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| << | < | > | >> |Pagina 11 [ inizio libro ]Don Giovanni, quinto del nome nella successione dei re, andrà questa notte in camera di sua moglie, donna Maria Anna Giuseppa, che è giunta da più di due anni dall'Austria per dare infanti alla corona portoghese e fino ad oggi non ce l'ha fatta a ingravidare. Già si mormora a corte, dentro e fuori del palazzo, che la regina probabilmente ha il grembo sterile, insinuazione molto ben difesa da orecchie e bocche delatrici e che solo fra intimi si confida. Che la colpa ricada sul re, neppure pensarlo, primo perché la sterilità non è male degli uomini, ma delle donne e per questo tante volte sono ripudiate, e secondo, tangibil prova, se pur fosse necessaria, perché abbondano nel regno bastardi del real seme e anche ora la fila gira l'angolo. Oltre a ciò, chi si consuma nell'implorare al cielo un figlio non è il re, ma la regina, e anche qui per due ragioni. La prima ragione è che un re, e tanto più se del Portogallo, non chiede quel che unicamente è in suo potere dare, la seconda ragione perché, essendo la donna, naturalmente, vaso per ricevere, dev'essere naturalmente supplice, sia in novene organizzate che in orazioni occasionali.| << | < | > | >> |Pagina 25Durante l'anno c'è chi muore per aver molto mangiato tutta la vita, ragion per cui si ripetono i colpi apoplettici, primo, secondo, terzo, e a volte ne basta uno per mandarti all'altro mondo e se il disgraziato provvisoriamente la scampa, rimane toccato da un lato, la bocca storta, senza voce se il lato è quello e anche senza medicine che gli giovino, tolti i salassi, che si prescrivono a mezze dozzine. Ma non manca, proprio per questo decedendo più facilmente, chi muore per aver mangiato poco per tutta la vita, o quel tanto di vita che ha retto a un triste trantran di sardine e riso, oltre la lattuga che ha dato il soprannome agli abitanti di Lisbona, carne quando compie gli anni sua maestà. Vuole Dio che il fiume sia prodigo di pesce, lodiamoli per questo tutti e tre. E che la lattuga, così come le altre verdure, se ne vengano dal circondario, cestoni ricolmi, su file di asini guidate da contadini e contadine, che in questo lavoro non c'è differenza. E che il riso non manchi oltre il tollerabile. Ma questa città, più delle altre, è una bocca che mastica troppo da una parte e troppo poco dall'altra, non essendoci quindi una via di mezzo tra il gozzo pletorico e il collo raggrinzito, tra il naso rubicondo e l'altro tisico, tra la chiappa ballerina e quella floscia, tra il ventre pieno e la pancia appiccicata alle costole. La Quaresima tuttavia, come il sole, quando nasce, è per tutti.| << | < | > | >> |Pagina 43Donna Marianna non andrà oggi all'auto da fé. E' in lutto per suo fratello Giuseppe, l'imperatore d'Austria, che in pochissimi giorni si è ammalato di vaiolo e ne è morto, a soli trentadue anni, ma la ragione per cui rimarrà nel chiuso dei suoi appartamenti non è questa, molto male andrebbero gli Stati se una regina si lasciasse andare per così poco, quando per così grandi e ben maggiori colpi vengono educate. Nonostante sia ormai al quinto mese, ancora soffre di nausee naturali, che tuttavia per parte loro non basterebbero a sviarle la devozione e i sensi della vista, udito e olfatto dalla solenne cerimonia, tanto nobilitatrice delle anime, atto di tanta fede, la processione compassata, la tranquilla lettura delle sentenze, le figure accasciate dei condannati, le voci querimoniose, l'odore della carne che crepita quando la raggiungono le fiamme e gocciola sulla brace quel po' di grasso che è avanzato dalle carceri. Donna Marianna non sarà presente all'auto da fé perché, nonostante sia gravida, tre volte l'hanno salassata, il che l'ha grandemente indebolita, in aggiunta ai capogiri di cui soffre da molti mesi. Le hanno ritardato i salassi come le hanno ritardato la notizia della morte del fratello perché i medici volevano rinforzarla ancora un po', essendo tanto recente la sua gravidanza. Ché, a dire il vero, l'aria non è molto buona a palazzo, come anche ora è stato dimostrato dall'intensa flatulenza che ha colto il re, per la quale ha chiesto confessione e subito gliel'hanno accordata, per il bene che sempre fa all'anima, ma saranno state fantasie sue, ché tutto si è risolto con un buon esito quando lo hanno purgato, in fin dei conti era solo un blocco intestinale. E' triste il palazzo, più triste del consueto, per il lutto che il re ha fatto proclamare per tutta la sua corte e per l'ordine che i suoi nobili e funzionari lo osservino, come ha fatto lui, tappandosi in casa per otto giorni e prendendo sei mesi di lutto stretto, tre di cappa lunga e tre di cappa corta, a testimonianza del suo gran dispiacere per la morte dell'imperatore suo cognato.
Oggi, tuttavia, è giorno di allegria generale,
forse la parola sarà impropria, perché il piacere
viene dal profondo, magari dall'anima, guardare
questa città che esce dalle sue case, che si
riversa per le strade e le piazze, che scende
dalle colline, che si riunisce al Rossio per
veder giustiziare ebrei e conversi, eretici e
stregoni, oltre a quei casi meno facilmente
qualificabili come quelli di sodomia, molinismo,
sodomizzare donne e far loro proposte in tal senso
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