Copertina
Autore David Foster Wallace
Titolo La scopa del sistema
EdizioneFandango, Roma, 1999, Mine vaganti , pag. 503, dim. 150x210x38 mm , Isbn 88-87517-02-9
OriginaleThe broom of the system
EdizioneAvon Book, New York, 1987
TraduttoreSergio Claudio Perroni
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe narrativa statunitense
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Pagina 9

1
1981

Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti, e Mindy Metalman non fa eccezione, pensa Lenore, all'improvviso. Sono piatti e lunghi, con le dita strombate e i mignoli afflitti da bottoni di una callosità giallognola che riappare a mo' di battiscopa lungo i calcagni, e sul dosso dei piedi sbucano peluzzi neri arricciati, e lo smalto rosso è screpolato e si scrosta a boccoli per quant'è vecchio, mostrando qua e là striature bianchicce. Lenore se ne accorge solo perché Mindy si è chinata in avanti sulla sedia accanto al minifrigo per staccare dalle unghie dei piedi appunto un paio di fiocchi di smalto; i lembi dell'accappatoio si dischiudono su un generoso scorcio di scollatura, decisamente più sostanziosa di quella di Lenore, e lo spesso asciugamano bianco che cinge la chioma zuppa e shampizzata di Mindy si è afientato e una ciocca di capelli scuri è sgusciata tra le pieghe e scende leggiadra incorniciandole la guancia fin sul mento. Nella stanza c'è odore di shampoo Flex, ma anche di canne, poiché Clarice e Sue Shaw si stanno facendo uno spino bello grosso che Lenore ha ricevuto in dono da Ed Creamer alla Shaker School e ha portato qui al college insieme ad altra roba per Clarice.

Il fatto è che Lenore Beadsman, che ha quindici anni, è appena arrivata da casa dei suoi a Shaker Heights, Ohio, a due passi da Cleveland, per far visita alla sorella maggiore, Clarice Beadsman, che è matricola qui al college femminile Mount Holyoke; Lenore, dunque, con annesso sacco a pelo, si trova in una stanza al secondo piano del dormitorio della Rumpus Hall, cioè dove Clarice alloggia con le compagne di corso Mindy Metalman e Sue Shaw.

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Pagina 35

3
1990

/a/

L'infermiera gettò dalla finestra l'acqua rimasta nel bicchiere di un paziente, l'acqua piovve a terra e specialmente su un chicco di ghiaia alterandone il precario equilibrio e spedendolo ruzzoloni giù dal marciapiedi e da qui attraverso la grata d'un tombino nella fogna sottostante, con uno schiocco secco che atterrì uno scoiattolo intento a rosicchiare una ghianda e lo fece sfrecciare su per il tronco dell'albero più vicino squassando un ramoscello instabile e cogliendo di sorpresa un paio di nervosi uccellini mattinieri, uno dei quali prima di volar via sganciò a mo' di zavorra un bolo di escrementi bianco e marrone che piombò sul parabrezza dell'utilitaria di tal Lenore Beadsman che proprio in quel momento completava la manovra di parcheggio. Lenore scese dalla macchina mentre gli uccellini volavano via, chiassosi.

Aiuole in finto marmo, con la plastica qua e là gonfia o frusta per il gran caldo del mese scorso, fiancheggiavano la rampa di cemento liscio che collegava il parcheggio al portone d'ingresso della Casa, e sfoggiavano gli ultimi fiori d'estate rinsecchiti e ingrigiti nei rispettivi letti di terriccio asciutto e plastica liscia dai quali si dipartivano un paio di rampicanti marroncini che si avventuravano timidamente su per i supporti della ringhiera che costeggiava la rampa sopra le aiuole, ringhiera la cui vernice giallo limone risultava cedevole e appiccicosa già di primo mattino. La rugiada brillava tenue sulla scabra erba d'agosto; la luce del sole scivolò sul prato mentre Lenore percorreva la rampa.

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Pagina 67

5
1990

/a/

Mettiamo che qualcuno mi avesse detto, dieci anni fa, a Scarsdale, o magari in treno mentre andavo al lavoro, mettiamo che questo qualcuno fosse il mio vicino di casa, Rex Metalman, il consulente societario dotato di figlia incredibilmente ancheggiante, mettiamo che ciò avvenisse prima dell'aggravarsi della sua ossessione per il prato e dei conseguenti pattugliamenti notturni di tipo paramilitare a bordo di falciaerba dotato di fari, e dei settimanali bombardamenti aerei di DDT per radere al suolo tutt'al più una misera tana di lombrichi, e della sua assoluta intransigenza di fronte alle ragionevoli e inizialmente garbate insistenze da parte prima di uno e poi di tutti i vicini tese a fargli mitigare magari anche gradualmente le ostilità contro i potenziali nemici del suo prato da cui si sentiva braccato, e altresì prima che tutto ciò scavasse nella nostra amicizia a base tennistica un solco largo quanto un sacco di fertilizzante Scott's, mettiamo dunque che Rex Metalman avesse ipotizzato, allora, che dieci anni più tardi, cioè a dire adesso, io, Rick Vigorous, mi sarei ritrovato ad abitare a Cleveland, tra un lago biologicamente defunto nonché oltraggiosamente fetido e un deserto artificiale da un miliardo di dollari, che mi sarei ritrovato divorziato da mia moglie e fisicamente esiliato dallo sviluppo di mio figlio, che mi sarei ritrovato a condurre un'azienda in società con una persona invisibile ovvero, come risulta ormai evidente, con poco più che un'entità societaria interessata a perdite finanziarie a scopo fiscale, azienda dedita a pubblicare cose forse addirittura più risibili del non pubblicare un accidenti di niente, e che appollaiato in cima a questa montagna di cose incredibili ci sarebbe stato il mio ritrovarmi innamorato, banalmente e pateticamente e furiosamente innamorato di una donna più giovane di me di ben diciotto, diconsi diciotto, anni, una donna che appartenesse a una delle famiglie più in vista di Cleveland, che abitasse in una città di proprietà del padre e che tuttavia sgobbasse come centralinista per uno stipendio di qualcosa come quattro dollari l'ora, una donna la cui tenuta consistente di vestito in cotone bianco e Converse nere modello alto fosse una costante conturbante e refrattaria a ogni analisi, una donna che si sottoponesse a un totale di docce giornaliere che sospetterei oscillare tra le cinque e le otto, che lavorasse nevroticamente come quei balenieri che in penuria di balene passano il tempo a incollar conchiglie per farne souvenir, che coabitasse con un uccellino schizofrenicamente narcisista e con un'amica stronza e quasi sicuramente ninfomane, e che in me trovasse, nascosto chissà dove, l'amante ideale... mettiamo che tutto ciò me l'avesse pronosticato un Rex Metalman in vena di chiacchiere, appoggiato alla staccionata che separava la sua proprietà dalla mia, lui con in mano il suo lanciafiamme e io col mio rastrello, mettiamo dunque che Rex mi avesse pronosticato tutto ciò: io quasi sicuramente gli avrei detto che le probabilità che queste sue profezie si avverassero equivalevano all'incirca a quelle che il giovane Vance Vigorous, all'epoca bimbo di otto anni eppure per certi aspetti più uomo di me, che il giovane Vance, quel giovane Vance probabilmente lì accanto a noi in quel momento e intento a calciare su nel freddo cielo autunnale un pallone destinato poi a tornar giù e spaccare una finestra mentre la sua risata echeggiava all'infinito tra i gracili fusti degli alberi suburbani, che il ben piantato Vance diventasse un... un omosessuale, o qualcosa di altrettanto improbabile o assurdo o totalmente fuori discussione.

Adesso i cieli risuonano di sogghigni meschini. Adesso che persino a me è diventato innegabilmente chiaro che ho un figlio che fornisce all'espressione "frutto dei miei lombi" prospettive di senso assolutamente inedite, che mi trovo qui a fare ciò che faccio quando non ho niente da fare, che sento uno spiffero vacuo e abbasso gli occhi e mi scopro un buco nel petto e allora spio nella borsa in poliuretano di Lenore Beadsman cercando, tra aspirine e saponette d'albergo e biglietti della lotteria e assurdi libri che non significano niente, il bolo palpitante del mio proprio cuore, cosa dovrei dire a Rex Metalman e a Scarsdale e alla tana di lombrichi e al passato se non che esso non esiste, che è stato obliterato, che mai nessun pallone volò nel cielo freddo, che i miei assegni per l'educazione di mio figlio finiscono in una voragine nera, che a un certo punto, forse anche punti, un uomo può e deve rinascere e rinasce? Rex rimarrebbe perplesso e, come sempre in caso di perplessità, dissimulerebbe il proprio disagio cannoneggiando una porzione di prato. Io, ormai consapevole, rimarrei, rastrello gelido in mano pallida, immobile sotto una pioggia di terriccio ed erba e lombrichi, e scuoterei il capo di fronte all'assurdità di ciò che mi circonda.

Allora, chi è questa ragazza che mi possiede, che tanto amo? Rifiuto sia di pormi domande sia di dare risposte riguardo al chi è. Cosa è? È una ragazza dalle spalle esili, dalle braccia esili, dal seno gagliardo, una ragazza dalle lunghe gambe e dai piedi più lunghi della media, piedi che quando cammina puntano un po' all'infuori... cinti dalle immancabili e immancabilmente nere Converse modello alto. Ho parlato di tenuta conturbante? Macché: quelle sono scarpe che amo. Vi confesso che una volta, in un momento di indubbiamente irresponsabile degenerazione e mentre Lenore era in bagno a farsi la doccia, io tentai di fare l'amore con una delle suddette scarpe, una All-Star 1989 modello alto, ma, per ragioni private, non riuscii a portare a termine l'operazione.

Che dire, dunque, di Lenore, dei capelli di Lenore? Sono capelli che in sé e di per sé sono di tutti i colori - biondi e rossi e corvini e raMati - ma che determinano un compromesso ottico esteriore tale da farli risultare complessivamente, e tranne per fulminei bagliori registrabili solo mediante coda dell'occhio, banalmente castani. Capelli che vengono giù lisci seguendo la dolce curva delle guance di Lenore fin sotto il mento, dove quasi si ricongiungono, come fragili mandibole di insetto rapace. Oh, se quei capelli sanno mordere. Di quei capelli io conosco il morso.

E gli occhi. Io non so dire il colore degli occhi di Lenore Beadsman; non posso guardarli; per me quegli occhi sono il sole.

Sono blu. Le sue labbra sono carnose e rosse e tendono al rorido e più che chiedere pare pretendano, in quel loro broncio di seta liquida, d'esser baciate. Io le bacio spesso, lo ammetto, inutile negarlo, ne sono un baciatore, e un bacio con Lenore è, se mi è concesso indugiare un po' su questo tema, non tanto un bacio quanto una dislocazione, è rimozione e poi brusca assunzione di essenza dall'io alle labbra, sicché è non tanto il contatto di due corpi umani per fare le solite cose a colpi di labbra quanto due insiemi di labbra in reciproca cova e in comunione di specie sin

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