Copertina
Autore Saskia Sassen
Titolo Globalizzati e scontenti
SottotitoloIl destino delle minoranze nel nuovo ordine mondiale
Edizioneil Saggiatore, Milano, 2002, La cultura 553 , pag. 288, dim. 140x215x23 mm , Isbn 88-428-0763-X
OriginaleGlobalization and its Discontents [1998]
TraduttoreGiovanni Negro
LettoreRenato di Stefano, 2002
Classe sociologia , politica
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Indice

Premessa di K. Anthony Appiah                 9

Prefazione                                   15

l.  Introduzione: di chi è la citta?
    La globalizzazione e la
    formazione di nuovi diritti              17

PRIMA PARTE: Popolazioni in movimento

2.  La transnazionalizzazione di fatto
    della politica dell'immigrazione         37
3.  Il "problema" americano
    dell'immigrazione                        60
4.  L'internazionalizzazione economica:
    la nuova immigrazione in Giappone e
    negli Stati Uniti                        82

SECONDA PARTE: Donne nel mirino

5.  Verso un'analitica femminista
    dell'economia globale                   105
6.  Note sull'incorporazione delle donne
    del Terzo Mondo nella forza lavoro
    salariata attraverso l'immigrazione e
    la produzione offshore                  126

TERZA PARTE: Un cattivo servizio

7.  Regimi di occupazione nei servizi e
    nuova disuguaglianza                    149
8.  L'economia informale: fra nuovi sviluppi
    e vecchie regolamentazioni              163

QUARTA PARTE: Fuori dallo spazio

9.  Spazio elettronico e potere             183
10. Lo stato e la città globale: prime note
    per una concezione del governo
    dell'economia fondato sul luogo         202

Note                                        223
Bibliografia                                259
Indice analitico                            277

 

 

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Pagina 17

1. Introduzione: di chi è la città? La globalizzazione e la formazione di nuovi diritti


Uno dei temi conduttori di questa raccolta di scritti è costituito dall'importanza cruciale che il luogo riveste per molti dei circuiti che sostanziano la globalizzazione economica. Un luogo strategico per questi sviluppi, quello su cui ci concentriamo qui, è la città. La globalizzazione economica è stata per lo più rappresentata nei termini della dicotomia nazionale/globale, dove il globale guadagna potere e vantaggi a scapito del nazionale, e concettualizzata nei termini dell'internazionalizzazione del capitale, facendo per di più riferimento soltanto ai suoi circuiti superiori, specie a quelli finanziari. L'introdurre le città nell'analisi ci consente di riconcettualizzare la globalizzazione economica in quanto complesso di concreti processi economici ubicati in spazi specifici. La localizzazione dell'analisi sulle città porta a scomporre l'economia nazionale in una serie di componenti subnazionali, alcune profondamente articolate nell'economia globale, altre no. Inoltre segnala la perdita di significato dell'economia nazionale in quanto categoria unitaria. In una certa misura l'economia nazionale è stata una categoria unitaria soltanto per il discorso politico e per la politica economica; in campo economico il moderno Stato-nazione ha sempre avuto attori e pratiche transnazionali. Eppure negli ultimi quindici anni si è evidenziata una fase profondamente differente, in cui, di fronte alle nuove forme di globalizzazione, le economie nazionali appaiono sempre meno come una categoria unitaria.

Perché è importante recuperare il luogo nell'analisi dell'economia globale e, in particolare, recuperarlo nella forma in cui esso è dato nelle grandi città? Perché la reintroduzione del luogo consente di osservare la molteplicità di economie e di culture del lavoro in cui l'economia globale dell'informazione è contestualizzata; e permette, inoltre, di recuperare i concreti processi localizzati che pongono in essere la globalizzazione nonché di mostrare come gran parte della molteplicità di culture presenti nelle grandi città si inscriva nella globalizzazione, né più né meno della finanza internazionale. Infine, focalizzarci sulle città ci consente di specificare una geografia dei luoghi strategici su scala globale, luoghi legati gli uni agli altri dalla dinamica della globalizzazione economica. Definisco questa realtà "nuova geografia della centralità", e una delle questioni che ne discendono è se questa nuova geografia transnazionale sia anche lo spazio per una nuova politica transnazionale.

Nella misura in cui l'analisi economica della città globale recupera il vasto insieme di mansioni e di culture del lavoro appartenenti all'economia globale, ancorché non siano solitamente classificate come tali, si può prendere in considerazione la possibilità di una nuova politica portata avanti da attori tradizionalmente svantaggiati, che operano in questa nuova geografia economica transnazionale: dagli operai occupati nelle aree di produzione per l'esportazione agli addetti alle pulizie di Wall Street. Questa è una politica che si situa nell'intersezione fra: 1) l'effettiva partecipazione economica di molti lavoratori svantaggiati dell'economia globale e 2) i sistemi politici e le retoriche che possono rappresentare e valorizzare come partecipanti soltanto attori aziendali e, sotto questo aspetto, costituiscono quindi una politica dell'esclusione.

Se il luogo, ossia un certo tipo di luogo, è centrale per l'economia globale, possiamo postulare l'esistenza di un'apertura economica e politica transnazionale nella formazione di nuove rivendicazioni e, quindi, nel conferimento di diritti, in particolare di quelli "di cittadinanza". In realtà la città è emersa come il luogo di affermazione di nuovi diritti: da parte del capitale globale, che utilizza la città come "materia prima per l'organizzazione", ma anche da parte di settori svantaggiati della popolazione urbana, che nelle grandi città sono spesso una presenza tanto internazionalizzata quanto il capitale. La snazionalizzazione dello spazio urbano, la formazione di nuovi diritti per gli attori transnazionali e le inerenti contestazioni pongono un interrogativo: di chi è la città?

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Luogo e produzione nell'economia globale

Parallelamente alla ben documentata diffusione spaziale delle attività economiche sono comparse nuove forme di centralizzazione al vertice di funzioni di direzione e controllo. I mercati nazionali e globali, come pure le operazioni integrate globalmente, necessitano di luoghi centrali dove svolgere concretamente le funzioni della globalizzazione. Inoltre le industrie dell'informazione richiedono una vasta infrastruttura fisica dotata di nodi strategici con un'iperconcentrazione di dispositivi e servizi. Infine, neppure le industrie dell'informazione più avanzate possono prescindere da un processo lavorativo, ossia da un complesso di lavoratori, macchine ed edifici che sono più legati al luogo di quanto suggerisca l'immaginario dell'economia dell'informazione.

Il controllo e la direzione centralizzati di un complesso di operazioni economiche territorialmente diffuse non derivano automaticamente da un "sistema mondiale"; richiedono invece la produzione di un'ampia gamma di servizi altamente specializzati, di infrastrutture di telecomunicazioni e di servizi industriali. Questo insieme di infrastrutture e servizi è cruciale per la valorizzazione degli attuali elementi trainanti del capitale. Se non ci si limita a invocare il potere delle società multinazionali come chiave di spiegazione della globalizzazione economica, la localizzazione sul luogo e sulla produzione ci porta a considerare l'insieme di attività e di assetti organizzativi necessari per la realizzazione e il mantenirnento di una rete globale di fabbriche, di servizi e di mercati; tutti questi processi rientrano solo in parte nelle attività di società e banche transnazionali.

Fra i principali scopi del mio lavoro vi è quello di osservare le città come i luoghi dove operano le principali industrie di servizi del nostro tempo, onde individuare l'infrastruttura di attività, imprese e posti di lavoro che sono necessari per il funzionamento del settore delle imprese avanzate. Voglio mettere a fuoco la pratica del controllo globale. Le città globali sono i centri di servizio e finanziamento dell'interscambio e degli investimenti internazionali, le sedi dei quartieri generali delle imprese. Vale a dire che oggi le molteplici attività specializzate presenti nelle città globali sono essenziali per la valorizzazione, anzi, per l'ipervalorizzazione del capitale. E in questo senso tali città fungono da siti produttivi strategici per gli attuali settori economici di punta. Questa funzione si riflette altresì nel predominio di queste attività nelle economie sviluppate.

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I diritti del capitale nella nuova griglia globale

Un asserto fondamentale delle discussioni sull'economia globale riguarda il declino della sovranità degli stati sulle proprie economie. In effetti la globalizzazione estende l'economia al di là delle frontiere dello Stato-nazione. Questa circostanza è particolarmente evidente nei settori economici di punta, che sfuggono in gran parte agli attuali sistemi di governo e di definizione delle responsabilità di attività e attori transnazionali. I mercati globali della finanza e dei servizi avanzati operano sotto un ombrello "regolamentativo" che non è centrato sullo Stato, bensì sul mercato. Più in generale, la nuova geografia della centralità è transnazionale e opera prevalentemente in spazi elettronici che si sottraggono a qualsiasi giurisdizione.

Senonché questo asserto non dà il dovuto risalto a una componente cruciale della trasformazione intervenuta negli ultimi quindici anni: la pretesa che gli stati garantiscano i diritti nazionali e globali del capitale. Ciò che conta per la nostra analisi è che il capitale globale abbia avanzato queste pretese e che gli stati nazionali abbiano risposto ponendo in essere nuove forme di legalità. Si è dovuta produrre questa nuova geografia della centralità, sotto due aspetti: le pratiche degli attori aziendali e le politiche statali volte a creare nuovi regimi legali. Le rappresentazioni degli stati nazionali che puntano esclusivamente sul ridimensionamento del loro ruolo non riescono a cogliere questa dimensione di grande rilevanza e riducono ciò che sta accadendo a una funzione della dicotomia nazionale/globale. La vincita dell'uno è la perdita dell'altro.

Qui si pongono due distinti quesiti. Uno riguarda l'ascesa di questo nuovo regime legale che media fra sovranità nazionale e pratiche aziendali transnazionali. L'altro si riferisce al particolare contenuto di questo nuovo regime, che rafforza i vantaggi di certi tipi di attori economici e indebolisce quelli di altri. L'egemonia della concezione neoliberista delle relazioni economiche, con la sua forte enfasi sui mercati, sulla deregolamentazione e sul libero scambio internazionale, ha influenzato la politica economica negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli anni ottanta e ora va influenzandola sempre di più anche nell'Europa continentale. Questa influenza ha contribuito alla formazione di regimi legali transnazionali fondati su concetti economici tipici dell'Occidente: il contratto e i diritti di proprietà. Attraverso il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS), nonché l'Accordo generale sulle tariffe e il commercio (GATT Organizzazione mondiale per il commercio, WTO dal gennaio 1995) questo regime si è propagato al mondo in via di sviluppo (Mittelman 1996). un regime connesso all'aumento della concentrazione della ricchezza, della povertà e della disuguaglianza nel mondo. Questa evoluzione si svolge con modalità proprie nel caso delle città globali, come si è visto in precedenza.

La deregolamentazione ha costituito un meccanismo cruciale per la negoziazione volta a far collimare il globale e il nazionale. Invece di limitarci a vedere la deregolamentazione come un'operazione mirante a dare mano libera al mercato e a ridurre la sovranità dello Stato,

[...]

 


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