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| << | < | > | >> |Indice
3 Prefazione
7 I Nel cuore della notte a Lambeth
Marsh
27 II L'uomo che insegnava il latino
alle mucche
45 III La follia della guerra
77 IV La raccolta delle figlie della
terra
101 V Come fu concepito il grande
dizionario
115 VI L'intellettuale del Blocco 2
131 VII Parole, parole, parole
145 VIII «Annulated, art, brick tea,
buckweat»
163 IX L'incontro di due menti
187 X L'offesa più crudele
201 XI Poi, solo i monumenti
217 Post scriptum
221 Nota dell'autore
225 Ringraziamenti
233 Letture consigliate
237 Traduzione dei testi in esergo
| << | < | > | >> |Pagina 3Dice una leggenda assai diffusa che una delle più straordinarie conversazioni della storia della letteratura moderna ebbe luogo nel 1896, in un pomeriggio tardo autunnale, freddo e brumoso, nel paesino di Crowthorne nella contea del Berkshire. Uno degli interlocutori nel colloquio era nientemeno che il dottor James Murray, direttore editoriale dell' Oxford English Dictionary. Nel giorno in questione egli aveva percorso sessanta chilometri, in treno, da Oxford, per incontrare un personaggio enigmatico, il dottor William Chester Minor, uno dei più prolifici tra le migliaia di collaboratori volontari le cui fatiche costituivano una colonna portante della creazione del dizionario. Per quasi un ventennio questi due uomini avevano corrisposto regolarmente sulle più sottili questioni di lessicografia inglese, ma non si erano mai incontrati. | << | < | > | >> |Pagina 10La Tragedia di Lambeth: così i giornali giunsero infine a chiamarla, come se la semplice esistenza di Lambeth non fosse già in sé qualcosa di simile a una tragedia. E tuttavia questo era un evento estremamente insolito, anche per gli standard molto bassi degli abitanti di Lambeth. Poiché, sebbene il luogo dove era avvenuto l'assassinio fosse stato negli anni testimone di molti e strani eventi, del genere avidamente narrato con dovizia di particolari nei romanzacci gialli da quattro soldi, proprio questo dramma doveva dare inizio a una catena di conseguenze assolutamente senza precedenti. E mentre alcuni aspetti di questo crimine e dei suoi strascichi si sarebbero rivelati tristi e quasi incredibili, non tutti, come dimostrerà questo resoconto, sarebbero risultati totalmente tragici. Ben lungi dall'esserlo, a dire il vero.Ancora oggi Lambeth è una zona della capitale britannica singolarmente sgradevole, del tutto anonima e stretta tra l'ampio ventaglio di strade e linee ferroviarie che portano i pendolari delle contee meridionali dentro e fuori dal centro cittadino. Oggi vi sorgono il Royal Festival Hall e il South Bank Centre, costruiti sui terreni del luna park dove nel 1951 venne realizzato uno spettacolo che doveva contribuire a risollevare gli animi dei londinesi, provati dal razionamento dei viveri e ridotti allo stremo. Per il resto, è un posto sgradevole e senza carattere: file di caseggiati che sembrano prigioni dove sono ospitati i ministeri governativi minori, il quartier generale di una compagnia petrolifera, frustato crudamente dai venti invernali, pochi pub senza importanza, qualche edicola, e l'opprimente presenza della stazione di Waterloo (recentemente ampliata con il terminal per gli espressi del tunnel sotto la Manica) che esercita una cupa attrazione magnetica su tutta la zona circostante. Le autorità ferroviarie di un tempo non si curarono mai di costruire qualche hotel sontuoso vicino alla stazione di Waterloo, pur avendo invece costruito delle strutture mostruose e lussuosissime nei pressi delle altre stazioni londinesi, come Victoria e Paddington, e persino St. Pancras e King's Cross. Lambeth è da molti anni una delle parti peggiori di Londra: sino a pochissimo tempo fa, con l'ulteriore sviluppo dell'area del Festival Hall, nessun personaggio della benché minima importanza o distinzione ha mai voluto soffermarvisi, né un viaggiatore vittoriano ai tempi delle coincidenze fra treno e battello, né altri e per nessuna ragione ai giorni nostri. Sta gradualmente migliorando ma la sua reputazione la perseguita. Cento anni fa era decisamente sordida. Era ancora bassa, paludosa e non bonificata, un gorgo acquitrinoso di sentieri dove un triste fiumiciattolo detto Neckinger colava nel Tamigi. Il territorio era posseduto congiuntamente dall'arcivescovo di Canterbury e dal duca di Cornovaglia, proprietari terrieri che, ricchi abbastanza per diritto ereditario, non si preoccuparono mai di svilupparlo alla maniera dei grandi signori di Londra (Grosvenor, Bedford, Devonshire), che crearono sulla riva opposta del fiume piazze, palazzi e case a schiera. Era invece una zona di magazzini, baracche e file miserevoli di case mal costruite. C'erano fabbriche di nero (vi si produceva lucido da scarpe, come in quella dove lavorò il giovane Charles Dickens), saponifici, bottegucce di tintori, fornaciai produttori di calce e concerie dove per scurire le pelli si usava una sostanza che era conosciuta come pure, il «puro», e che veniva raccolta sulle strade ogni notte dai più immondi tra gli indigenti del luogo, in quanto «puro» era il termine vittoriano per la merda di cane.
Un odore nauseante di lievito e luppolo aleggiava sul
villaggio, spandendosi dai camini della grande birreria Red
Lion che si trovava in Belvedere Road, appena più a nord di
Hungerford Bridge. E questo ponte era il simbolo di ciò che
circondava tutta l'area paludosa: le ferrovie, alte sopra
gli acquitrini, su viadotti dove i treni sbuffavano e
ansimavano (compresi quelli della London Necropolis Railway,
la linea ferroviaria costruita per trasportare i cadaveri ai
cimiteri dei sobborghi di Woking) e chilometri di vagoni
traballavano e sobbalzavano. Lambeth era considerata da
tutti come una delle zone più rumorose e più sulfuree di una
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