l'effetto che faceva quella mossa vista su qualcun altro. - Non posso dirtelo - rispose la macchìna. - Lo sai che opinione ha di noi la maggior parte della gente. Cobb ridacchiò. Lo sapeva bene. All'inizio l'opinione pubblica si era esaltata all'idea che i robot lunari di Cobb si fossero evoluti in bopper intelligenti. La qual cosa succedeva prima che Ralph Numbers guidasse la rivolta del 2001. Dopo la rivolta, Cobb era stato accusato di tradimento. Sì concentrò dì nuovo sul presente. | << | < | > | >> |Pagina 39Un po' riluttante, Ralph lanciò un segnale al suo amico Vulcan. Quando Wagstaff aveva fissato quell'incontro, Vulcan gli aveva predetto che era una trappola. Ralph odiava ammettere che Vulcan aveva ragione.La risposta giunse tra le scariche: - Qui Vulcan - Già per Ralph era difficile afferrare le parole. - Qui Vulcan, ti sto monitorando. Preparati alla fusione, amico. Sarò lì per raccogliere i pezzi entro un'ora. - Ralph avrebbe voluto rispondere, ma non riuscì a pensare a niente da dire. Vulcan aveva insistito per registrare il nucleo e le memorie segrete di Ralph prima che uscisse per l'appuntamento. Una volta rimesso assieme l'hardware, sarebbe stato in grado di riprogrammare Ralph identico a com'era prima della sua gita al cratere Maskeleyne. Perciò in un certo senso Ralph sarebbe sopravvissuto. In un altro senso no. Nel giro di tre minuti sarebbe... nella misura in cui tali parole significano qualcosa... morto. Il Ralph Numbers ricostruito non si sarebbe ricordato della discussione con Wagstaff o della scalata per uscire dal cratere Maskeleyne. Naturalmente il Ralph Numbers ricostruito sarebbe stato equipaggiato di nuovo con una simbolica personale e con il sentimento della coscienza di sé. Ma la coscienza sarebbe rimasta la stessa? Due minuti. Gli accessi e i commutatori del sistema sensoriale di Ralph stavano saltando. I suoi input ardevano, scoppiettavano e infine morivano. Niente più luce, niente più peso. Però, nei recessi della memoria di deposito, conservava ancora un'immagine di se stesso, un ricordo di chi era... la simbolica del sé. Era una grossa scatola di metallo appoggiata su cingoli, una scatola con cinque braccia e una testa sensoriale con un lungo collo telescopico. Era Ralph Numbers, che aveva liberato i bopper. Un minuto. Non gli era mai successo prima. Mai così. All'improvviso si ricordò che s'era dimenticato di avvertire Vulcan del progetto rivoluzionario degli escavatori. Cercò di inviare un segnale, senza però riuscire a capire se fosse stato trasmesso. Ralph s'aggrappò alla falena sfuggente della sua coscienza. Io sono. Io sono io.
Certi bopper sostenevano che quando muori accedi a certi
segreti. Ma nessuno si riusciva mai a ricordare la propria
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