Copertina
Autore Richard Paul Russo
Titolo Frank Carlucci investigatore
EdizioneMondadori, Milano, 2000, Urania 1398 II , pag. 394, dim. 105x175x23 mm
OriginaleCarlucci's Heart [1997]
TraduttoreAntonio Bellomi
LettoreAngela Razzini, 2000
Classe fantascienza , gialli
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Pagina 7

Isabel


I suoi tutori l'avevano chiamata Isabel, ma era da tanto tempo che lei non sentiva più quel nome. E quel nome le mancava, ora, così come quel calore che provava dentro di sé ogni volta che Donya, uno dei suoi tutori, lo pronunciava: Isabel.

Raramente ormai lei si avvicinava alle persone, anche se spesso in quel luogo le capitava di vedere uomini e donne e li stava a osservare mentre passavano di fronte ai suoi nascondigli. Ma capitava ancora più di rado che qualcuno la vedesse.

Isabel era un macaco dalla lunga coda, e ora abitava nel Core, nel cuore profondo del Tenderloin, vagando per i suoi tenebrosi passaggi sotterranei, infilandosi a fatica nei vecchi pozzi d'aerazione e nei condotti di contorto metallo arrugginito, salendo su per scale piene d'ombra, attraverso edifici in rovina. Il suo mantello era di una intensa tonalità bruna e grigia che quasi scintillava nelle rare occasioni in cui si esponeva alla piena luce del sole, un sole che la colpiva coi suoi raggi attraverso qualche frastagliata apertura delle pareti di mattoni, pietra, metallo o cemento. I suoi occhi erano contornati da ciglia folte. L'indice della mano destra era stato tagliato all'altezza della prima falange, ma non si ricordava come ciò fosse successo. Mangiava insetti e avanzi di cibo rubati a coloro che abitavano in quelle vecchie rovine cadenti e beveva acqua dalle pozze che si formavano dopo le piogge. Le era sembrato di avere visto altre scimmie in quel posto, ma non ne era sicura.

Adesso per lei la vita era diversa. Non sapeva in realtà dove si trovasse, ma quasi sempre il luogo era più buio e umido di dove era vissuta in precedenza. Si sentiva anche più pesante e i suoi muscoli ci avevano messo un po' ad adattarsi al maggiore peso. Qui nessuno veniva a darle da mangiare e da bere, ma non c'erano neanche gabbie. Era libera.

Isabel era stata molto male appena prima di venire liberata nel Core, quasi in punto di morte. Non ne era sicura, ma aveva pensato che i suoi tutori avessero fatto qualcosa per farla ammalare. E quando era guarita avevano fatto qualcos'altro, questa volta per farla dormire, e al suo risveglio si era trovata lì nel Core. Sola e libera.

Adesso era una scimmia tranquilla e prudente.

Isabel sonnecchiava, sentendosi al caldo e protetta. Le immagini del sogni si susseguivano veloci nella sua mente. Era seduta su una pietra piatta, inondata dalla luce del sole che proveniva da un'irregolare apertura nel muro di mattoni.

Poi una serie di suoni la misero in allarme... sfregamenti, scatti.

Isabel apri gli occhi, mosse la testa di scatto e ruotò su se stessa, sbattendo le palpebre per la luce. Un'ombra avanzò verso di lei, un uomo che teneva sollevata una specie di rete.

Isabel non esitò e attaccò.

Si scagliò contro il volto dell'uomo, scoprendo gli incisivi taglienti, e sfoderando gli artigli delle mani.

L'uomo cacciò un urlo, si copri il volto con le braccia. I denti di Isabel gli lacerarono la pelle, i muscoli di un braccio e una spalla. I suoi artigli che fendevano l'aria incontrarono capelli e indumenti e affondarono in qualcosa di non bene identificato. L'uomo fece un balzo all'indietro, Isabel continuò a vibrare fendenti e a colpire. Poi l'uomo cadde all'indietro, si rigirò e ricadde al di sopra di Isabel, togliendole il fiato col suo peso. Continuò a rotolare e lei mollò la presa.

Ora Isabel giaceva al suolo con gli occhi aperti, la bocca spalancata per una boccata d'aria che non sarebbe venuta. Un dolore lancinante le squarciava il petto. L'uomo si ritrasse barcollando e gemendo.

Il fiato le tornò accompagnato da un dolore ancora più acuto e Isabel balzò in piedi, in preda alle vertigini, ma pronta a difendersi. Ma l'uomo era scomparso, allontanandosi dietro una pila di reti. Isabel ne udì le grida svanire nel buio.

Sentì in bocca un sapore di sangue e capi che non era il suo.

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