Copertina
Autore Jean-Pierre Vernant
Titolo L'universo, gli dèi, gli uomini
SottotitoloIl racconto del mito
EdizioneEinaudi, Torino, 2000, Supercoralli , pag. 216, dim. 140x222x24 mm , Isbn 88-06-15471-0
OriginaleL'Univers, les Dieux, les Hommes
EdizioneSeuil, Paris, 1999
TraduttoreIrene Babboni
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe storia , cosmologia
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Indice


p.3    Premessa

  9    L'origine dell'universo

  9    Nel profondo della Terra: Voragine
 12    La castrazione di Urano
 14    La terra, lo spazio, il cielo
 17    Discordia e amore

 21    Guerra degli dèi, sovranità di Zeus

 22    Nel pancione paterno
 24    Un nutrimento d'immortalità
 29    La sovranità di Zeus
 32    Le astuzie del potere
 34    Madre universale e Caos
 37    Tifone ovvero la crisi del potere
       supremo
 41    Vittoria sui Giganti
 42    I frutti effimeri
 43    Il tribunale sull'Olimpo
 47    Un male senza rimedio
 49    L'età dell'oro: uomini e dèi

 53    Il mondo degli umani

 53    Prometeo l'astuto
 55    Una partita a scacchi
 58    Un fuoco mortale
 61    Pandora ovvero l'invenzione della
       donna
 68    Lo scorrere del tempo

 73    La guerra di Troia

 75    Il matrimonio di Peleo
 79    Tre dee davanti a un pomo d'oro
 83    Elena, colpevole o innocente?
 87    Morire giovane, vivere eterno nella
       gloria

 93    Ulisse o l'avventura umana

 94    Verso il paese dell'oblio
 96    Ulisse impersona Nessuno di fronte
       al Ciclope
101    Idillio con Circe
107    I senza nome, i senza volto
113    L'isola di Calipso
114    Un paradiso in miniatura
117    Impossibile oblio
120    Nudo e invisibile
125    Un mendicante equivoco
129    Una cicatrice firmata Ulisse
132    Tendere l'arco sovrano
135    Un segreto condiviso
138    Il presente ritrovato

141    Dioniso a Tebe

142    Europa vagabonda
144    Straniero e autoctoni
147    La coscia uterina
148    Sacerdote itinerante e donne
       selvagge
153    «Io l'ho visto vedendomi»
156    Rifiuto dell'altro, identità
       perduta

159    Edipo fuori luogo

160    Generazioni zoppicanti
163    «Un figlio finto»
165    Audacia funesta
170    «I tuoi genitori non erano i tuoi
       genitori»
171    L'uomo: tre in uno
174    I figli di Edipo
175    Un meteco ufficiale

179    Perseo, la morte, l'immagine

179    Nascita di Perseo
181    La corsa alle Gorgoni
187    La bellezza di Andromeda

191    Dèi uomini luoghi

 

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Pagina 3

Premessa

[...]

Certo, era molto ingenuo credere che io contribuissi a mantenere in vita una tradizione di antiche leggende prestando loro ogni sera la mia voce e raccontandole a un bambino. Ma era un tempo in cui, ricordiamolo - mi riferisco agli anni settanta -, il mito aveva il vento in poppa. Dopo Dumézil e Lévi-Strauss, la febbre degli studi di mitologia aveva conquistato un gruppetto di ellenisti che si erano lanciati, insieme a me, nell'esplorazione del mondo leggendario della Grecia antica. Man mano che avanzavamo nelle ricerche e che le nostre analisi progredivano, l'esistenza di un pensiero mitico generale si faceva piú problematica, e ci trovavamo costretti a domandarci: cos'è un mito? O piú precisamente, visto il nostro campo di ricerca: che cos'è un mito greco? Un racconto, naturalmente. Ma bisogna sapere come questi racconti si sono formati, consolidati, trasmessi, conservati. Ora, nel caso greco, essi sono arrivati a noi soltanto nel momento del declino: sotto forma di testi scritti di cui i piú antichi appartengono alle opere letterarie maggiori di ciascun genere, epopea, poesia, tragedia, storia, perfino filosofia, e dove, fatta eccezione per l' Iliade, per l' Odissea e per la Teogonia di Esiodo, appaiono il piú delle volte dispersi, in modo frammentario, a volte allusivo. È infatti molto tardi, solo verso l'inizio della nostra era, che alcuni eruditi hanno messo insieme queste molteplici tradizioni, piú o meno divergenti, per presentarle unite in uno stesso corpo, allineate le une dopo le altre come sugli scaffali di una Biblioteca, per riprendere il titolo che Apollodoro ha dato al suo repertorio, diventato uno dei grandi classici in materia. Si è formata cosi ciò che è stato deciso di chiamare mitologia greca.

Mito, mitologia, sono proprio parole greche legate alla storia e ad alcuni aspetti di questa civiltà. Bisogna allora concluderne che tali definizioni non sono piú pertinenti al di fuori di essa e che il mito, la mitologia non esistono che sotto tale forma e soltanto in senso greco? È vero piuttosto il contrario. Le leggende greche, per essere capite, richiedono di essere comparate con i racconti tradizionali di altri popoli, appartenenti a culture e a epoche molto diverse, che si tratti della Cina, dell'India, del Vicino Oriente antico, dell'America precolombiana o dell'Africa. Se il confronto è necessario, è perché quelle tradizioni narrative, per quanto differenti siano, presentano fra di loro e in rapporto al caso greco, sufficienti punti in comune per apparentarle. Claude Lévi-Strauss può affermare, come se si trattasse di un'evidenza, che un mito, da qualsiasi parte provenga, si riconosce d' emblée per ciò che è senza correre il rischio di confonderlo con altre forme di racconto. La differenza con il racconto storico è cosí ben marcata che in Grecia quest'ultimo si è formato, in un certo senso, contro il mito, nella misura in cui si è sviluppato come il resoconto esatto di avvenimenti abbastanza vicini nel tempo perché testimoni affidabili avessero potuto attestarli. In quanto al racconto letterario, si tratta di una pura finzione che si dichiara apertamente come tale e la cui qualità è, prima di tutto, data dal talento e dal mestiere di colui che l'ha creata. Entrambe queste due forme di racconto sono normalmente attribuite a un autore che se ne assume la responsabilítà e che le tramanda sotto il proprio nome, per scritto, a un pubblico di lettori.

Di ben altra natura è io statuto del mito. Il mito si presenta sotto forma di un racconto venuto dalla notte dei tempi e che esisteva già prima che un qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo. In questo senso, il racconto mitico non dipende dall'invenzione personale né dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria. Questo legame intimo e funzionale con la memorizzazione riavvicina il mito alla poesia che, in origine, nelle sue manifestazioni piú antiche, può confondersi con il processo di elaborazione mitica. A questo riguardo è esemplare il caso dell'epopea omerica.

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Pagina 9

L'origine dell'universo

Che cosa c'era, quando ancora non c'era qualcosa, quando non c'era proprio nulla? A questa domanda, i Greci hanno risposto con miti e racconti.

In principio, fu Voragine. I Greci la chiamarono Chaos. Che cos'è Voragine? È un vuoto, un vuoto oscuro, dove niente può essere distinto. È un punto di caduta, di vertigine e di confusione, un precipizio senza fine, senza fondo. Si viene ghermiti da Voragine come dall'apertura di fauci immense in cui tutto può essere ingoiato e confuso in un'unica notte indistinta. In origine dunque, non esiste che Voragine, abisso cieco, notturno, sconfinato.

Poi apparve la Terra. I Greci la chiamarono Gaia. E dal seno stesso di Voragine che sorse la Terra. Eccola dunque, nata subito dopo Caos, di cui rappresenta per certi aspetti il contrario. La Terra non è piú uno spazio di caduta oscuro, senza limiti, indefinito. La Terra possiede una forma distinta, separata, precisa. Alla confusione, all'indistinto carico di tenebre di Caos, Gaia oppone nettezza, compattezza, stabilità. Sulla Terra ogni cosa è

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