Copertina
Autore José Saramago
Titolo La caverna
EdizioneEinaudi, Torino, 2000, Supercoralli , Isbn 88-06-15255-6
OriginaleA Caverna [2000]
TraduttoreRita Desti
LettoreRenato di Stefano, 2001
Classe narrativa portoghese
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Pagina 3 [ inizio libro ]

L'uomo che guida il camioncino si chiama Cipriano Algor, fa il vasaio di mestiere e ha sessantaquattro anni, anche se a vederlo sembra meno anziano. L'uomo che gli sta seduto accanto è il genero, si chiama Marçal Gacho, e ancora non è arrivato ai trenta. In ogni modo, con la faccia che ha, nessuno glieli darebbe. Come si sarà notato, sia l'uno che l'altro hanno appiccicati al nome proprio dei cognomi insoliti di cui s'ignorano l'origine, il significato e la ragione. La cosa più probabile è che si dispiacerebbero se mai giungessero a sapere che algor, algora, significa freddo intenso del corpo, preannuncio di febbre, e che il gacho è né più né meno che la parte del collo del bue su cui poggia il giogo. Il più giovane veste l'uniforme, ma non è armato. Il più vecchio indossa una giacca borghese e un paio di pantaloni più o meno decorosi, ha il colletto della camicia sobriamente abbottonato, senza cravatta. Le mani che manovrano il volante sono grandi e forti, da contadino, eppure, forse per effetto del quotidiano contatto con la morbidezza dell'argilla a cui le obbliga il mestiere, promettono una certa sensibilità. Nella mano destra di Marçal Gacho non c'è nulla di particolare, ma il dorso della mano sinistra presenta una cicatrice che ha l'aspetto di una bruciatura, un segno in diagonale che va dalla base del pollice alla base del mignolo. Il camioncino non merita un tale nome, è solo un furgone di medie dimensioni, un vecchio modello, ed è carico di stoviglie. Quando i due uomini sono usciti da casa, venti chilometri fa, il cielo stava appena cominciando a rischiarare, ma adesso il mattino ha ormai diffuso nel mondo abbastanza luce perché si possa osservare la cicatrice di Marçal Gacho e immaginare la sensibilità delle mani di Cipriano Algor. Stanno viaggiando a velocità ridotta per via della fragilità del carico, e anche per l'irregolarità del manto stradale. La consegna di merci non ritenute di prima o seconda necessità, come queste stoviglie rustiche, avviene, secondo gli orari fissati, a metà mattina, e se i due uomini hanno fatto una tale alzataccia è perché Marçal Gacho deve timbrare almeno mezz'ora prima che le porte del Centro siano aperte al pubblico. Nei giorni in cui non accompagna il genero, ma ha delle stoviglie da trasportare, Cipriano Algor non ha bisogno di alzarsi tanto presto. Tuttavia, ogni dieci giorni, è sempre lui che s'incarica di andare a prendere Marçal Gacho al lavoro per passare con la famiglia le quaranta ore di riposo a cui ha diritto, ed è lui che, dopo, con o senza stoviglie nel bagagliaio del furgone, puntualmente lo riconduce alle sue responsabilità e ai suoi doveri di guardiano interno. La figlia di Cipriano Algor, che si chiama Marta di nome, e di cognome Isasca per parte della defunta madre e Algor per parte di padre, gode della presenza di suo marito a casa e nel letto solo sei notti e tre giorni al mese. La notte precedente a questa è rimasta incinta, ma lei ancora non lo sa.

Il paesaggio è fosco, sporco, non merita che lo guardiamo due volte. Qualcuno ha dato a queste vaste distese d'aspetto tutt'altro che campestre il nome tecnico di Cintura Agricola, e anche, per analogia poetica, quello di Cintura Verde, ma l'unico paesaggio che gli occhi riescono a cogliere ai due lati della strada, che copre senza soluzione di continuità percettibile molte migliaia di ettari, sono grandi fabbricati dal tetto piatto, rettangolari, costruiti con plastiche di un colore neutro che il tempo e la polvere hanno fatto digradare, a poco a poco, verso il grigio e il bigio. Sotto di essi, fuori dalla vista di chi passa, cresce la vegetazione. Da vie secondarie che vengono a sboccare nella statale, escono qua e là camion e trattori con rimorchi carichi di vegetali, ma il grosso del trasporto è stato fatto durante la notte, questi, o hanno un'autorizzazione espressa ed eccezionale a fare la consegna più tardi, oppure sono rimasti a dormire. Marçal Gacho ha scostato discretamente la manica sinistra della giacca per guardare l'orologio, è preoccupato perché il traffico si sta intensificando a poco a poco e perché sa che da qui in poi, quando entreranno nella Cintura Industriale, le difficoltà aumenteranno. Il suocero si è accorto del gesto, ma se n'è rimasto zitto, questo suo genero è un giovane simpatico, senza dubbio, ma nervoso, che appartiene alla razza degli esagitati per natura, sempre inquieto per il trascorrere del tempo, anche se ce ne ha d'avanzo, nel qual caso non sembra mai sapere cosa metterci dentro, dentro al tempo, intendiamoci, Come sarà quando arriverà alla mia età, ha pensato. Si sono lasciati la Cintura Agricola alle spalle, la statale, adesso più sporca, attraversa la Cintura Industriale passando proprio in mezzo a stabilimenti di tutte le dimensioni, attività e aspetto, con depositi sferici e cilindrici di combustibile, centrali elettriche, reti di canalizzazione, condotte d'aria, ponti sospesi, tubi di tutte le grandezze, alcuni rossi, altri neri, comignoli che lanciano nell'atmosfera spirali di fumi tossici, gru dalle lunghe braccia, laboratori chimici, raffinerie di petrolio, odori fetidi, amari o dolciastri, rumori stridenti di trapani, ronzii di seghe meccaniche, colpi bruschi di martelli pneumatici, di tanto in tanto una zona di silenzio, nessuno sa cosa mai vi si produca. È allora che Cipriano Algor ha detto, Non ti preoccupare, arriveremo in tempo, Non sono preoccupato, ha risposto il genero, mascherando l'inquietudine, Lo so, era tanto per dire, disse Cipriano Algor. Ha svoltato con il furgone imboccando una strada parallela riservata al traffico locale, Da qui prenderemo una scorciatoia, ha detto, se la polizia ci domanda perché abbiamo lasciato la statale, ricordati cosa si è combinato, abbiamo un affare da trattare in una di queste fabbriche prima di arrivare in città. Marçal Gacho ha fatto un respiro profondo, quando il traffico sulla statale si complicava, il suocero, prima o poi, finiva per prendere una deviazione. Quello che lo infastidiva era la possibilità che si distraesse e prendesse la decisione troppo tardi. Per fortuna, malgrado i timori e gli avvertimenti, la polizia non li aveva mai fermati, Una volta dovrà pur convincersi che non sono più un ragazzino, ha pensato Marçal, e che non deve star li a ricordarmi tutte le volte questa storia degli affari da trattare in qualche fabbrica. Non immaginavano, né l'uno né l'altro, che fosse proprio l'uniforme di guardiano del Centro che indossava Marçal Gacho il motivo della persistente tolleranza o della benevola indifferenza della polizia stradale, che non era il semplice risultato di molteplici casualità o di una ostinata fortuna, come probabilmente avrebbe risposto se li avessero interrogati sulla ragione per cui ritenevano di essersi risparmiati qualche multa. Se Marçal Gacho l'avesse saputa, forse avrebbe fatto valere con il suocero il peso dell'autorità che la divisa gli conferiva, se l'avesse saputa Cipriano Algor, forse avrebbe cominciato a rivolgersi al genero con meno ironica condiscendenza. È proprio vero che la gioventù non conosce ciò che può, e la vecchiaia non può ciò che conosce.

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Pagina 36

[...] Cipriano Algor andrà a passare alcuni minuti accanto alla tomba della moglie, non per recitare qualche preghiera che ormai ha dimenticato, né per chiederle che dall'alto, dall'empirea dimora, se così in alto l'hanno portata le sue doti, interceda a suo favore presso colui che alcuni dicono che possa tutto, protesterà solo che non è giusto, Justa, ciò che mi hanno fatto, si sono beffati del mio lavoro e del lavoro di nostra figlia, dicono che le stoviglie di terracotta non interessano più, che non le vuole nessuno, e quindi anche noi non siamo più necessari, siamo una scodella crepata a cui non vale la pena di perder tempo a mettere ganci, tu sei stata più fortunata finché hai vissuto. Nei vialetti di ghiaia del cimitero ci sono piccole pozze d'acqua, l'erba cresce dappertutto, non ci vorranno cent'anni perché non si sappia più chi è stato messo sotto questi monticelli di fango, e se comunque lo sapranno ancora c'è da chiedérsi se il saperlo gli interesserà veramente, i morti, qualcuno lo ha già detto, sono come piatti crepati su cui non vale la pena agganciare quelle graffe di ferro, anch'esse desuete, che univano ciò che si era rotto e separato, o, nel caso in questione, spiegando il simile con altre parole, i ganci della memoria e della nostalgia. Cipriano Algor si è avvicinato alla tomba della moglie, sono ormai tre gli anni che lei si trova là sotto, tre anni senza farsi vedere da nessuna parte, né in casa, né alla fornace, né a letto, né all'ombra del gelso nero, né sotto il sole cocente della cava d'argilla, non si è più seduta a tavola né al tornio, non toglie più le ceneri cadute dalla griglia né rivolta i pezzi che stanno essiccando, non sbuccia le patate, non impasta la creta, non dice, Cosi vanno le cose, Cipriano, la vita non ha che due giorni da dare, e c'è tanta gente che ha vissuto solo un giorno e mezzo, e altra neanche tanto, vedi dunque che noi non possiamo lamentarci. Cipriano Algor non rimase più di tre minuti, era abbastanza intelligente da non aver bisogno che gli dicessero che l'importante non era starsene lì fermo, con o senza preghiere, a guardare una tomba, l'importante era l'essere venuto, l'importante è il cammino che si è fatto, il viaggio che si è percorso, se sei consapevole che stai prolungando la tua contemplazione è perché osservi te stesso o, peggio ancora, perché ti aspetti che ti osservino. A paragone con la velocità istantanea del pensiero, che prosegue in linea retta fino a quando sembra avere smarrito il nord, lo crediamo noi perché non capiamo che il pensiero, correndo in una direzione, sta avanzando verso tutte le direzioni, a paragone, dicevamo, la povera parola ha sempre bisogno di chiedere permesso a un piede per far avanzare l'altro, eppure inciampa continuamente, esita, s'intrattiene a girare intorno a un aggettivo, a un tempo verbale che gli si è presentato senza farsi annunciare dal soggetto, dev'esser questa la ragione per cui Cipriano Algor non ha avuto tempo di dire alla moglie tutto quello che aveva pensato, che non
[...]

 


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