Copertina
Autore Mario Tozzi
Titolo Gaia, viaggio nel cuore d'Italia
EdizioneRizzoli, Milano, 2004, , pag. 320, cop.ril.sov., dim. 140x224x24 mm , Isbn 88-17-00358-1
LettoreFlo Bertelli, 2004
Classe storia antica , storia contemporanea d'Italia , natura , ecologia
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Indice

Questo libro                                               9
ANTEFATTO
Prima del viaggio 15 Di come possa un geologo tentare di raccontare alcune storie d'Italia diverse dal solito e, caso assai strano, quasi tutte svoltesi in assenza di uomini che, cosa ancora più strana, non hanno potuto lasciare gran segno di sé almeno fino a 10.000 anni fà. Di come dopo, gli uomini, abbiano ampiamemente recuperato il tempo perduto producendo danni inimmaginabili per una specie sola, e di cosa si possa fare adesso. Di come la memoria degli uomini sia clamorosamente più corta di quella della Terra e di come questo porti alcuni errori di prospettiva. Di batteri, cetrioli e facoceri.
MEZZOGIORNO
Il sale di Margherita 35 Di come sia potuto nascere e crescere un paese di Puglia attorno al sale e come oggi possa trovare una nuova risorsa nelle saline di un tempo. Sotto la pelle di Gaia: Castellana, le grotte di Puglia 46 Di come e quando un lombardo esplorò il sottosuolo murgiano cambiando per sempre il destino di un paese delle Puglie. Del carsismo e del lavoro senza fine delle acque sotterranee. Oro lucano, il petrolio prossimo venturo 53 Del perché l'Italia, da sempre considerata priva di idrocarburi, si trovi a esserne la più ricca d'Europa. Delle prospettive che questo apre in Lucania, e dei problemi che comporta. Di quanto petrolio ancora c'è al mondo e quanto sia ora di pensare ad altro. Arance nucleari 64 Di come una regione a vocazione agricola e turistica sia stata prima sconvolta dall'ipotesi di individuazione di un sito definitivo per tutte le scorie nucleari italiane e poi si sia ribellata. Dell'energia nucleare in Italia, se conviene e se per caso sia pericolosa. I megaliti del paese più povero d'Italia 78 Di cosa sono quei blocchi di granito apparentemente ammucchiati sulle Serre di Vibo Valentia e di come c'entri il paese più povero d'Italia. Di Scilla e di Cariddi 95 Di quando il più forte terremoto del Mediterraneo colpì Reggio Calabria e Messina, delle cause e delle possibilità che si ripeta ancora. Dell'incapacità di rapportarsi con il mondo naturale di chi sta costruendo, proprio lì, il ponte a campata unica più lungo del mondo.
QUESTIONI CAPITALI
Alluvioni e fogne di Roma 123 Di come si creda erroneamente che il Tevere sia ancora un fiume, mentre porta solo acqua, ma di come quell'acqua possa diventare un problema. Di come se ne scorresse tranquillo fino ad Anzio prima che una serie di esplosioni nucleari creasse un vulcano fra i più grandi del Mediterraneo. Dell'esperienza inebriante di esplorare la Cloaca Maxima. Italia, terra di elefanti (nani) 134 Di quando in Italia gli elefànti giravano contenti per gli stessi luoghi dove oggi sorgono città come Palermo, Napoli e Roma (e non erano quelli di Annibale o di Pirro). Di come il Ciclope fosse, in realtà, un progenitore degli attuali elefanti. Sismi imperiali 142 Di come ci si sbagli di grosso a pensare che Roma sia indenne da terremoti e di come le gigantesche colonne imperiali e il Colosseo possano fàrci cambiare idea. Di come Roma non sia vuota sotto, ma tutta bucata sì. Faraoni a Roma 148 Di come gli imperatori romani volessero nella capitale il granito del grande deserto egiziano, e solo quello, e di come mai a Roma ci sono più obelischi che a Il Cairo. Di come l'Egitto, sconfitto sul campo, colonizzò la capitale del mondo. Un killer invisibile, il radon 155 Di quando Enea attraversò la Campagna Romana evitando di inalare troppi gas e di come questi gas siano la seconda causa al mondo di morte per cancro ai polmoni, ma anche forse uno dei pochi mezzi per prevedere i terremoti.
ISOLE
La vera storia di Atlantide: 165 i meriti di un giornalista un po' geologo Di come i geologi possano contribuire a svelare il mistero di Atlantide, confermando l'idea di un archeo-geo-giornalista che l'isola misteriosa possa essere la Sardegna. Di cosa sono i megatsunami e degli schiaffi che hanno tirato alle antiche civiltà. Sulcis-Iglesiente, il distretto minerario 177 più importante d'Europa Di come è stato possibile che in Sardegna si rinvenissero argento, piombo e zinco e di come la grande regione che li custodiva si sia temporaneamente sottratta alla speculazione e sia diventata un parco geominerario. Il maremoto di Stromboli: 186 dove l'Africa si infila sotto l'Europa Di come l'onda di maremoto di Stromboli del 2002 non sarà l'ultima e di come le eruzioni vulcaniche cambiano la vita degli uomini. Di come l'Africa e l'Europa non la smettano di scontrarsi proprio sotto i nostri piedi. Ferdinandea, l'isola che non c'era 197 Di come Borbone, inglesi e francesi si siano battuti per il possesso di un'isola che poi scomparve nel Canale di Sicilia e che ogni tanto dà segno di sé. Di come qualcuno comunque vegli sull'appartenenza italica dell'ex isolotto. L'inferno di Sicilia 205 Di quando il Mediterraneo era una immensa piscina di fàngo a causa del fàtto che Cibilterra si era chiusa e aveva isolato il Mare Nostrum, fàceva molto più caldo di oggi e gli ippopotami scorazzavano felici dove oggi sorge la penisola. Di cosa c'entrino con tutto questo lo zolfo e il centro della Terra.
NORD
Come ti raddrizzo la Torre 217 Di come abbia fàtto un geniale ingegnere a raddrizzare la torre più famosa del mondo almeno per i prossimi 300 anni. Le lampadine di Ginori Conti Di come il conte Cinori comprese che dal sottosuolo della Toscana si poteva estrarre un nuovo tipo di energia, anziché solo sali minerali, e di come questa fornisca ancora oggi elettricità al 20 per cento dei toscani. Vino e geologia 234 Di come nel Nord d'Italia, seguendo l'esempio francese, si riconosca che, oltre al clima e al vitigno, sia indispensabile un certo tipo di suolo; e di come, per questa ragione, non possono esserci miliardi di bottiglie di Moscato o di Brachetto in circolazione, ma solo il numero che quella combinazione magica può dare. Acque italiane 240 Di come le acque italiane siano senza ombra di dubbio tra le migliori del pianeta e di come, inspiegabilmente, gli italiani siano i più grandi consumatori di acque minerali al mondo. Del perché in estate, in Italia, manca l'acqua (mentre, in inverno, ce n'è troppa). Il ghiacciaio più grande diventa piccolo 254 Di come si sia ridotto il ghiacciaio dell'Adamello dopo i fasti dei secoli passati e di come rischiamo di trovarci tutti sott'acqua in meno di cent'anni per via dell'incremento della temperatura dell'atmosfera terrestre. Di come cambierebbe il paesaggio alpino se i ghiacciai sparissero ddlle montagne. Sulle tracce di oceani scomparsi 263 Di come il monte più alto d'Europa sia stato meta di alpinisti e geologi, del mistero delle sue rocce e del perché si trovi lì. Del perché tutto attorno affiorino strane rocce verdi chiamate ofioliti e di cosa c'entri il mare con la montagna. Delle discariche e dei rifiuti 269 Di come non abbiamo ancora imparato a riciclare i nostri avanzi e neppure a ricavarne energia; del nostro futuro immediato sommersi di rifiuti, se non impareremo presto. Di come gli scarti possano tramutarsi in risorsa e di come, per arrivare a questo, si debba acquisire una nuova mentalità, anzi, recuperarne una antica. Tornado di casa nostra 282 Del perché anche l'Italia cominci a essere interessata da fenomeni meteorologici a carattere violento del tutto inaspettati. Di come anche questi fenomeni facciano parte del grande libro di storia naturale della Terra e, di conseguenza, non siano né buoni né cattivi, ma solo «naturali». Di cosa c'entri tutto questo con gli ospiti caldi del Mare Mediterraneo
POSTFATTO
Alla fine del viaggio 291 Del Grand Tour, dei viaggiatori mitteleuropei, e di un Paese che ci è cambiato sotto gli occhi Ringraziamenti 295 Riferimenti bibliografici 303 Referenze fotografiche 311  

 

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Pagina 15

Prima del viaggio


Di come possa un geologo tentare di raccontare alcune storie d'Italia diverse dal solito e, caso assai strano, quasi tutte svoltesi in assenza di uomini che, cosa ancora più strana, non hanno potuto lasciare gran segno di sé almeno fino a 10.000 anni fa. Di come dopo, gli uomini, abbiano ampiamente recuperato il tempo perduto producendo danni inimmaginabili per una specie sola, e di cosa si possa fare adesso. Di come la memoria degli uomini sia clamorosamente più corta di quella della Terra e di come questo porti ad alcuni errori di prospettiva. Di batteri, cetrioli e facoceri.


QUANDO VOGLIO RENDERMI CONTO dell'effettiva portata di alcuni degli eventi che capitano agli uomini, prendo un bel cartoncino bristol e con una matita ci traccio sopra una riga lunga un metro esatto. Faccio corrispondere a questa linea l'età della Terra: un metro sono 1000 millimetri, che vengono così a corrispondere - in questa similitudine - a 4,5 miliardi di anni. Dove collocare su questa retta l'uomo, la sua storia, anche la più antica, le sue opere, le sue civiltà? La nascita di Cristo, gli antichi Egizi, i Babilonesi, le civiltà protostoriche o anche il Paleolitico: dove mettere il segno? Prendiamo per esempio la comparsa di Homo sapiens avvenuta circa 200.000 anni fa, un lasso di tempo che, a noi che non ricordiamo neppure il nome dei nostri bisnonni, sembra indubbiamente enorme. Se chiedessi di posizionare sul cartoncino questo evento, qualcuno potrebbe piazzarlo a metà, qualcun altro a pochi decimetri dall'inizio; alcuni azzarderanno un punto a solo pochi centimetri dal margine della retta. In ogni caso, sarebbero tutte risposte sbagliate: lo spessore della punta della matita è infatti troppo grande per rappresentare in scala quei 200.000 anni. La nostra specie occupa solo qualche centesimo di millimetro.

Ma anche se volessimo segnare il punto della scomparsa dei dinosauri, che risale a 65 milioni di anni fa, avremmo qualche problema: solo 145 millimetri a partire da oggi. E prima? E tutto il resto? Tutto il resto è pianeta senza uomini e con pochi mammiferi, e prima solo rettili e prima solo invertebrati e prima ancora organismi unicellulari. Per tutti i millimetri che ci vogliono per arrivare a un metro, per tutti i milioni di anni che sono necessari ad arrivare alla nascita del pianeta. Ciononostante noi uomini ci collochiamo al vertice di una piramide al di sopra della quale nessuno ci ha mai posto e non ci rassegniamo al fatto di contare, nella storia naturale, come un cetriolo o un facocero, pur essendo fatti esattamente degli stessi elementi. Certo, in questa presunzione molto giocano la costruzione culturale e la consapevolezza di sé: posso scrivere dell'importanza relativa degli uomini solo perché sono soggetto e insieme oggetto della mia riflessione. Ma questo, tutto sommato, non sposta il punto del discorso sull'economia del pianeta.

Un tempo così antico può comunque essere letto, basta avere gli strumenti per farlo. come un diario di pietra che non potrà mai essere sfogliato per intero, ma nel quale sono in realtà impresse anche le risposte ad alcune delle domande più impellenti dell'uomo contemporaneo a proposito del proprio futuro terrestre. un libro lungo 4.500 milioni di anni - le cui pagine sono le rocce e le cui righe sono i fossili - il cui ordine è stato sconvolto per sempre dalle forze interne della Terra ed è stato oggetto delle ricerche di filosofi, uomini di scienza, geologi e naturalisti di tutto il mondo. Non c'è fine a quanto si può scoprire dentro una roccia: mondi inaspettati scanditi dall'ordine dei granelli di sabbia o dalla presenza di organismi unicellulari cristallizzati magari da centinaia di milioni di anni.

La comprensione del concetto di tempo geologico non è immediata: volendo fare un'altra similitudine, se paragonassimo l'età della Terra a un anno solare - e dunque ponessimo la nascita del pianeta al 1 gennaio e l'oggi alla fine dell'anno - la storia delle civiltà umane non occuperebbe che gli ultimi secondi prima della mezzanotte del 31 dicembre. In questo paragone, un giorno equivale a 12 milioni di anni e ogni secondo che passa vale circa 140 anni. questa la prospettiva del tempo profondo, un concetto nuovo anche per la storia del pensiero, un concetto senza il quale non sarebbe stata possibile l'elaborazione della relatività di Einstein e molte delle elucubrazioni più acute sull'uomo avrebbero un senso assai più modesto. Appena due secoli fa nessuno avrebbe immaginato una Terra più antica di qualche migliaio di anni e la profondità del tempo si fermava ai diluvi biblici. Nessun fisico è riuscito in passato a svolgere il filo dell'età della Terra, neppure il più illustre - Lord Kelvin - che poneva la nascita del pianeta a 90 milioni di anni fa. Per farlo occorrevano gli scienziati della Terra, i geologi.

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Pagina 19

Uomini o caporali?

Se siamo ancora in vita - come specie umana - è perché batteri e virus hanno un precipuo, evidente interesse alla nostra sopravvivenza. Ciononostante, siamo pur sempre stati in grado di misurare qualcosa di imperscrutabile come il moto dei corpi celesti e di partire alla scoperta dell'universo. Ciononostante, siamo in grado di modificare profondamente il paesaggio terrestre e produciamo arte e cultura.

La domanda di fondo è: può un'energia così insignificante e casuale come quella della vita avere influenza su un pianeta tanto enorme come la Terra? Ecco, forse proprio questo è uno dei segreti di Gaia, cioè della Terra stessa: ogni suo elemento è in sé una parte - dovrei chiamarla correttamente gilda - di un superorganismo auroregolato unico e nello stesso tempo frutto dell'interconnessione globale fra vita, suolo, oceano e atmosfera. In questo quadro puramente fisico gli uomini hanno importanza solo in quanto «organismi respiratori straordinariamente prolifici»: non è poco, forse, ma non è certo tutto.

L'uomo non è al centro dell'universo - come i risultati della sua avventura intellettuale potrebbero far pensare -, ma certo ne è una delle componenti più complesse e non ancora interamente svelate. Il suo percorso merita forse un'attenzione maggiore di quella eventualmente dedicata ai batteri, ma la sua importanza è solo di contesto, come giustamente potrebbe far rilevare Gaia, se potesse parlare.

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Pagina 27

Pessimismo terrestre

Si dice: ma oggi stiamo tutti meglio, viviamo più a lungo e c'è più benessere. Può darsi, ma chi paga il prezzo di questo preteso benessere se non l'ambiente e gli altri viventi? E cosa si farà quando la Terra avrà esaurito risorse e fonti energetiche o, semplicemente, cibo e acqua? Quanti uomini ancora può sostenere il pianeta? vero che l'incremento demografico sta rallentando, ma è altrettanto vero che la crescita assoluta resta elevata: oggi ci sono 3 miliardi di persone in più che nel 1960 e soprattutto nel Terzo Mondo (dove vivono i 4/5 della popolazione mondiale) la crescita continuerà inalterata fino a sfiorare nel prossimo futuro i 7 miliardi di abitanti. Il concetto di densità di popolazione che imparavamo a scuola (popolazione totale/superficie totale) oggi non ha più molto senso perché fondamentalmente fuorviante. L'Egitto ha una densità di popolazione di 68 abitanti per chilometro quadrato, ma se si prende in considerazione, più correttamente, un indicatore di densità (popolazione totale/superficie utile), cioè se si escludono le aree inadatte alla vita e agli usi umani, si deve parlare di 2000 abitanti per chilometro quadrato. La Terra effettivamente abitabile è più che sovraffollata.

Del resto la popolazione umana è aumentata più rapidamente di quanto previsto dal reverendo Malthus tre secoli fa: le diete sono migliorate, si vive più a lungo, si sta complessivamente meglio. Ma non è detto che ci sarà cibo per tutti, e in ogni caso l'espansione agricola sarà costosa in termini ambientali: già oggi usiamo tutta la terra migliore e più vicina alle fonti irrigue. La Terra non può trasformarsi in un gigantesco orto perché questo comporterebbe deforestazione, perdita di specie, depauperamento delle falde, erosione accelerata dei suoli e pesanti inquinamenti da pesticidi e fertilizzanti. D'altro canto, oggi 800 milioni di persone muoiono per fame e 1,2 miliardi sono povere. Siamo proprio sicuri che le cose si siano messe meglio per tutti?

Per quello che riguarda il cibo, poi, vale sempre il paradosso cinese. Se tutti gli abitanti della Cina volessero mangiare lo stesso quantitativo di carne che mangiano quelli degli Stati Uniti avrebbero bisogno di 49 milioni di tonnellate di carne all'anno, che significa 343 milioni di tonnellate di cereali all'anno destinate all'allevamento: una cifra spaventosa. Se volessero improvvisamente diventare consumatori di pesce come i giapponesi, avrebbero bisogno di 100 milioni di tonnellate di pescato, cioè tutto quello che si cattura oggi. Già adesso non c'è più spazio, cibo, acqua per tutti, ma gli occidentali approfittano del fatto che i bisogni degli altri sono ridotti rispetto ai propri. Per dirla tutta, agli occidentali è consentito emettere quantità di anidride carbonica che non sarebbero permesse se tutti gli altri non ne emettessero molta meno della media: in pratica, noi respiriamo meglio perché gli altri respirano appena.

La crescita demografica ha altre pesanti conseguenze: aumenta la povertà, perché presto la metà degli individui del pianeta si troverà al di sotto dell'età lavorativa, quindi sarà non produttiva, e perché i nuovi posti di lavoro, data la grande quantità di braccia a disposizione, saranno concessi solo a salari bassi. Tutte le comunità animali limitano le proprie nascite naturalmente, se l'ambiente non ne premia l'espansione; l'uomo è l'unico a comportarsi diversamente.

Se prendiamo poi in esame il problema cruciale della deforestazione ci rendiamo conto che si hanno ragioni da vendere per coltivare un sano pessimismo dell'intelligenza. Il tasso di deforestazione - che pure sembra devastante risulta in realtà sottostimato se si considerano anche i tempi necessari per la riforestazione, perché ci vogliono 100 anni per ottenere una foresta vera anche se solo 10 per considerarla tale. Il valore di una foresta, però, non sta nella

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