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| << | < | > | >> |Indice9 Al lettore 11 America - il sogno o il nulla? 15 Arrivo 21 La quotidianità dell'America 29 L'America al volante 36 Le città 39 Alberghi 42 Denaro, credito e banche 49 Da Voerdi a Caprìh, da Modìhna a Ms. 64 Stampa, radio, televisione 72 Telefono, telegrafo, posta 83 Ristoranti 88 Medici e ospedali 92 "Homo americanus" 109 Epilogo | << | < | > | >> |Pagina 92L'anglista J. Martin Evans, della Stanford University, ha osservato che gli Americani costituiscono "una società prigioniera delle illusioni" che "al contempo si vanta del proprio realismo". È un modo acuto per esprimere quanto più volte ho definito come discrepanza tra apparire ed essere: una discrepanza esistente in ogni civiltà e forma sociale che qui abbiamo voluto descrivere nella sua variante americana. Come ho già tentato di dimostrare, l'Americano crede seriamente, ad esempio, all'esistenza non solo "de jure" ma anche "de facto" della libertà di stampa e d'opinione nel suo Paese. Ritiene inoltre di essere un "rugged individualist" - un vigoroso individualista - mentre agli Europei appaiono come individui in gran parte uniformati; uniformati non da un regime totalitario ed oppressivo, bensì, paradossalmente, proprio dalla loro concezione di "liberté, egalité, fraternité" e soprattutto di felicità. E infine, l'Americano è animato da una fede quasi commovente nel Nuovo, nel Futuro; una fede che lo induce a rifiutare la storia in quanto personificazione del "Vecchio" e gli impedisce, ancora una volta seguendo un circolo infernale, di scorgere nel Nuovo una riedizione del Vecchio. Nulla gli è evidentemente più estraneo della saggezza implicita nel detto: "Plus ça change, plus c'est la méme chose".| << | < | |