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| << | < | > | >> |Pagina 3 [ inizio libro ]Il mio angelo se n'è andato, il mio angelo delle montagne giurassiche. Ed ecco, una grande mano mi passò sul viso e io mi sentii stanco, stanco, cosí profondamente stanco; i pensieri mi si offuscarono, la vita sprofondò nel crepuscolo. La nostalgia divorò i miei giorni.L'amore gli era venuto meno. Pensai che avrei vinto la gravità anche per lui, ma sprofondammo entrambi e cademmo nella geografia di una notte sconosciuta. Aveva piccole mani sempre fredde, che parlavano con eleganza. Il suo orecchio sinistro sporgeva, privo di cartilagine. Al momento del parto il medico temette che l'angelo potesse soffocare. Nascendo il cordone ombelicale si era avvolto intorno al collo e alla testa. Dev'essersi fatto un improvviso silenzio nella sala parto di Vevey e il viso dell'angelo blu come il pavimento di maiolica. | << | < | > | >> |Pagina 9Non riusciva tuttavia a dare un giudizio definitivo sui genitori. Anche nei sogni non riusciva a venirne a capo e si decise dunque ad accettare il fatto che i genitori in realtà sono estranei, incapaci di diventare amici dei propri figli. Dopo il funerale di Hermine non era piú andato a visitare la tomba e quando le chiacchiere di Landquart gli furono diventate indifferenti e dunque svanirono gli scrupoli di coscienza, si recò sempre piú raramente anche da suo padre a San Gallo.Ma nel profondo del cuore Ambros Bauermeister sapeva che dalla partenza dei suoi genitori oramai era un senza patria. A quel tempo gli altri fratelli vivevano già dispersi per tutta la Svizzera come conti bancari irreperibili. Tuttavia, persino una vita familiare ipocrita e ripulita solo esternamente è sempre ancora in qualche modo una patria. Forse è proprio questa la patria, pensava, e la felicità in realtà è un paese straniero. Allora cominciò, prima vagamente, poi con estrema attenzione, a cercare un mondo opposto a quello della casa paterna. Un mondo opposto dunque al volto borghese, che manifesta la sua maschera piú repellente proprio quando ride. Poiché ride solo quando prima umilia il burlone, pagandolo. Quella mattina di novembre in cui era intenzionato a portare il padre a casa, il ventiquattrenne Ambros Bauermeister era già in possesso dei fondamenti di un principio anarchico la cui successiva messa in atto agí sui suoi simili come derisione della loro intera esistenza. Egli si liberò dal giogo al quale i genitori e tutte le persone che aveva fino allora incontrato si erano sottomessi. Dichiarò nulla la funzione del denaro, naturalmente solo per sé. In forma strettamente privata volle portare la decisione a compimento. | << | < | > | >> |Pagina 15La vide subito. Al primo momento. Sull'istante. Senza indugio. Immediatamente. D'un tratto. Lei. Nessun pensiero che potesse farsi parola. Nessun'immagine presente alla memoria. Nessun sentimento esplicitato. I suoi occhi si precipitarono su di lei e d'un tratto compresero l'essere umano nel suo intero serafico manifestarsi. Niente di estraneo in lui. Niente di sconosciuto. Sempre stato con lui. Dimorato con lui. Amato lui.E all'improvviso, Bauermeister non capí come fosse successo, teneva la sua testa tra le mani. Una testa bionda, soffusa della pallida luce rossa del mattino renano. Con un viso esile la cui fronte era resa ancora piú alta dai capelli che scendevano ondulati, aderenti, in una treccia legata sulla nuca. Orecchie delicatamente modellate, un naso tranquillo, una bocca forte, messa in evidenza dal disegno esatto di un rossetto color carminio. E occhi perfetti, scuri come il mare, la cui levigatezza all'improvviso glaciale rifletteva il suo stesso volto. Ciò che accadde poi Ambros riuscí a ricostruirlo solo a posteriori. Captò il profumo di pompelmo di un alito fresco, poiché all'improvviso senti la propria bocca chiudersi sulle labbra pietrificate di lei. Quando lentamente tornò in sé teneva ancora la testa della ragazza stretta tra le mani. Poi il suo cuore lanciò un grido. Cominciò a battere all'impazzata. Le mani gli divennero fradice. Non riusciva piú a respirare, pensò che sarebbe svenuto, perché capi cosa aveva appena fatto. Si era diretto verso una perfetta sconosciuta, l'aveva toccata e le aveva baciato la bocca come la bacia solo la persona piú intima. | << | < | > | >> |Pagina 31E poi, una notte di gennaio del 1970, tiepida come una notte di marzo, si conobbero. Era il momento piú silenzioso della notte, se qualcuno avesse passeggiato lungo i vicoli in leggera pendenza di Jacobsroth avrebbe sentito soltanto il ronzio dei lampioni a gas, il rumore e l'eco dei propri passi. Si fusero l'uno nell'altro come le nuvole del cielo, i loro corpi si annodarono, si separarono con violenza e scomparvero all'orizzonte del piacere.In quelle notti invernali generarono un figlio l'uno per l'altra, una bambina che piú tardi chiamarono Maudi. Generarono una vita in una costellazione cosi incredibile di emotività e di fervore che in seguito a volte in questa persona il tempo stesso si annullò. Maudi, il cui unico compito doveva essere quello di tener desta la nostalgia in quelli che incontrava.
Ma in quelle notti, poiché ognuno si osservava
riflesso per interi minuti nelle pupille
dell'altro, tanto a lungo che gli occhi
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