Copertina
Autore José Saramago
Titolo Tutti i nomi
EdizioneEinaudi, Torino, 1998, Supercoralli , Isbn 88-06-14847-8
OriginaleTodos os Nomes [1997]
TraduttoreRita Desti
LettoreRenato di Stefano, 1998
Classe narrativa portoghese
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Pagina 3 [ inizio libro ]

Sopra la cornice della porta c'è una placca metallica lunga e stretta, rivestita di smalto. Su sfondo bianco, le lettere nere annunciano Conservatoria Generale dell'Anagrafe. Lo smalto è crepato e sbrecciato in alcuni punti. La porta è antica, l'ultimo strato di vernice marrone si sta scrostando, le venature del legno, visibili, ricordano una pelle striata. Ci sono cinque finestre sulla facciata. Appena si varca la soglia, si sente l'odore della carta vecchia. Certo è che non passa giorno senza che in Conservatoria entrino incartamenti nuovi, degli individui di sesso maschile e di sesso femminile che fuori continuano a nascere, ma l'odore non cambia mai, in primo luogo perché il destino di ogni foglio nuovo, subito dopo l'uscita dalla fabbrica, è quello di cominciare a invecchiare, in secondo luogo perché, di solito piú spesso sui fogli vecchi, ma tante volte su quelli nuovi, non passa giorno che non si scrivano cause di decessi e relativi luoghi e date, ciascuno apportando i propri particolari odori, non sempre offensivi per le mucose olfattive, come dimostrano certi effluvi aromatici che di tanto in tanto, impercettibilmente, attraversano l'atmosfera della Conservatoria Generale e che i nasi piú fini identificano come un profumo composto metà di rosa e metà di crisantemo.

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Pagina 12

E' giunto adesso il momento di spiegare che, nonostante debba fare tutto quel giro per entrare nella Conservatoria Generale e ritornare a casa, al Signor José ha recato solo soddisfazione e sollievo la condanna della porta. Non era certo tipo, lui, da ricevere visite di colleghi nell'intervallo del pranzo, e se qualche volta si era ammalato, era lui che di sua spontanea volontà compariva nella sala e andava a presentarsi al vice del suo reparto per fugare ogni dubbio sulla propria onestà di impiegato e perché non dovessero mandargli la visita fiscale al capezzale. Con la proibizione di usare la porta, si erano ancor piú ridotte le probabilità di un'intromissione inattesa nel suo rifugio domestico, nel caso in cui, per esempio, avesse lasciato in esposizione sul tavolo, casualmente, quello che tanto lavoro gli stava dando da un mucchio di anni, vale a dire la sua collezione di notizie sulle persone del paese che, tanto per buone come per cattive ragioni, erano divenute famose. Gli stranieri, qualunque fosse la portata della loro celebrità, non lo interessavano, i loro incartamenti erano archiviati in conservatorio distanti, sempre che altrove abbiano questo stesso nome, ed erano stati redatti in lingue che lui non avrebbe saputo decifrare, approvati da leggi che non conosceva, neanche usando la scala piú alta di tutte sarebbe riuscito ad arrivarci. Persone cosí, come questo Signor José, le incontriamo dovunque, occupano il proprio tempo o il tempo che credono gli avanzi dalla vita a raccogliere francobolli, monete, medaglie, vasi, cartoline, scatole di fiammiferi, libri, orologi, magliette sportive, autografi, pietre, pupazzetti di terracotta, lattine vuote, angioletti, cactus, libretti d'opera, accendisigari, penne, gufi, cassette di musica, bottiglie, bonsai, dipinti, boccali, pipe, obelischi di cristallo, papere di porcellana, giocattoli antichi, maschere di carnevale, probabilmente lo fanno per qualcosa che potremmo definire angoscia metafisica, forse perché non riescono a sopportare l'idea del caos come principio unico che regge l'universo, e perciò, con le loro deboli forze e senza l'aiuto divino, tentano di mettere un certo ordine nel mondo, e per un po' di tempo ci riescono pure, ma solo finché possono difendere la propria collezione, perché quando arriva il giorno in cui questa si disperde, e quel giorno arriva sempre, o per morte o per stanchezza del collezionista, tutto ritorna all'inizio, tutto ritorna a confondersi.

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Pagina 16

S'immagini adesso, se possibile, lo stato di nervosismo, l'eccitazione con cui il Signor José aprí per la prima volta la porta proibita, il fremito che lo bloccò all'entrata, come se avesse messo il piede sulla soglia di una camera dove fosse sepolto un dio il cui potere, al contrario di ciò che detta la tradizione, non provenisse dalla resurrezione, ma dal fatto di averla rifiutata. Soltanto gli dèi morti sono dèi per sempre. Le sagome tenebrose delle scaffalature cariche di carte sembravano perforare il soffitto invisibile e ascendere al cielo nero, il debole chiarore sopra la scrivania del conservatore era come una stella lontanissima e soffocata. Per quanto conoscesse bene il territorio in cui si sarebbe mosso, il Signor José capí, dopo aver riacquistato una certa serenità, che avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di una luce per non urtare contro i mobili, ma soprattutto per poter arrivare senza perdere troppo tempo ai documenti del vescovo, prima alla scheda, poi alla pratica personale. Teneva una torcia nel cassetto dove aveva riposto la chiave. Andò a prenderla e poi, come se possedere una luce gli avesse infuso nello spirito nuovo coraggio, avanzò quasi risoluto fra i tavoli, fino al bancone sotto cui era sistemato l'esteso schedario dei vivi. Trovò rapidamente la scheda del vescovo ed ebbe la fortuna che il ripiano dov'era archiviata la relativa pratica non
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