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| << | < | > | >> |Indice
8 Thoreau e il suo tempo
25 Introduzione
33 Antologia di giudizi
40 Bibliografia
45 WALDEN OVVERO LA VITA NEI BOSCHI
47 I Economia
124 II Dove vivevo e perché
142 III La lettura
154 IV Suoni
172 V Solitudine
182 VI Visitatori
197 VII Il campo di fagioli
210 VIII Il villaggio
217 IX I laghi
244 X Baker Farm
253 XI Leggi più alte
266 XII Vicini bruti
281 XIII Il riscaldamento della casa
298 XIV Antichi abitatori -
Visitatori invernali
313 XV Animali invernali
324 XVI Il lago d'inverno
340 XVII Primavera
360 XVIII Conclusione
375 LA DISOBBEDIENZA CIVILE
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| << | < | > | >> |Pagina 47Quando scrissi le pagine che seguono - o meglio la maggior parte di esse - vivevo da solo, nei boschi, a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruito da me sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts, e mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani. Vissi colà per due anni e due mesi. Attualmente sono ritornato nel consorzio civile. Non annoierei tanto il lettore con quanto riguarda i miei affari privati, se il mio modo di vita non fosse stato oggetto di particolareggiate domande da parte dei miei concittadini - domande che qualcuno potrebbe considerare fuori luogo, ma che a me, non appaiono affatto tali, anzi - considerate le circostanze - assai naturali e appropriate. Qualcuno mi chise cosa vi trovassi da mangiare; se non mi sentissi solo; se non avessi paura; e via dicendo. Altri vollero sapere che parte delle mie rendite destinassi a scopi filantropici; e altri ancora, di famiglia numerosa, mi chiesero quanti bambini poveri mantenessi. Chiedo pertanto scusa a quei miei lettori che non hanno particolari curiosità sulla mia persona, se, in questo libro, mi accingo a rispondere a qualcuna delle domande di cui sopra. In molti libri; l'"io" o prima persona viene omesso; in questo sarà conservato; il che, per quanto riguarda la nota personale, costituirà la principale differenza. Di solito non ci si ricorda che, dopo tutto, è sempre la prima persona che parla. Non mi dilungherei tanto su me stesso se vi fosse qualcun altro che conoscessi altrettanto bene. Sfortunatamente, sono costretto a limitarmi a questo argomento dal campo ristretto della mia esperienza. Per ciò che mi riguarda, d'altro canto, io esigo da ogni scrittore, prima o poi, un semplice e sincero resoconto sulla sua vita; e non soltanto quello che egli ha sentito dire sulle vite degli altri uomini, ma una narrazione sul tipo di quella che manderebbe ai suoi parenti, da un paese lontano; ché, poi, se egli è vissuto con sincerità, quel paese deve veramente essere stato lontano dal mio. Forse queste pagine sono più che altro rivolte agli studenti poveri. Quanto al resto dei miei lettori, essi accetteranno ciò che più corrisponde alle loro indoli. Confido che nessuno vorrà forzare l'interpretazione di questo libro (come forzare le cuciture d'un abito che si voglia adattare a una certa corporatura), ché esso può fare un buon servizio solo a colui cui si adatta. Vorrei dire qualcosa che riguardasse non tanto i cinesi o gli indigeni delle isole Sandwich, ma proprio voi, che leggete queste pagine, e che si dice viviate nel New England; dire qualcosa sulle vostre condizioni, soprattutto su quelle sociali, in questo mondo, in questa città, quali esse siano, e se si renda proprio necessario che vadano tanto male (come vanno in effetti), o se invece possano venire migliorate. | << | < | > | >> |Pagina 142Se, nella scelta dei loro scopi, gli uomini si servissero di un maggior grado di ponderazione, forse diventerebbero soprattutto studiosi e osservatori, ché, indubbiamente, la natura e il destino hanno per chiunque pari interesse. Noi siamo mortali, nell'accumulare ricchezze per noi o per la nostra posterità, nel fondare una famiglia o uno stato o anche nell'acquistarci fama; ma siamo immortali quando ci troviamo a trattare con la verità: ché allora non dobbiamo temere tormenti o accidenti alcuni. Il più antico filosofo egiziano o indù, alzò un lembo del velo che copriva la statua del dio; quella veste tremante resta ancora sollevata, e, come lui, io lo guardo con gloria nuova, poiché io ero in lui, che fu tanto audace, ed egli è ora in me, ad ammirare la visione. La polvere non s'è posata su quella veste; e non è passato alcun tempo da quando il dio fu rivelato. Quel tempo che noi, realmente perfezioniamo o che è perfezìonabile non è né passato, né presente, né futuro. La mia abitazione era più favorevole d'una università, non solo al pensiero ma anche alla lettura seria; e sebbene fossi oltre il raggio di circolazione dell'ordinaria biblioteca circolante, sentivo ancor più l'influenza di quei libri che circolano intorno al mondo, le sentenze dei quali furono scritte anticamente su corteccia d'albero, e che ora vengono semplicemente copiate di tanto in tanto, su carta di lino. Il poeta Mir Camar Uddin Mast, dice: «Restare seduto e percorrere la regione del mondo spirituale; ho esperimentato questo vantaggio con i libri. Ubriacarsi con un solo bicchiere di vino; ho provato questo piacere bevendo il liquore delle dottrine esoteriche». Per tutta l'estate tenni sul mio tavolo l' Iliade di Omero, sebbene leggessi solo di tanto in tanto. Dapprima l'incessante lavoro manuale, perché dovevo finire la casa e contemporancamente dovevo zappare i fagioli, mi rese impossibile lo studio. E però mi consolavo dicendomi che avrei letto in futuro qualche insipido libro di viaggi, finché me ne vergognai, e mi chiesi dove mai vivessi. Lo studente può leggere Ornero ed Eschilo in greco, senza i pericoli del lusso o della dissipazione, poiché ciò implica che in qualche modo egli emula i loro eroi, e consacra alle loro pagine delle ore mattutine. I libri eroici, anche se stampati nella nostra lingua materna, saranno sempre scritti in una lingua morta, per i tempi degenerati, e noi dobbiamo faticosamente cercare il significato di ogni parola e di ogni verso, immaginando, con quel po' di saggezza, coraggio e generosità che abbiamo, un significato più largo di quello consentito dall'uso comune. La stampa moderna, feconda e superficiale, ha fatto ben poco - con tutte le sue traduzioni - per avvicinarci agli scrittori eroici dell'antichità. Essi rimangono solitari come erano prima, e così - i caratteri con cui sono stampati sembrano del tutto curiosi e rari. Val la pena di impiegare gli anni giovanili e le ore più preziose sia pur per imparare solo alcune parole d'una lingua antica, che si siano alzate sulla volgarità della strada per diventare eterni mezzi di ispirazione e incitamento. | << | < | > | >> |Pagina 154Se ci limitiamo ai libri, siano pure i più scelti e i più classici, e leggiamo solo certe lingue scritte, che non sono, poi, che dialetti o lingue di una determinata provincia, corriamo il pericolo di dimenticare il linguaggio che parlano tutte le cose e gli eventi - senza metafora - e che è il solo che sia ricco e compreso da tutti. Molto è ciò che viene pubblicato, poco ciò che viene stampato. I raggi che sciamano attraverso l'imposta non saranno ricordati più, una volta che l'imposta sia completamente rimossa. Nessun metodo e nessuna disciplina possono sostituire la necessità di star sempre sul chi vive. Cos'è un corso di storia o filosofia o poesia, per quanto esso sia ben scelto, o cosa sono la migliore compagnia o la più ammirevole pratica di vita, di fronte alla disciplina di guardare sempre ciò che deve essere veduto? Vuoi essere un lettore, un mero studente, o un veggente? Leggi il tuo destino, vedi ciò che ti sta davanti, e cammina nel futuro. Non lessi libri, la prima estate; zappai fagioli. | << | < | > | >> |Pagina 375È con vero entusiasmo che accetto il motto: «Il governo migliore è quello che governa meno»; mi piacerebbe vederlo messo in pratica, il più rapidamente e sistematicamente possibile. In effetti, si riduce a questo, alla fine (e anche in ciò io credo fermamente): «Il miglior governo è quello che non governa affatto»; noi riusciremo a ottenerlo quando saremo abbastanza maturi. Nella migliore delle ipotesi il governo è solo un espediente, ma la maggior parte dei governi il più delle volte, e tutti i governi qualche volta, sono inefficienti. Le stesse obbiezioni che furono sollevate contro la decisione di tenere un esercito permanente (sono molte, e importanti, e meriterebbero di avere successo) possono essere sollevate contro un governo permanente. L'esercito permanente è solo un braccio del governo permanente. E quest'ultimo, che non è altro che la maniera scelta dal popolo per realizzare la propria volontà, è ugualmente soggetto ad abusi e perversioni prima che il popolo possa agire per suo mezzo. Esempio ne è l'attuale guerra contro il Messico, opera di relativamente pochi individui, i quali si servono dell'attuale governo come di un loro strumento; ché, all'inizio, questa guerra non sarebbe stata accettata dal popolo. | << | < | > | >> |Pagina 378Ma per parlare praticamente e da cittadini - a differenza di quelli che si definiscono anarchici: io non chiedo l'immediata abolizione del governo, ma chiedo (e subito) un governo migliore. Che ognuno faccia sapere quale tipo di governo ispirerebbe il suo rispetto, e ciò sarà il primo passo per ottenerlo.
Dopo tutto, la ragione pratica per cui - una volta che
il governo sia nelle mani del popolo - si permette che una
maggioranza continui a reggere lo Stato, e per lungo periodo
di tempo, risiede non già nella probabilità che la
maggioranza abbia ragione, e neppure nel fatto che la cosa
sembri giusta alla minoranza, ma nel fatto che la
maggioranza è materialmente più forte. Ma un governo in cui
la maggioranza governa in tutti i casi, non può essere
basato sulla giustizia - anche accettando questo termine nel
nostro senso umano. Non può esservi un governo nel quale
non
sia la maggioranza a decidere, virtualmente, su ciò che è
giusto e ciò che è ingiusto, ma la coscienza? nel quale la
maggioranza decida solo su quelle questioni cui è
applicabile la regola della opportunità? Deve sempre il
cittadino - seppur per un istante e in minimo grado -
abbandonare la propria coscienza nelle mani del legislatore?
e allora perché ha una coscienza?
Penso che noi dovremmo essere degli uomini, anzitutto; e
poi dei sudditi. Non è da augurarsi che l'uomo coltivi il
rispetto per le leggi, ma che coltivi rispetto per ciò che è
giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi,
è di fare sempre ciò che credo sia giusto.
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