Copertina
Autore Paolo Sorcinelli
CoautoreFiorenza Tarozzi
Titolo Il tempo libero
EdizioneEditori Riuniti, Roma, 1999, Storia fotografica della societ” italiana , pag. 192, dim. 170x220x8 mm , Isbn 88-359-4703-0
LettoreRenato di Stefano, 2001
Classe storia contemporanea d'Italia , fotografia , sport
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Indice


  5  Dallo svago per pochi allo svago per tutti

 23  Pubblico e privato

 55  Dalla villeggiatura alla vacanza di massa

 97  Tempo di festa

125  La politica e il tempo libero

153  Il mercato del tempo libero

188  Foto simbolo

190  Letture consigliate
191  Referenze fotografiche

 

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Tempo della festa, tempo libero, tempo per sé


L'architettura temporale della civiltà capitalistica occidentale è una costruzione complessa, a piú strati, dove il riferimento costante è a tempi quantitativi (quelli dell'orologio e del calendario) e a tempi qualitativi (tempo del lavoro, tempo libero, tempo della festa, tempo per sé). » a questi ultimi che si è rivolta l'attenzione di studiosi di diversi campi (dalla storia alla sociologia, all'antropologia) per dare risposte a quesiti del tipo: come consumare tutte le unità di tempo libero? come riempire le «quote» libere crescenti con relazioni sociali e personali piú ricche e piacevoli? come ritrovare spazi personali riconducibili al vecchio modello dell' otium? E ancora: come combinare in una nuova sintesi elementi della vecchia e della nuova cultura salvaguardando la sfera del privato e non annullandola nel pubblico?

Sicuramente la conservazione di tradizioni culturali consolidate - anche se, come scrive E.P. Thompson, occorre avere sempre presente che nessuna cultura riappare nella stessa forma - è una prima risposta. E niente piú delle feste risponde a questa realtà. Le feste, pubbliche o familiari, hanno una storia antica, tramandata da versi, racconti, rappresentazioni pittoriche e fotografiche. Non mancano mai negli album di famiglia fotografie di battesimi o matrimoni, cosí come non mancano nelle raccolte pubbliche o private immagini di fiere di paese, di feste pubbliche laiche o religiose. Sono immagini, queste ultime, che testimoniano il ripetersi nel tempo di balli in piazza, di baracconi delle meraviglie o di giostre per bambini, di funamboli e di fuochi d'artificio. Un esempio di tempo di festa che si è perpetuato dall'antichità a oggi è quello del carnevale. Il carnevale è una perfetta coincidenza di azione e di tempo festivo: si svolge in un periodo ben preciso dell'anno, compreso tra la fine delle feste natalizie e la Quaresima, e significa balli, mascherate, sfilate allegoriche a cui tutti sono chiamati a partecipare liberamente. Si può dire che quasi ogni paese d'Italia abbia le sue sfilate, da quelle di Viareggio a quelle di Cento e Fano, ad altre meno rinomate, ma non per questo meno frequentate e meno coinvolgenti. Di tutte rimangono preziose tracce di memoria collettiva nelle raccolte di fotografi professionisti e dilettanti, che ne hanno fissato con dovizia di particolari le caratteristiche e le evoluzioni nel tempo.

Il tempo della festa comunque non può essere la risposta unica ai quesiti che abbiamo proposto. Nella società contemporanea che si appresta a varcare la soglia del terzo millennio, sono avvenuti tali e profondi mutamenti da farci ulteriormente riflettere sul tempo quale bene da investire con oculatezza per conciliare lavoro produttivo, lavoro di cura e tempo libero. Le indagini piú recenti condotte dagli «osservatori sui tempi», nati all'interno dei centri studi dei sindacati o delle amministrazioni comunali di città grandi e piccole (Milano, Varese, Bologna, Imola), offrono risultati sorprendenti in quanto a fruizione del tempo libero. Dalle interviste effettuate emerge come gli italiani dichiarino di occupare lo spazio del tempo libero in ambito familiare e non tanto muovendosi, ma restando nella propria abitazione. Se il tempo libero dei nostri nonni era occupato dal racconto orale e dalle frequentazioni, ora si guarda la televisione, si ascolta musica, si naviga su Internet: in entrambi i casi sempre nello spazio domestico, anche se prima si trattava di una partecipazione corale e oggi di una immersione solitaria. L'attenzione familistica è confermata anche dalla sempre minore partecipazione ad associazioni o gruppi, compresi i sindacati e i partiti; si conferma invece l'importanza della lettura e dell'ascolto della musica, della pratica sportiva, del piacere di stare con gli amici. In questo quadro emergono situazioni come quelle della pesca, passatempo che presuppone una disciplina personale molto rigida (quella del silenzio), il giardinaggio, il bricolage o arte del fare da sé, moderna interpretazione dell'arte del focolare, per la quale si è attrezzata una fiorente industria che consente a chi pratica il bricolage non solo di «rappezzare la casa», ma di costruire armadi, tavoli, e anche di dedicarsi ad attività come il modellismo.

In queste scelte è la risposta alla rivendicazione, espressamente dichiarata, di conquistare quello che i sociologi pongono come terzo elemento all'interno del sistema binario tempo di lavoro/tempo libero, cioè il tempo per sé. Che è il tempo per riposare, per orientarsi, per informarsi, per prendere decisioni, per stare con se stessi, per ascoltarsi. Il tempo per sé, scrive la sociologa Laura Balbo, «è condizione per l'apprendimento continuo, per l'autocoscienza, per la costruzione della riflessività: processi che caratterizzano gli attori sociali nella vita quotidiana». Non è tempo libero e non è tempo del lavoro, anche se come il primo è caratterizzato dalla flessibilità e come il secondo non è né irrinunciabile né occasionale. Non è il loisir, privilegio della classe agiata dei secoli scorsi, e nemmeno l'otium degli antichi, condizione riservata a pochi. » invece un tempo la cui necessità e il cui impiego sono determinati dal desiderio di costruire l'organizzazione sociale e l'esperienza individuale in modi prima mai conosciuti.

Raccogliendo le sollecitazioni dei sociologi, anche gli storici sono chiamati a ri-raccontare la storia del «tempo», mettendo in luce, ha scritto Nicola Gallerano, «come la costruzione e la pratica del tempo nella società di massa non siano un processo univoco di piú o meno forzata omologazione ma un terreno di conflitto, aperto a soluzioni diverse». I soggetti da studiare non sono qui soltanto operai e contadini e le loro organizzazioni ma aggregati sociali piú vasti, in primo luogo la crescente nebulosa dei ceti medi. Lungi dal descrivere una massa uniforme, gli usi sociali del tempo libero possono al contrario illustrare la moltiplicazione dei networks degli utenti, far emergere le differenze generazionali e di genere, esaltare le scelte individuali. Sono, almeno da noi, le cose meno studiate e quelle dalle quali è lecito attendersi il contributo piú nuovo e incisivo per lo studio delle società complesse contemporanee. Vacanze e sport, consumo dei mass-media, intrattenimenti individuali e di gruppo, familiari e giovanili, non sono fenomeni marginali o complementari ma parti integranti della vita contemporanea, della sua "sociabilità"».

La storia del tempo libero si richiama anche, come vedremo, al problema della gestione del consenso nella società di massa e ai suoi aspetti istituzionali, politici e culturali; ma in essi non si risolve completamente, in quanto è anche legata al modellarsi di comportamenti sociali, diversamente intesi rispetto a uno specifico uso del tempo destinato ad attività in qualche modo ricreative. Per questo la storia del tempo libero finisce per porsi legittimamente nel campo di indagine di quella che si chiama storia della sociabilità. Una sociabilità che è stata «rappresentata» anche per immagini: nel caso delle organizzazioni dopolavoristiche, che trovano il loro presupposto nello Stato, l'intento della fotografia è didascalico e funzionale al consenso; nel caso di agenzie di viaggio, tour operators, aziende di promozione turistica, l'immagine fotografica serve da motore e da spinta per attirare il tempo libero nella direzione e nello spazio voluti. In altre parole: le prime illustrano ciò che è avvenuto, le seconde lasciano immaginare ciò che potrebbe avvenire. Fra questi due momenti si insinua, parallelamente allo sviluppo della tecnica fotografica, il gusto personale di ritrarre (e ritrarsi) i momenti del tempo libero, della gita, della vacanza.

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Tempo libero tra Stato e politica


Il tempo libero - diverso sia dal tempo del riposo, sia dall' otium inteso come momento di riflessione e di arricchimento culturale e contrapposto al negotium, ossia al tempo della politica e degli affari - è un fenomeno che caratterizza la società contemporanea da un punto di vista sia sociale che culturale. La sua affermazione ha segnato il passaggio dalla sfera del privato, domestico e religioso, al momento pubblico, spettacolare e laico. Strumento e forma di socializzazione, il tempo libero è stato prima di tutto una conquista sindacale e politica per le masse, ma anche, in concomitanza con certe fasi storiche, una forma e un mezzo di controllo e di irreggimentazione delle stesse. » ampiamente noto come una delle caratteristiche dei regimi totalitari sia stata la creazione di organismi che dipendevano dal partito unico e che erano incaricati, contemporaneamente, di fissare le norme di utilizzazione del tempo libero e di garantire l'offerta di una gamma molto ampia di passatempi. Cosí in Italia, dove il decreto costitutivo dell'Opera nazionale dopolavoro (1į maggio 1925) costituí una sorta di carta del tempo libero, come in Germania, dove, ispirandosi al modello dopolavoristico italiano, il 27 novembre 1933 venne organizzato il Nacb der Arbeit (Dopo il lavoro) con il compito di occuparsi del tempo libero dei lavoratori tedeschi. Entrambe le organizzazioni dovevano dedicarsi, come si legge nel testo italiano, alla creazione «di istituzioni in grado di elevare fisicamente, culturalmente e moralmente i lavoratori intellettuali e manuali durante le loro ore di libertà».

Nella società borghese dell'Italia ottocentesca, come prima in quella aristocratica di antico regime, qualsiasi iniziativa legata al tempo libero aveva un carattere strettamente privato e l'intervento statale in quel campo del vissuto di uomini e donne era pressoché nullo. Con l'obiettivo dichiarato di «fare gli italiani», i governi liberali considerarono il tempo libero (privilegio di pochi) un settore di scarso interesse per i loro programmi formativi, tutti di segno prevalentemente politico. Questa scelta era motivata anche da preclusioni di tipo ideologico: erano proprio i principi liberali a porsi in contrasto con un possibile intervento dello Stato sul tempo libero dei cittadini, spazio considerato privato, inviolabile e sacro. Timidamente solo i partiti di sinistra (e in parte il mondo

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