Copertina
Autore Richard Stallman
Titolo Software libero Pensiero libero Volume secondo
EdizioneNuovi Equilibri, Viterbo, 2004, Eretica , pag. 224, dim. 120x168x13 mm , Isbn 88-7226-786-2
OriginaleFree Software, Free Society: The Selected Essays of Richard M. Stallman
EdizioneFree Software Foundation, Boston, 2002
TraduttoreBernardo Parrella, al.
LettoreRenato di Stefano, 2004
Classe informatica , politica , diritto , libri
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Indice

Libertà di software e di pensiero, grazie!          3

PARTE PRIMA:
Libertà, società e software                         9

Possiamo fidarci del nostro computer?              11
Perché il software dovrebbe essere libero          18
Diritto d'autore e globalizzazione nell'era delle
    reti informatiche                              45
Software libero: libertà e cooperazione            87
Termini da evitare                                150

PARTE SECONDA:
Le licenze                                        159

Licenza Pubblica Generica (GPL) del progetto GNU  160
Licenza Pubblica Generica Attenuata (LGPL) del
    Progetto GNU                                  173
Licenza per Documentazione Libera (FDL) del
    Progetto GNU                                  191

PARTE TERZA:
Risorse utili                                     203


ASSOLI: Progetti operativi in Italia e in Europa  204

 

 

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Pagina 3

Libertà di software e di pensiero, grazie!


Prosegue la presentazione italiana dei saggi e degli interventi più significativi di Richard Matthew Stallman, fondatore del movimento del software libero. Come annunciato nel primo volume (maggio 2003), questo secondo tomo include i testi integrali delle varie licenze GNU, a partire dalla più affermata, la GPL, General Public License, nonché le trascrizioni di alcuni importanti interventi dal vivo di Stallman (quali "Copyright e globalizzazione nell'epoca delle reti informatiche" e "Software libero: libertà e cooperazione"). Viene così completata la versione nostrana di un libro originale - Free Software, Free Society: Selected Essays of Richard M. Stallman - dove vengono condensati oltre 20 anni di testi e interventi pubblici che hanno modificato la nostra stessa concezione dell'informatica e della tecnologia. Testi che, a scanso di equivoci, non si limitano a fare la storia del movimento del software libero, ma gettano anzi forti luci sul futuro di dinamiche al crocevia tra etica e legge, business e software, libertà individuale e società trasparente.

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Pagina 18

Perché il software dovrebbe essere libero


Inevitabilmente l'esistenza del software solleva la domanda su come dovrebbero essere prese le decisioni per il suo utilizzo. Supponiamo ad esempio che una persona in possesso di una copia di un programma incontra qualcun altro che ne vorrebbe anch'egli una copia. C'è la possibilità di copiare quel programma; a chi spetta la decisione se farlo o meno? Alle persone coinvolte? Oppure ad un altro soggetto, definito il "proprietario"?

Gli sviluppatori di software tipicamente affrontano simili questioni sulla base dell'assunto che il criterio per la risposta sia quello di massimizzare i profitti degli stessi sviluppatori. Il potere politico dell'imprenditoria ha portato all'adozione da parte del governo sia di questo criterio sia della risposta degli sviluppatori. Ovvero, che esiste il proprietario del programma, tipicamente una corporation associata con il suo sviluppo.

Vorrei affrontare la medesima domanda sulla base di un diverso criterio: la prosperità e la libertà del pubblico in generale.

Questa risposta non può essere decisa dall'attuale legislazione - dovrebbe essere la legge a conformarsi all'etica, non viceversa. Non spetta neppure alle pratiche correnti decidere su tale questione, pur potendo queste suggerire possibili risposte. L'unico modo di giudicare è considerare chi viene aiutato e chi danneggiato dal riconoscimento dei proprietari del software. In altri termini, si dovrebbe condurre un'analisi costi-benefici per conto della società nel suo complesso, prendendo in considerazione la libertà individuale come pure la produzione di beni materiali.

Nel presente saggio illustrerò gli effetti dovuti all'esistenza dei proprietari, dimostrandone i risultati negativi. La mia conclusione è che i programmatori hanno il dovere di incoraggiare gli altri a condividere, ridistribuire, studiare e migliorare il software che scriviamo: in altri termini, a scrivere software libero ("free software").

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Pagina 41

"Perché non te ne vai in Russia?"

Negli Stati Uniti chiunque sostenga qualsiasi posizione diversa dalla forma più estrema di laissez-faire egoistico ha sentito spesso quest'accusa. Viene ad esempio usata contro i sostenitori di un sistema nazionale d'assistenza sanitaria, come ne esistono in tutte le altre nazioni industrializzate del mondo libero. Viene usata contro i sostenitori del sostegno pubblico alle arti, anch'esso universale nei paesi avanzati. In America l'idea che i cittadini abbiano qualche obbligo nei confronti del bene pubblico viene identificata con il comunismo. Ma si tratta davvero di idee similari?

Il comunismo per come fu praticato nell'Unione Sovietica era un sistema di controllo centralizzato dove tutta l'attività era irreggimentata, apparentemente per il bene comune, ma in realtà a vantaggio dei membri del partito comunista. E dove i dispositivi per la copia erano sorvegliati da vicino onde evitare la copia illegale. Il sistema americano del diritto d'autore sul software impone il controllo centralizzato sulla distribuzione di un programma, e i dispositivi per la copia sono sorvegliati tramite sistemi anti-copia automatici onde evitare la copia illegale.

All'opposto, il mio lavoro punta alla costruzione di un sistema in cui la gente sia libera di decidere sulle proprie azioni; in particolare, libera di aiutare i vicini, e libera di alterare e migliorare gli strumenti che usano nella vita quotidiana. Un sistema basato sulla cooperazione volontaria e sulla decentralizzazione. Perciò, se dovessimo giudicare le posizioni sulla somiglianza al comunismo russo, sarebbero i proprietari di software a essere comunisti.

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Pagina 43

Conclusione

Ci piace pensare che la società incoraggi l'aiuto al vicino; ma ogni volta che ricompensiamo qualcuno perché fa ostruzione, o lo ammiriamo per la ricchezza accumulata in tal modo, stiamo inviando il messaggio opposto.

L'accumulazione del software è una forma della nostra volontà generale di non considerare il benessere della società a favore del profitto personale. Possiamo notare questa mancanza di considerazione da Ronald Reagan a Jim Bakker, da Ivan Boesky a Exxon, dalle banche fallite alle scuole fallite. Possiamo misurarla con la quantità di gente senza casa e di popolazione carceraria. Lo spirito antisociale si nutre da solo, perché più ci rendiamo conto che gli altri non ci aiuteranno, più sembra futile aiutarli. Così la società si trasforma in una giungla.

Se non vogliamo vivere in una giungla, dobbiamo modificare il nostro atteggiamento. Dobbiamo iniziare a veicolare il messaggio che un buon cittadino è quello che coopera quando appropriato, non quello che è bravo a prendere dagli altri. Spero che il movimento del software libero possa offrire dei contributi in tal senso: almeno in un campo, sostituiremo la giungla con un sistema più efficace che incoraggi e giri sulla cooperazione volontaria.


La copia letterale e la distribuzione di questo testo nella sua integrità sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che sia mantenuta questa nota.

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Pagina 45

Diritto d'autore e globalizzazione nell'era delle reti informatiche

[...]

Ora, nei primi secoli di vita della stampa, i libri stampati non hanno sostituito totalmente le copie fatte a mano. Se ne facevano ancora, a volte dai ricchi e a volte dai poveri. I ricchi lo facevano per avere una copia particolarmente bella che avrebbe dimostrato quanto erano ricchi, e i poveri lo facevano perché forse non avevano abbastanza soldi per comprare una copia stampata, ma avevano tempo per copiare un libro a mano. Come dice la canzone, "Il tempo non è denaro quando tutto ciò che hai è il tempo". Così, si facevano ancora copie a mano. Fu nel 1800, credo, che la stampa divenne in realtà abbastanza economica da consentire anche ai poveri di acquistare libri stampati, se sapevano leggere. Ora, il diritto d'autore si è sviluppato insieme all'uso della stampa e, considerando questa tecnologia, ha avuto l'effetto di una regolamentazione industriale. Non regolava quel che fosse concesso fare ai lettori; limitava ciò che potevano fare gli editori e gli autori. Inizialmente in Inghilterra il diritto d'autore è stato una forma di censura. Per pubblicare un libro bisognava avere il permesso del governo. Ma poi il concetto è cambiato. Con la Costituzione degli Stati Uniti, si giunse ad un'idea diversa sugli scopi del diritto d'autore, e credo che tale idea venisse accettata anche in Inghilterra.

Per la Costituzione statunitense venne proposto di assegnare il copyright agli autori, un monopolio sulla copia dei propri libri. Questa proposta fu respinta. Se ne adottò invece una fondamentalmente diversa e cioè che, per promuovere il progresso, il Congresso poteva stabilire eventualmente un sistema di diritti d'autore che avrebbe poi creato questi monopoli. Così i monopoli, secondo la Costituzione statunitense, non esistono per il bene di chi li possiede; esistono per promuovere il progresso della scienza. I monopoli sono concessi agli autori come modalità per modificare il proprio comportamento onde fare qualcosa di utile per il pubblico.

Così l'obiettivo è avere un maggior numero di libri scritti e pubblicati che gli altri possano poi leggere. E si ritiene che questo [il copyright] contribuisca ad una maggiore attività letteraria, ad ampliare la produzione di scritti scientifici e in altri campi, e che la società possa imparare grazie a ciò. Questo è il fine da perseguire. La creazione di monopoli privati è stata solo un mezzo per raggiungere un certo fine, e questo è un fine pubblico.

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Pagina 52

Il copyright non svolge più una funzione di regolamentazione dell'industria: è diventata una restrizione draconiana imposta al pubblico. Originariamente tale legislazione voleva essere una restrizione imposta agli editori a favore degli autori; oggi, all'atto pratico, è una restrizione imposta al pubblico a favore degli editori. Una volta il diritto d'autore era una pratica relativamente priva di effetti negativi, che non suscitava discussioni, e non costituiva una limitazione per il pubblico. Oggi ciò non è più vero. Se possedete un computer, l'interesse primario degli editori è quello di imporvi delle restrizioni. Il diritto d'autore una volta era facile da far rispettare perché era una restrizione solo per gli editori, ed era facile trovarli per esaminare quanto pubblicavano. Ora il diritto d'autore è una restrizione su tutti e ciascuno di voi. Per imporne il rispetto occorre sorveglianza, intrusioni e pene severe, e stiamo osservando l'introduzione di queste misure nelle leggi degli Stati Uniti e di altri paesi.

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Pagina 53

Consideriamo ad esempio gli e-book, i libri elettronici. Oggi vanno tremendamente di moda, è difficile evitarli. Mentre ero in Brasile ho preso un aereo e nella rivista a bordo c'era un articolo in cui si prevedeva che entro 10 o 20 anni saremmo tutti passati agli e-book. Chiaramente, questo tipo di campagna pubblicitaria è pagata da qualcuno. Perché? Credo di saperlo. La ragione è che gli e-book costituiscono l'opportunità per togliere alcune delle libertà che i lettori della carta stampata hanno sempre avuto e continuano ad avere - la libertà, per esempio, di prestare un libro ad un amico, o di prenderlo a prestito da una biblioteca pubblica, o di venderne una copia ad un negozio di libri usati, o di comprarne una copia in modo anonimo e senza dover inserire i dati dell'acquirente in un apposito database. E forse persino il diritto di leggerlo due volte.

Sono queste le libertà che gli editori vorrebbero eliminare, ma non possono farlo per i libri stampati perché sarebbe una presa di potere troppo ovvia e provocherebbe una reazione generalizzata. E così hanno trovato una strategia indiretta. Prima, ottengono una legislazione che elimini questi diritti per gli e-book quando non ci sono e-book; così non si crea alcuna controversia. Non esistono lettori di libri elettronici a difendere le libertà a cui erano abituati. Obiettivo ottenuto con il Digital Millennium Copyright Act del 1998. Successivamente hanno introdotto gli e-book, convincendo tutti a passare gradualmente dai libri stampati a quelli elettronici, e il risultato finale è che i lettori hanno perso quelle libertà senza che ci sia stato un preciso momento in cui quelle libertà siano state sottratte e ci si potesse battere per conservarle.

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Pagina 55

Il governo degli Stati Uniti è intervenuto direttamente a sostegno della parte avversa. Ciò non deve sorprendere se consideriamo in primo luogo il motivo per cui è stato approvato il Digital Millennium Copyright Act. La ragione risiede nel sistema di finanziamento delle campagne elettorali che abbiamo negli Stati Uniti, cioè essenzialmente una corruzione legalizzata in cui i candidati vengono comprati dalle varie aziende prima ancora di essere eletti. E, ovviamente, conoscono bene i loro padroni - sanno per chi stanno lavorando, e approvano quelle leggi che danno maggior potere a tali aziende.

Non sappiamo come andrà a finire questa battaglia. Nel frattempo l'Australia ha approvato una legge simile e anche l'Europa si appresta a farlo; il piano è di non lasciare alcun luogo al mondo dove siano disponibili queste informazioni. Gli Stati Uniti rimangono comunque i primi nel tentativo di impedire al pubblico la distribuzione di informazioni già pubblicate.

Gli Stati Uniti non sono tuttavia il primo paese per cui ciò rappresenti una priorità: era molto importante anche per l'Unione Sovietica. Dove l'attività di fare copie non autorizzate e ridistribuirle era nota come Samizdat, e per debellare il fenomeno misero a punto una serie di metodi. Primo, guardie vicino ad ogni dispositivo di copia, per controllare cosa venisse copiato e prevenire copie vietate. Secondo, dure punizioni per chiunque fosse sorpreso in attività di copia illecita: si poteva essere spediti in Siberia. Terzo, incoraggiare la delazione, chiedendo a tutti di spiare vicini e colleghi e riferire alla polizia dell'informazione. Quarto, responsabilità collettiva: "Tu! Tu sei responsabile per quel gruppo di persone! Se becco uno qualsiasi di loro a fare copie illegali, in prigione ci vai tu. Quindi, è meglio se li controlli per bene". E quinto, la propaganda, a partire dall'infanzia, per convincere tutti che solo un acerrimo nemico del popolo rischierebbe di fare copie illecite.

Oggi gli Stati Uniti stanno utilizzando tutti questi metodi. Primo, agenti a guardia dei dispositivi di copia. Nelle copisterie ci sono guardie umane per controllare cosa si copia. Ma costerebbe troppo ingaggiare degli esseri umani per fare lo stesso con gli utenti di computer, il lavoro umano è troppo caro. Così hanno messo a guardia dei robot. Questo è lo scopo del Digital Millennium Copyright Act. L'unico modo per accedere a certi dati è inserire nel computer un particolare software, che vi impedisce di copiare quegli stessi dati.

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Pagina 59

Quando nel 1800 gli Stati Uniti erano un paese in via di sviluppo, lo stato non riconosceva i diritti d'autore esteri. Questa fu una decisione presa con attenzione, e si rivelò intelligente. Si convenne che, per gli Stati Uniti, il riconoscimento di quei diritti sarebbe stato semplicemente svantaggioso e avrebbe succhiato denaro senza dimostrarsi particolarmente utile.

Oggi si dovrebbe applicare la stessa logica ai paesi in via di sviluppo, ma gli Stati Uniti hanno sufficiente potere per costringerli ad andare contro i propri interessi. In realtà è un errore parlare degli interessi delle nazioni in questo contesto. Infatti, sono sicuro che la maggior parte di voi sappia quanto sia sbagliato tentare di giudicare l'interesse pubblico facendo la somma della ricchezza individuale. Se i lavoratori americani perdessero un miliardo di dollari e Bill Gates ne guadagnasse due, sarebbero forse gli americani in generale più ricchi? Potrebbe dirsi un bene per l'America?

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Pagina 87

Software libero: libertà e cooperazione

[...]

A questo punto dovrei darvi la definizione di software libero. Meglio passare ai dettagli concreti, perché è troppo vago dire soltanto "credo nella libertà". Esistono così tante libertà in cui si può credere, e sono in conflitto tra loro, perciò la vera domanda politica è: quali sono le libertà importanti, le libertà di cui occorre assicurare l'esistenza a tutti?

Vi darò la mia risposta a questa domanda relativamente all'area dell'utilizzo del software. Un programma è "software libero" per uno specifico utente quando quest'ultimo ha le seguenti libertà:

- Primo, libertà zero è la libertà di far girare il programma per qualsiasi scopo, in ogni modo che si vuole.

- Libertà uno è la libertà di aiutare se stessi a modificare il programma secondo le proprie necessità.

- Libertà due è la libertà di aiutare il vicino a distribuire copie del programma.

- E libertà tre è la libertà di aiutare a costruire una comunità pubblicando una versione migliorata in modo che gli altri possano trarre vantaggi dal proprio lavoro.

Se avete tutte queste libertà, il programma è software libero, per l'utente - e ciò è cruciale. Ecco perché uso questa terminologia. Lo spiegherò meglio più avanti, quando parlerò della Licenza Pubblica Generica GNU (GNU GPL), ma ora illustrerò cosa significa software libero, che è una questione più fondamentale.

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