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| << | < | > | >> |Indice
Avvertenza 9
LEZIONI 1930-1932
SERIE A
Lent Term 1930 13
Easter Term 1930 32
SERIE B
Michaelmas Term 1930 39
Lent Term 1931 62
Easter Term 1931 83
SERIE C
Anno accademico 1931-1932 89
Annotazioni miscellanee 133
Nota di Desmond Lee 147
Linguaggio, sistema e calcolo
di Aldo Giorgio Gargani 159
Indice analitico 183
| << | < | > | >> |Pagina 21 [ linguaggio, grammatica-grado di libertà ]4. La molteplicità del linguaggio è data dalla grammatica. Una proposizione deve avere la medesima molteplicità del fatto che esprime: essa deve avere il medesimo grado di libertà. Dobbiamo essere in grado di fare con il linguaggio tanto quanto può accadere nella realtà di fatto. La grammatica ci consente con il linguaggio di fare alcune cose e non altre; essa fissa il grado di libertà. L'ottaedro dei colori (fig. 4) è usato nella psicologia per rappresentare lo schema dei colori. Ma in realtà è una parte della grammatica, non della psicologia. Esso ci dice ciò che noi possiamo fare: possiamo parlare di un blu verdastro, ma non di un rosso verdastro, ecc.| << | < | > | >> |Pagina 253. Le proposizioni vere descrivono la realtà. La grammatica è uno specchio della realtà. La grammatica ci mette in grado di esprimere proposizioni vere e false; e che essa faccia questo ci dice qualcosa sul mondo. Quello che può essere espresso dalla grammatica circa il mondo è, infatti, che ciò che esso è non può essere espresso in una proposizione(1). Poiché questa proposizione presupporrebbe la propria verità, cioè presupporrebbe la grammatica.(2) Ma affinché le proposizioni possano essere semplicemente in grado di rappresentare vi è bisogno di qualcos'altro che sia al tempo stesso nel linguaggio e nella realtà. Per esempio, un'immagine può rappresentare una scena in modo giusto o sbagliato; ma sia nell'immagine, sia nella scena raffigurata vi saranno colore, luce e ombra. (1) Il linguaggio non può dire ciò che il mondo è perché in tal caso il linguaggio, ponendosi al di fuori di sé, rifletterebbe il mondo al di fuori della formulazione simbolica che esso come linguaggio inevitabilmente comporta. Rispetto alla realtà, il linguaggio può dirne, ma non dirla. Il linguaggio infatti non può legittimare se stesso nei confronti dei mondo, perché per effettuare tale legittimazione dovrebbe confrontarsi con un mondo rappresentato e articolato nelle proprie forme simboliche, producendo così un circolo vizioso. Si veda sotto, il paragrafo 6 della lezione B IX sull'impossibilità di giustificare le regole della grammatica. | << | < | > | >> |Pagina 28 [ linguaggio/realtà, grammatica, tipi logici ]Tutta la grammatica è una teoria di tipi logici; e i tipi logici non parlano dell'applicazione del linguaggio. E' questo ciò che Russell non è riuscito a vedere. Johnson afferma che la caratteristica distintiva dei colori è il loro modo di differire gli uni dagli altri. Il rosso differisce dal verde in un modo in cui il rosso non differisce dal gesso. Ma come lo sapete? «E' verificato formalmente, non sperimentalmente» (W.E. Johnson, "Logic", vol. 1, p. 56). Ma questo è un nonsenso. E come se affermaste di poter dire se un ritratto somiglia all'originale esclusivamente guardando il ritratto. Il linguaggio mostra la possibilità di costruire proposizioni vere o false, ma non la verità o la falsità di qualche proposizione particolare. Così non vi sono proposizioni vere "a priori" (le cosiddette proposizioni matematiche non sono affatto proposizioni). | << | < | > | >> |Pagina 56 |
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